da sabato 20 a domenica 21 febbraio 2016
La Famiglia Campione di Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini e Giulia Zacchini
Teatro
LA FAMIGLIA CAMPIONE
di Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini e Giulia Zacchini
Debutto regionale della Compagnia de Gli Omini a San Leucio che allestisce, presso Officina Teatro, “La famiglia campione” sabato 20 e domenica 21 febbraio. Lo spettacolo è scritto da Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini.
Protagonista una famiglia come tante. Lo sguardo si focalizza su un corridoio di una casa, che dà su una porta chiusa. Una delle figlie si è chiusa in bagno da una settimana, tutti i componenti della famiglia si ritrovano davanti la porta di quel bagno a parlare. La comunicazione però è frammentata. La famiglia rappresenta un microcosmo, diviene metafora della società, di ciò che ci circonda.
Si ritrovano quindi tutti insieme figli, genitori e nonni. Tre generazioni che si confrontano sul palco attraverso dieci personaggi interpretati da tre attori (Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi e Luca Zacchini).
Il ritratto dell’oggi, delle piccole province, della gente di valle, della famiglia campione, si astrae dalla realtà, rimanendo sospeso nel tempo.
“La famiglia Campione” è il frutto, come consuetudine degli spettacoli de Gli Omini, di un percorso di indagini e laboratori. Il progetto, intrapreso nel 2013, ha coinvolto cinque comuni della provincia fiorentina e più di ottanta giovani. I personaggi rappresentati sono dieci, ma assumono modi, parole, storie di centina di persone conosciute per strada.
Rassegna Stampa
«È una giostra in cui ci siamo dentro tutti, questo carosello della Famiglia Campione, che è allo stesso tempo una summa e uno scarto del teatro degli Omini. Uno scarto perché lo spettacolo ... assume una venatura quasi pinteriana, pur essendo diversissima la radice e l’atmosfera». (Graziano Graziani_L’Internazionale)
«Le figure affrescate dalla compagnia Gli Omini, nell’insieme di scene assemblate ne “La Famiglia Campione”, hanno il sapore della miseria e della ferocia, dell’impotenza e della rassegnazione... E’ un frullato del peggio ascoltato e visto, rielaborato e centrifugato. Il gruppo pistoiese, nel suo amplomb serafico, con la sua classica distanza dalle cose e neutralità disarmante, ci porta sul piatto un quadro della famiglia italiana cattocomunista distrutto, sfasciato, minato fin nelle basi. Cade in frantumi la vecchia idea del padre-madre-nonni-figli». (Tommaso Chimenti_Il Fatto Quotidiano)
«A metà tra De Filippo e Pirandello, questo lavoro ha un che di più maturo rispetto ad altri esperimenti degli Omini ... la consueta affilata recitazione e quella certa dolce sciatteria ci conquistano regalando qualche risata amara e coprendoci le spalle con un cappotto di brividi». (Lo Gatto/Raciti_Teatroecritica)
«Ci riconosciamo, necessariamente, in qualcuna di queste figurette, di queste inclinazioni "bastarde", abitanti della nostra terra di nessuno che si trascinano in un iperrealismo doloroso, spesso aspramente, irrisistibilmente comico» (Massimo Marino_ Left)
«Hanno un ritmo stralunato, sospeso, una narrazione che procede a zig zag, per fughe in avanti e improvvisi rallentamenti, per spirali che si sovrappongono a seconda delle generazioni che stanno parlando. In questa famiglia “allargata” (...) risuona il buon senso pedante dei vecchi, la rivalità maschile, l’ansia rassegnata dei giovani. E su tutto quello stato di torpore, di umile dignità, di provincialismo e perbenismo, di incombente sconfitta» (Andrea Porcheddu_Gli Stati Generali)
«Una famiglia di oggi. “Campione”, appunto, con quella sua sospensione tra un mondo contadino e il cercare lavoro a Dubai, tra lo svegliarsi alle due del pomeriggio – tanto se mi sveglio alle dieci cosa faccio fino alle due? – e il chiudersi nel bagno, tra lo straparlare e il cercare di strappare qualche senso alla vita, il sopravvivere, il lasciarsi andare, la furbizia, l’ignoranza, la supponenza, la petulanza, la sconsolata inane rassegnazione». (Massimo Marino, boblog.corrieredibologna.corriere.it)
