il Tacco di Bacco
 
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Parrocchia S. Maria di Costantinopoli

CHIESA CATTOLICA
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Indirizzo

Bisceglie (Barletta Andria Trani)

Via Fragata ang, Via Sergio Cosmai, 76011 Bisceglie BT

GPS 41,24133 N 16,50911 E
Telefono

080 395 5073

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I PRIMI PASSI

Il territorio a sud di Bisceglie, proteso verso la città di Molfetta e attraversato da via Imbriani, Via Panunzio, Corso Umberto, Via G. Monterisi, Via Seminario e Via Fragata, fino all'anno 1974 è stato sotto la giurisdizione pastorale di due parrocchie: S. Maria Madre della Misericordia (ad ovest) e S. Caterina (ad est). Negli anni '70 nella zona era iniziato uno sviluppo edilizio che faceva presagire per l'immediato futuro un cospicuo insediamento abitativo, che avrebbe richiesto una presenza più ravvicinata della Chiesa, con la creazione di un nuovo centro parrocchiale. Nel 1974 S.E. Mons. Giuseppe Carata e Mons. Antonio Belsito pensarono di ubicare il nuovo centro ecclesiale nel Seminario Arcivescovile le cui strutture, vuote a causa della crisi delle vocazioni, erano state date in fitto al Comune per alloggiarvi la scuola elementare di cui il nuovo quartiere aveva bisogno. La cappella (risalente al 1766), la sacrestia e una porzione del corridoio del Seminario divennero così la nuova sede pastorale. A don Andrea Mastrototaro, da alcuni anni parroco di S. Matteo, fu affidato il compito di gettare le basi per la nuova comunità parrocchiale. Don Andrea, nominato vicario economo, iniziò la sua attività con grande zelo, nonostante le prime difficoltà dovute sia alle strutture inadeguate, in quanto i locali rimasti liberi dall'attività scolastica erano di pochi metri quadri, sia alle nuove problematiche che ogni quartiere di periferia comporta per sua natura. La parrocchia inizialmente contava poco più di duemila anime.

LO SVILUPPO

Nel 1977 a Don Andrea, oberato dal peso di due parrocchie, S. Matteo e S. Maria di Costantinopoli, fu inviato come Vice Parroco il Sac. Antonio Antifora , docente di Scienze Umane presso gli Istituti Statali di scuola superiore. Don Antonio non era nuovo sia all'esperienza pastorale in parrocchia, in quanto già Vice Parroco presso la chiesa della Misericordia (72-77), sia all'impegno nel campo giovanile, prima come assistente dei giovani di Azione Cattolica, poi come assistente F.U.C.I. (la federazione universitaria dei giovani cattolici). Il numero delle anime nel quartiere cresceva sempre di più, per cui, in seguito al riconoscimento canonico della parrocchia (25 agosto 1977), l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Carata decise di eleggervi, nella persona di don Antonio Antifora, il primo parroco giuridicamente riconosciuto come tale, sia a livello ecclesiastico che civile (05 dicembre 1978). Preso possesso ufficiale della parrocchia il 16.02.1980, il nuovo parroco s'impegnò nell'azione pastorale, nonostante l'attività di docente nella scuola statale.

IL PRIMO PARROCO

Don Antonio, di fronte al numero crescente di fedeli nel quartiere in continua espansione, avvertì che la sua opera pastorale non sarebbe stata efficace senza la collaborazione dei laici più sensibili alla voce del Vangelo e alla vita di fede. Si circondò di un gruppo di collaboratori, dando così origine a uno dei primi consigli pastorali nella diocesi. Diede forte impulso all'Azione Cattolica in tutti i suoi rami: dai piccoli agli adulti. Infine, intuendo il problema del futuro: la crisi della famiglia, fondò insieme a Mimmo Quatela e ad Angelo Di Liddo il primo gruppo familiare di A.C. in diocesi. Grazie allo zelo costante delle due giovani famiglie, i gruppi si sono moltiplicati e sono diventati una realtà positiva dell'arcidiocesi.

La centralità della famiglia nell'azione pastorale suggerì al parroco di realizzare una festa di quartiere non più basata sulla processione, sulle luminarie e fuochi pirotecnici, quanto invece sul coinvolgimento attivo di tutti coloro che vivono l'esperienza comunitaria ecclesiale; da questa novità d'impostazione della vita parrocchiale nacque la "Festa della famiglia". La parrocchia non è più concepita solo come luogo di culto e di catechesi sacramentaria, ma come la famiglia di Dio in terra che vive alla luce della fede tutti i momenti del vivere umano: dalla sofferenza alla gioia del sano divertimento.

PERICOLO PER LA PARROCCHIA

Di fronte alla crescita incessante della popolazione, sia la cappella che i locali diventarono sempre più inadeguati. Nelle feste religiose più importanti non c'era posto per tutti. Per le cresime e per le prime comunioni, a causa del numero elevato dei ragazzi, si chiese di essere ospitati nella basilica di S. Giuseppe presso la Casa della Divina Provvidenza. I ragazzi e i giovani in continuo aumento chiedevano spazi più ampi per le loro attività! Di qui, la necessità di realizzare una nuova struttura parrocchiale divenne sempre più urgente. Si pensò di costruire una chiesa più grande (fu fatto un progetto vero e proprio dagli ingegneri Demetrio e Libero Martucci) nell'atrio del Seminario ma, a causa del ritorno dei seminaristi da Trani a Bisceglie (le scuole elementari si dovevano trasferire nella nuova struttura di Via Martiri di via Fani, lasciando così liberi i locali), il progetto era diventato improponibile. C'era bisogno di trovare un'altra sistemazione. Quale? Il problema fu proposto al Consiglio presbiteriale della città e all'Arcivescovo. Il clero biscegliese, traumatizzato (giustamente) dalle vicende della costruzione della nuova chiesa della Misericordia (non ancora del tutto ultimata e che aveva assorbito in modo rilevante le risorse della diocesi e le offerte della zona sud di Bisceglie), propose di sopprimere la parrocchia di S. Maria di Costantinopoli, dividendo il territorio fra la Misericordia e S. Caterina. Ciò era possibile in quanto nel 1984, dopo il nuovo Concordato, alla Chiesa Italiana era stato chiesto di riordinare sia le diocesi che le parrocchie.

