Ravello Festival 2016 - “Jazz Voices of Europe” Egberto Gismonti & Maria Joao
Jazz e dintorni
Concerti
“Jazz Voices of Europe”
Egberto Gismonti & Maria Joao
Produzione Ravello Festival
Maria João
Di se stessa, la cantante portoghese ha detto: «Per me cantare è come danzare. Ciò che realmente amo è danzare, danzare con il suono, con il respiro, ricercare melodie, ritmi, modi di improvvisare, respirare nello stesso modo dei musicisti». Per questo, per profondità di intenti e la capacità di immaginare (e realizzare) inattese e impreviste prospettive, ascoltare/vedere Maria João cantare e danzare è un’esperienza irripetibile.
Egberto Gismonti
Solo
Per descrivere un musicista come lui, si ha il problema degli aggettivi: perché non si sa più quali usare, quali superlativi riesumare, quali iperboli riattivare. Egberto Gismonti è semplicemente superlativo e iperbolico, uguale a nessun altro; geniale inventore di un mondo musicale che confina con la sovrannaturale capacità di far suonare qualunque idea connessa a qualunque strumento, con l’insondabile enormità di una fantasia musicale in grado di processare stili e organici infiniti (dalla chitarra al pianoforte alla grande orchestra, dal folklore brasiliano alle danze degli schiavi al jazz alla musica colta contemporanea – studiata con Nadia Boulanger - al rock, senza perdere un grammo della propria feroce personalità lungo tragitti così accidentati e complessi), con l’acrobatica e misteriosa abilità strumentale, che lo rende un virtuoso non di uno, ma di più strumenti. Gismonti, infatti, non è soltanto uno dei migliori chitarristi al mondo (la sua tecnica gli permette di dominare, con risultati strabilianti, una chitarra a dieci corde, dopo aver a lungo sperimentato su una otto corde), ma è un pianista di incredibile efficacia, nonostante la mano destra debba necessariamente assumere una posizione sulla tastiera condizionata dalle unghie più lunghe del normale che servono per pizzicare le corde della chitarra. Il talento visionario di Gismonti non si ferma qui, ma si è applicato al flauto, allo sho (un organo a bocca giapponese), alla kalimba, a strumentini di vario genere e percussioni. A tenere insieme un profilo così centrifugo e debordante è una vena compositiva che ha pochi eguali. Gismonti è uno di quei rarissimi esemplari di manipolatori di idee, soluzioni armoniche, profondità melodiche, invenzioni solistiche in grado di sorprendere dalla prima all’ultima nota. Entro ciascun respiro della sua musica è possibile scorgere interi universi. Tutto insieme, iperbolicamente.
Maria João & Egberto Gismonti
Duo
Produzione originale del Ravello Festival
In fondo, Maria ed Egberto, anche se non hanno mai suonato insieme, prima d’ora, parlano la stessa lingua. E non ci riferiamo soltanto al portoghese, idioma sonoro, frusciante, schioccante e policromo che Maria, nata a Lisbona (da madre mozambicana e padre portoghese) ed Egberto (di Carmo, nella regione di Rio de Janeiro, brasiliano di padre libanese e madre siciliana) condividono. La loro, piuttosto, è una lingua comune fondata, intanto, su un multiculturalismo evidente, inevitabile, genetico. Una spinta irresistibile a conoscere, fondere, esplorare e ibridare fonemi, stilemi, musiche e culture anche (apparentemente) molto distanti tra loro. A sperimentare con materiali i più vari, alla ricerca della quadratura perfetta, della mescola più eccitante e convincente.
Altrettanto comune è la lingua dell’evoluzione costante, necessaria. Se una traccia può essere rilevata nelle carriere di questi meravigliosi musicisti essa ci porterebbe verso la definizione di un concetto centrale all’interno della loro poetica: il senso della trasformazione. Raramente, infatti, nella storia recente del jazz e delle musiche confinanti, artisti hanno impresso alla loro vicenda artistica un numero di svolte, avanzamenti e cambiamenti non solo così consistente, ma capace di illuminare, dall’interno, il senso del percorso, con tutti i dubbi, le incertezze, le scoperte, le intuizioni e le rivelazioni che il viaggio stesso necessariamente comporta. Maria ed Egberto altro non han fatto, si direbbe, che assecondare gradualmente - guidando il cambiamento, e lasciandosi guidare (questo è il bello, e il difficile) - la propria vocazione, costringendosi, quasi, a scoprire (ma ri-scoprire sarebbe termine più esatto) un lento e inesorabile avvicinamento alla propria intima natura musicale e (multi)culturale.
Ed è da qui, da questa gravitazione nella quale sono presi, dal desiderio di lanciarsi senza paracadute in una sfida entusiasmante, nella precisione di temi gismontiani che sembrano essere stati scritti proprio per Maria, che inizia uno dei concerti più attesi dell’anno. Ricordatevi, ogni tanto, di respirare.
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Ravello (Salerno)
Villa Rufolo
Piazza Duomo
ore 21:45
ingresso a pagamento
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