«Il potere è l`arroganza di una gerarchia in scala, non c`è violenza perchè sono tutti vinti e arresi, ma c`è comunque un più forte e un più debole. Si parlano a colpi di sarcasmo, come si schiaffeggia qualcuno per capire se è svenuto, con un dialetto toscano che sa di pranzo che si raffredda con il passare delle generazioni, a favore dell`italiano sgangherato dei giovani. La realtà ti cambia, tanto se la vivi, quanto se la racconti» (Matteo Brighenti_Quaderni della Pergola)
«Le storie e i ragionamenti si susseguono secondo la bella e lucida scrittura di questi attori-autori, attraverso dialoghi feroci ed essenziali. Sfruttando una certa asciuttezza della parlata toscana, ogni parola è anche un`azione, un dialogo che è sempre un fare relazione anche nei momenti in cui i personaggi giocano a respingersi o a offendersi quando non sollecitano l`uno all`altra ricordi, sensazioni condivise. La scena è animata da un formicolio costante, un andirivieni posato eppure ostentato. (Serena Terranova_Altrevelocità)
«Un incubatore di follie famigliari dove il pubblico può assistere come se spiasse dal buco della serratura. Dialoghi serrati che sono il risultato di una drammaturgia incalzante e diretta registicamente da risultare un lavoro ben strutturato. Con la comicità amara che si conviene La famiglia Campione racconta di come l’istituzione – famiglia non sia per nulla quel modello di pacifica convivenza idilliaca che ci vogliono propinare, dimenticando che è dentro le mura domestiche che si consumano ogni giorno violenze morali e fisiche di ogni tipo». (Roberto Rinaldi_Rumorscena)
«Un lessico quotidiano dalla forte cadenza dialettale, toscana, segna gli scambi di battuta fra di loro, dà forma ai personaggi, alle loro personalità e, soprattutto, mostra l’eccesso di comunicabilità – ancor più evidente quando si tenta di non comunicare – che caratterizza un contesto sociale particolare come la famiglia e le sue dinamiche». (Igemini_Incertezzacreativa)
«I dialoghi che intercorrono disegnano le varie relazioni e le dinamiche esistenti fra i diversi componenti della “Famiglia Campione” che non è forse solo il cognome della famiglia ma un aggettivo, campione appunto, perché ci rappresenta tutti, è uno standard familiare di riferimento. Ognuno di noi molte di quelle frasi le ha dette, o ha vissuto in parte quelle situazioni. Ogni azione segue apparentemente uno schema libero che invece è fatto ad incastri che si legano perfettamente l’uno all’altro. Sembra di vivere un cruciverba in diretta, difficile, come uno di quelli di Bartezzaghi, Piero, il “vecchio", che prima di dedicarsi ai cruciverba faceva il perito chimico e che poi forse ha portato l’alchimia nelle parole». (Stefano Di Cecio_ReportPistoia)
«Si ride di gusto, comunque, perché è il non-senso a guidare l’architettura delle conversazioni che tornano tutte al punto di partenza, pardon, di arrivo, a mettere in risalto le commoventi rivendicazioni generazionali, incapaci di saldare il debito delle frustrazioni sofferte prima dai genitori e ancor prima dai nonni. Si ride di gusto perché è l’unico modo per come sfuggire alla drammaticità di una sentenza già scritta e che non contempla alcun colpo di scena in grado di ribaltare le sorti e riabilitare le vittime, che sono costrette a sbranarsi l’un con l’altra per rimandare al più tardi possibile la propria personale infausta e inderogabile sentenza». (Luigi Scardigli_Linee future)
«Amabile frustrazione, qui striscia sottile, con parole scelte tra quelle delle persone realmente intervistate, con un richiamo continuo al mondo fuori, e dentro di noi. Adorabile insicurezza e non-viaggio “al di là del principio di piacere”, mèta irraggiungibile, qui il pessimismo cosmico è sconfitto e risuscitato di scena in scena; perché per stare insieme, convivere, capirsi, bisogna passare dalla lotta». (Tessa Granato_Fermata Spettacolo)
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da sabato 20 a domenica 21 febbraio 2016
San Leucio (Caserta)
Officina Teatro
Via degli Antichi Platani, 28
ore 21:00 sabato ore 19:00 domenica
ingresso a pagamento
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