da sabato 2 a domenica 3 aprile 2016
AMLETOFX di e con Gabriele Paolocà
AMLETOFX
di e con
Gabriele Paolocà
collaborazione alla regia
Michele Altamura e Gemma Carbone
scene Gemma Carbone
disegno luci Martin Emanuel Palma
produzione VicoQuartoMazzini, Progetto Gldstein, Teatro dell’Orologio
Selezione In-Box 2015
Premio Direction Under 30 – Teatro Sociale Gualtieri
Gabriele Paolocà – Premio Hystrio alla Vocazione 2015
Si avvia alla conclusione la stagione teatrale di Officina Teatro a San Leucio.
Il prossimo spettacolo, in scena sabato 2 e domenica 3 aprile, sarà il pluripremiato AMLETO FX della compagnia VicoQuartoMazzini, che gli stessi definiscono “un’indagine sulla moda del deprimersi dei nostri tempi”.
Sul palco ci accoglie un principe, il cui nome Amleto è solo una convenzione.
E quel palco è in realtà una stanza, la sua, diventata una sorta di gabbia da cui Amleto non vuole più uscire. Detesta il marcio della Danimarca, vuole andarsene da tutto, medita il suicidio.
Attraverso un serrato monologo, Gabriele Paolocà/Amleto, autore e interprete, dà indizi e spiegazioni parziali del suo intento. Racconta brandelli di squallide storie di famiglia e di conoscenti che il computer, unica finestra sul mondo per Amleto, incessantemente trasmette.
Ciò che conta però non sono i fatti ma la conseguenza: depressione, isolamento, tendenza suicida.
Amleto cerca la forza attraverso i miti del tempo, i personaggi che stima e che hanno fatto una scelta simile.
Il cappio, in scena, lo attende.
Essere o non Essere è il quesito sempre valido e sempre irrisolto che lo spettacolo pone.
Si ride, in Amleto FX, di un riso amaro, si riflette sulle castrazioni tecnologiche, sulla mancanza dei padri, sulla dissoluzione progressiva del nostro tempo.
E si piange. Anche.
Scopi, peraltro, dichiarati dal regista.
Prenotazione obbligatoria
RASSEGNA STAMPA
ANDREA PORCHEDDU (Gli stati generali) Che buffo, giusto un secolo fa, Ettore Petrolini metteva in parodia, da par suo, nientemeno che Amleto: “Io sono il pallido prence danese/Che parla solo, che veste a nero/Che si diverte nelle contese/che per diporto va al cimitero/Se giuoco a carte fo il solitario” eccetera eccetera. E, per strana, inattesa coincidenza, in un teatrino romano, un giovane attore di Roma, Gabriele Paolocà, attraversa il classico shakespeariano, riversando con esplosiva ironia, in un monologo aspro e divertente, commovente e disarmante, tutte le contraddizioni di questi anni bui. Non è un caso, allora, che lo spettacolo di Paolocà, dal titolo AmletoFX, (qualcosa come “Effetti Amleto”) mi abbia fatto pensare al grande genio di Petrolini (…) L’ottimo autore-regista-interprete solista Paolocà sceglie di mettere in scena, argutamente, un precipitato del nostro tempo, allestisce una dissacrante concrezione, elaborata da un possibile coetaneo del Principe di Danimarca, alle prese – come lui – con i sogni, i miti, le aspirazioni, gli amici, gli amori. Un giovane come tanti, frullato di cultura e citazioni, di aspirazioni e delusioni, ma soprattutto annichilito dall’eterno “fantasma del padre”. Il nodo, infatti, è proprio quello che si stringe attorno alla gola di Gabriele-Amleto come di una generazione intera, oppressa da padri (metaforici e reali) assenti eppure prepotenti in questa assenza, comunque desiderati, rimpianti, compianti da figli che chiamano “papà” con un grido di malcelato dolore.(…)AmletoFX abbraccia nostalgia e devastazione, la mostra e la smaschera in scena(…) Gabriele Paolocà colloca il personaggio shakespeariano nel novero dei “devastati” miti d’oggi.(…) Lo spettacolo respira di un sincretismo, superficiale e profondissimo, tutt’altro che postmoderno. Qui si avverte la fatica di Sisifo di chi deve combattere per imbastirsi uno straccio d’identità, per sopravvivere sognando in una città sfranta e incarognita, in un Paese involgarito, in un mondo disilluso. (…)