PERICOLO SCAMPATO

Ad ogni sacerdote biscegliese fu chiesta una relazione scritta su come riordinare sotto l'aspetto pastorale sia il centro storico (proponendo l'accorpamento di alcune parrocchie viciniori e con pochi abitanti) che la periferia. Tutte le relazioni concordavano sulla soppressione della parrocchia di S. Maria di Costantinopoli, in quanto non era possibile affrontare i costi economici di una nuova chiesa. Si era nell'anno 1986. Solo due relazioni erano in contrasto con la maggioranza. Don Antonio, nella sua, dimostrava con diversi argomenti che non si poteva sopprimere una parrocchia che stava rivelandosi una comunità dinamica e matura sotto l'aspetto della fede e della solidarietà umana. Infine, per quanto riguardava l'aspetto economico, si faceva appello alla Provvidenza e alla disponibilità generosa dei fedeli presenti nel quartiere. Di fronte alla fermezza delle convinzioni del parroco, l'arcivescovo ed i sacerdoti decisero di lasciare in vita la parrocchia. A questo punto i problemi da risolvere erano tutti di don Antonio!

LA POTENZA DELLA FEDE E DELLA PREGHIERA

Lasciato solo a se stesso Don Antonio doveva risolvere due problemi: individuare il terreno su cui costruire e trovare i fondi necessari. I costi dei terreni nella zona erano ormai molto alti e il denaro necessario era inesistente. Era una situazione disperata! Confratelli e laici non tralasciavano occasione per punzecchiare don Antonio: "... a quando la nuova chiesa? A quando la prima pietra? Saremo ancora in vita quando la farai?" La risposta era: "Se Dio vuole si farà", "Se la Madonna vuole una nuova casa per i suoi figli, mi aiuterà". Ci si dimenticava la potenza della preghiera e della fede. Tutto è possibile a Dio. Intanto non c'era altro da fare per il parroco e per i fedeli se non pregare e aver fiducia nella Divina Provvidenza.

Incominciava così la solitaria e silenziosa via crucis del salire e scendere scale per bussare alla porta degli uomini di buona volontà. Derisioni e velenose insinuazioni non riuscirono però a piegare la volontà e la fede di don Antonio e di pochi fedeli che lo incoraggiavano.

Nel territorio della parrocchia, in Via Fragata, esisteva un edificio abbandonato, di proprietà del Comune. A questa si rivolse l'attenzione del parroco e di alcuni parrocchiani, impegnati nell'amministrazione comunale. Perchè non chiedere al Comune l'edificio e il terreno adiacente, diventato una discarica pubblica, per costruire la nuova chiesa e così bonificare la zona per l'igiene e per il bene spirituale dei cittadini? L'idea un po' alla volta prese sempre più corpo e, attraverso l'impegno costante e assiduo sia del parroco che di alcuni pubblici amministratori, si giunse alla delibera comunale del 1990 che assegnava in comodato d'uso il terreno per edificare il nuovo complesso parrocchiale. Era il primo miracolo, dono della Divina Provvidenza! C'era da chiedere ancora un altro miracolo. Dove trovare il denaro necessario in tempi di crisi economica? Ebbene, dal 1993 al 1996 sono emerse alcune circostanze provvidenziali inaspettate:

1°. La generosità, nonostante la crisi, degli abitanti del quartiere;

2°. Il gettito finanziario dell'8 per mille che permette alla C.E.I. di finanziare al 75% il progetto della chiesa;

3°. La legge regionale del '93 che impone al Comuni di versare una quota delle opere di urbanizzazione per l'edilizia religiosa.

Ciò che sembrava impossibile agli occhi degli uomini increduli, sta diventando realtà per chi ha sempre creduto nell'opera di Dio. Pertanto si fa più pressante l'invito agli uomini di buona volontà a sostenere, con le loro offerte, l'opera fino al suo completamento. Sia lodato sempre il nome del Signore.

L'IMPORTANZA DELLA STRUTTURA

Una struttura religiosa qual'è il nuovo centro parrocchiale ha una funzione positiva non soltanto per i credenti ma per tutti. I credenti trovano in esso un luogo di formazione permanente sotto l'aspetto religioso, civile e ricreativo. La formazione di persone oneste e impegnate nel sociale, come lievito nella massa, fa si che l'intero quartiere ne risenta in modo positivo. Più persone oneste e responsabili ci sono, più si eleva la qualità della vita nel quartiere. Ragazzi e giovani che potrebbero diventare elementi di disturbo se lasciati a se stessi, diventano, se seguiti in modo corretto, esempi positivi per tutti. La religione, pur intesa semplicemente come diga contro il dilagare della corruzione e come culto di valori umani per tutti i credenti, è una ricchezza da difendere e da sostenere con tutte le proprie forze. La ricerca del vero bene non è soltanto appannaggio dei credenti, ma di tutti gli uomini di buona volontà.

Il parroco Don Antonio Antifora


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