63° Festival di Ravello - Francesco de Gregori in concerto con “Vivavoce Tour”
Concerti
Francesco De Gregori
Guido Guglielminetti basso e contrabbasso | Paolo Giovenchi chitarre | Lucio Bardi chitarre | Alessandro Valle pedal steel guitar e mandolino | Alessandro Arianti hammond e piano | Stefano Parenti batteria | Elena Cirillo violino e cori | Giorgio Tebaldi trombone | Giancarlo Romani tromba | Stefano Ribeca sax
In “Vivavoce Tour”, Francesco De Gregori presenta dal vivo il suo recente doppio album - “Vivavoce” appunto, già certificato disco di platino - dove rivisita, con arrangiamenti inediti, ventotto tra i più importanti e significativi brani del proprio repertorio.
Oggi Francesco De Gregori ha sessantatré anni, è alto alto, magro magro, sempre la bella faccia ironica, diffidente che da giovane era bellissima come si vede nel libro Guarda che non sono io (curato da Alessandro Arianti e Silvia Viglietti) tra le immagini di quando a vent'anni al Folkstudio di Roma cantava Alice e altre stranezze che mandavano in frantumi la canzonetta tradizionale e d'autore, parole senza tempo, senza anni, senza vezzi, sfuggite alle mode, al punto che ancora oggi non tutto si ricorda di De Gregori, qualcosa magari ha anche fatto storcere il naso, ma per tutti, vecchi e giovani, quando si tratta di citare una bella canzone c'è quasi sempre un'ardita emozione di De Gregori.
Anna Bandettini (da repubblica.it, 8 febbraio 2015)
“Se mi guardo dal di fuori mi vedo sempre un po' a parte, un corpo affettuosamente estraneo al mondo musicale, forse per il fatto di aver frequentato poco la televisione, forse per la fama di antipatico, di snob e tante cose che mi hanno accompagnato, scambiando la riservatezza per antipatia... Sì, se dovessi uscire da me stesso e dire "allora De Gregori dove sta?", direi non sta propriamente dentro il circolo, nel mainstream, nemmeno oggi che vado a X-Factor. Non sono mai stato di moda. Ma questo mi ha permesso, quando si è detto che i cantautori erano fuori moda, di non esserlo io".
FDG (da repubblica.it, 8 febbraio 2015)
“Vorrei sempre che le mie cose piacessero, ma non scrivo per compiacere chi ascolta. Sono contento di vedere ai miei concerti ragazzi giovani. Ma come fanno a sapere che esisto, mi chiedo. Non vado in tv, non vado troppo in giro, non sono un habitué del web... Quanto a certi rimproveri, magari per arrangiamenti nuovi o per i nuovi testi, me li son sentiti fare proprio dai miei coetanei. Per loro De Gregori è sempre quello, diciamo fino a Titanic, fino a quando cioè loro hanno comprato dischi e ascoltato musica. Ciò che è arrivato dopo non conta, perché non è invecchiato con loro. Sono orgoglioso di essermi sempre contraddetto. Dopo Rimmel il mio posto nel pantheon della musica italiana ce l'avevo. Ma non mi è mai piaciuto che potesse finire così. Preferisco continuare a scrivere canzoni magari più brutte o di scarso successo, ma continuare a scrivere quello che ho in testa. Sempre meglio che cavalcare le onde del passato".
FDG (da repubblica.it, 8 febbraio 2015)
“… Dell’altra corrente invece, che è quella poi che cerca di fare della canzone una forma d’arte all’altezza dei tempi che corrono (seguendo però le nuove tecniche poetiche), penso che De Gregori sia il migliore esponente”.
Fabrizio De André
“Francesco è uno di quegli artisti che mi piacciono sempre. Perché lui ha questa capacità di essere sempre uguale a se stesso che non ha niente a che vedere con l’ottusa coerenza. È come se lanciasse un messaggio di vita sua, di artisticità interiore molto forte. Credo che sia più facile leggere questo messaggio guardando tutto l’arco della sua carriera fino ad oggi piuttosto che i singoli episodi. Francesco è un esempio di comportamento artistico come ce ne sono stati pochi o quasi nessuno in Italia”.
Ivano Fossati
“Quello che non so, lo so cantare”.
Francesco De Gregori
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Ravello (Salerno)
Villa Rufolo
Piazza Duomo
ore 21:45
ingresso a pagamento
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