TOMMASO CHIMENTI (Il fatto quotidiano) Carne, sangue, sudore, disperazione stanno alla base, come colonne portanti, dell’“Amleto fx” dei Vico Quarto Mazzini, una potenza incarnata da Gabriele Paolocà che si fa viscere e riesce, anche in un piano di effetti e tecnologie, a rendere vicino e terreno il dramma shakespeariano su di un filo emozional-teatrale ma anche sarcastico-goliardico che, come su un’altalena da montagne russe, inevitabilmente spiazza con intelligenza, ironia, trovate. Paolocà è un sole nero folgorante, tra Amy Winehouse e Kurt Cobain (citati alcuni loro brani), ha la scimmia che lo rode e corrode dall’interno, è un vulcano imprevedibile in perenne ebollizione, è maledetto: è un piacere guardarlo, sfatto alla Haber, cattivo come Dennis Rodman, puk folle, slacciato e sfacciato, marcio come McEnroe, un Cristo talentuoso e autodistruttivo alla Philip Seymour Hoffman, che prende a morsi la scena e se la sbrana, che il teatro non salverà.
MARIO BIANCHI (Krapp's last post) Gabriele Paolocà lavora sul testo originale disarmonizzandolo in salsa pop, a volte parodiandolo gustosamente (esilaranti i suoi Rosencrantz e Guildenstern) e incuneandolo nei meandri della contemporaneità, per mostrarci dal di dentro l'assoluta peculiarità della condizione giovanile in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo.
SERGIO LO GATTO (Teatro e Critica)(…) Quelli che subisce il nuovo Amleto – emblema di un adolescente tormentato e un po’ demodé, afflitto dalla malinconia e dall’esibizionismo ambiguo à la Kurt Cobain – sono gli “effetti” della castrazione tecnologica. In tempi in cui fin troppi artisti riempiono immagini e parole con riferimenti diretti alla gabbia dei social network, con metafore della “morte per virtualità”, con forsennate apocalissi sociali ancora troppo aderenti al tema per affermarsi in quanto critiche efficaci, il solitario lavoro di Paolocà sorprende per sincerità e risultato. (…) si avverte qui una violenta carica d’urgenza: dietro al dispendio di un indubbio agio sulla scena sta la spinta di chi davvero vuole parlare allo spettatore (…)
MICHELE DI DONATO (Il Pickwick)(…)E ci ritornano in mente le parole di Jan Kott, quasi come una sentenza imperitura, quando dice che “L’Amleto è come una spugna. Basta non stilizzarlo e non rappresentarlo come un pezzo da museo perché assorba immediatamente tutta la nostra contemporaneità”; e i ragazzi di VicoQuartoMazzini portano questo assunto alle estreme conseguenze, concependo un Amleto postmoderno, tutt’altro che museale e forse anche tutt’altro che Amleto, ma non per questo meno Amleto. (…) È un Amleto del nostro tempo, quest’Amleto che non è Amleto, che ha surrogato il teschio di Yorick con la mela morsicata della Apple che fa bella mostra di sé sul retro dello schermo che porta in palmo di mano. Ed è un Amleto che medita un suicidio confinato in proscenio sotto forma di cappio.Ed è soprattutto un Amleto, quest’Amleto di VicoQuartoMazzini che mostra una freschezza inventiva, una minuzia di scrittura capace di intercalare citazioni shakespeariane in un tessuto verbale e gestuale contemporaneo innervando una drammaturgia ironica e graffiante, nella quale Gabriele Paolocà si cala ottimamente, dimostrandosi abile nell’esplorare i registri espressivi della propria voce.
MAILE' ORSI (Saltinaria) Si ride parecchio durante lo spettacolo, ma è un riso amaro. L’intera performance è un alternarsi e un sovrapporsi di parodia e tragedia e basta non riconoscere il riferimento celebre, che tutto diventa doloroso e tragico.
Se invece si riconosce la parodia, la disperazione aumenta, perché la satira non fa che moltiplicare il senso di impotenza, vuoto e solitudine – ai quali lo spettacolo dà espressione.
Nei travestimenti di Amleto e nell’apparire di figure surreali e grottesche, le poche battute serie e drammatiche si isolano e quali lampi di consapevolezza dolorosa.
Complimenti a Gabriele Paolocà, autore e unico attore in scena, e a VicoQuartoMazzini. Amleto Fx è uno spettacolo appassionante e interessante, che lascia lo spettatore ricco di suggestioni e riflessioni. La realizzazione è essenziale eppure polposa – laddove pochi elementi compongono la scena in una serie di rimandi, metafore e giochi di significati più o meno nascosti.
GIACOMO LAMBORIZIO (Paper street) (…)Gabriele Paolocà lavora sul testo originale ibridandolo, citandolo e parodiandolo, immergendolo in un bagno di multimediale e “post-tutto” contemporaneità. Soprattutto costruisce una rappresentazione perfettamente tagliata sulle sue doti attoriali, sulla capacità di variare i toni, di cambiare voci e travestimenti, di calibrarli sui più diversi registri, di mimetizzarsi in un’ampia e svariata nebulosa di citazioni e rimandi. In uno dei momenti più divertenti si sdoppia alla Rezza in una versione di Rosencrantz e Guildenstern da cinepanettone, una romanesca piaggeria alla Christian De Sica obiettivamente esilarante.(…)
LA COMPAGNIA
VQM è una scommessa nata nel 2010. L’anagrafe colloca il suo concepimento alla Civica Accademia d’Arte drammatica “Nico Pepe” di Udine.
La sfida di VQM è quella di filtrare il Contemporaneo in una miscela reazionaria e innovativa. Lo scopo è quello di rinchiudere il Presente in tempi e luoghi estranei. Il fine è quello di scavare nell’assurda attualità per scoprire la sua logica nascosta. VQM concentra la sua ricerca sul ruolo dell’attore e sulla sua funzione vitale all’interno del contesto teatrale. L’attore pensante, che scrive per la scena, la dirige e infine la abita.
Nel gennaio 2015, assieme a Teatri di Bari produce “Sei personaggi in cerca d’autore”. Nel 2014 produce “Amleto Fx” (Selezione In-Box 2015; Premio Direction Under 30-TeatroSocialeGualtieri), spettacolo coprodotto con Progetto Goldstein e Teatro dell’Orologio con il quale VQM intraprende un personale percorso di rivisitazione dei classici. Nel 2013 realizza “Bohème!”, coprodotto dal Festival Internazionale Castel dei Mondi, Progetto Goldstein e Teatro dell’Orologio. Nel febbraio 2011 collabora con Teatro Minimo, coproducendo e interpretando “Il sogno degli Artigiani” scritto da Michele Santeramo e diretto da Michele Sinisi col sostegno del Festival internazionale Castel dei Mondi di Andria. Nel 2010 produce “Diss(è)nten” (Premio Next>Generation Festival 2013, Premio della Critica playFestival 2013 – Teatro Atir Ringhiera).
VQM è anche attivo nell’organizzazione di festival, percorsi laboratoriali e manifestazioni culturali di vario genere. Nel novembre 2014 crea, a Bologna, il “Festival 20 30 – Solo posti in ultima fila”, progetto finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Sempre nel 2014 collabora con il Teatro Kismet di Bari per la gestione dell’”Officina degli Esordi”-Laboratorio urbano della città di Bari. Nel 2012 realizza “Il Teatro degli artigiani – Una conferenza spettacolo”, progetto finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Nel gennaio 2011 è tra i vincitori del Bando della Regione Puglia “Principi attivi 2010 – Giovani idee per una Puglia migliore” con “ I Giganti di Domani” progetto laboratoriale su “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello volto a favorire l’integrazione di adolescenti extracomunitari.
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da sabato 2 a domenica 3 aprile 2016
San Leucio (Caserta)
Officina Teatro
Via degli Antichi Platani, 28
Sabato ore 21:00 | Domenica ore 19:00
ingresso con prenotazione
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