da sabato 14 Febbraio a mercoledì 11 marzo 2026
in mostra
BRIDGING N.1
Arte e fotografia
Gallerie Riunite è lieta di ospitare il progetto espositivo BRIDGING con opere scelte di Gianni Dessì, Andrea Fogli e Ugo Giletta, a cura dello storico dell’arte e critico Lorand Hegyi.
Il titolo stesso suggerisce la volontà di superare i confini geografici per rintracciare una radice estetica comune. Non si tratta di una semplice mostra collettiva, ma di un confronto tra tre percorsi individuali per indagare la medesima condizione dell’uomo nel contesto socioculturale odierno.
Il progetto continua l’intento dell’Aragno Humanities Forum di creare connessioni immediate tra artisti italiani e dell’Europa Centrale favorendo uno scambio intenso e continuo di visioni estetiche, concezioni storiche culturali ed esperienze artistiche tra i protagonisti nei vari centri culturali e comunità artistiche. La serie di mostre “BRIDGING” propone da un lato esposizioni collettive che si concentrano su temi specifici riflessi dagli artisti partecipanti, provenienti da diversi paesi e contesti culturali. L'opera degli artisti italiani presentati in questa mostra rivela una profonda radicazione in vari discorsi culturali e contesti storico-artistici, che sembrano in parte legati alla rivisitazione delle tradizioni accademiche del tardo Rinascimento e del Manierismo, in parte alla cultura del Romanticismo e alle moderne questioni filosofiche, soprattutto l'Esistenzialismo e le riflessioni antropologiche.
Gianni Dessi e Andrea Fogli vivono e lavorano a Roma, dove hanno ricevuto la loro formazione accademica e continuato i loro studi estetici e filosofici. Ugo Giletta vive e lavora in Piemonte e risente maggiormente dell'influenza del pensiero di Nietzsche e della letteratura italiana del XX secolo, con un interesse rivolto all'allusione di questioni esistenziali e prospettive metafisiche. Tutti i tre artisti utilizzano differenti media per esprimere il loro discorso sullo stato esistenziale dell’artista come una micro-istituzione socioculturale. Anche il loro profondo interesse per la letteratura e la filosofia può essere spiegato dalla loro visione estetica generale, che comprende l'attività artistica come parte del contesto culturale complessivo, in stretta relazione con riflessioni filosofiche, antropologiche, sociologiche e storiche.
BIO
Gianni Dessì
Nato a Roma nel 1955. Numerose sono state le esposizioni in Italia e all’estero tra gli anni Ottanta e Novanta che hanno suscitato e accresciuto l’interesse della critica per l’opera di Gianni Dessì, tra le quali spiccano le partecipazioni alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Una formazione legata anche al teatro d’avanguardia e l’uso di combinare linguaggi espressivi diversi hanno conferito al suo lavoro un carattere del tutto originale. Sin dagli esordi i suoi dipinti non appaiono costretti entro i confini della tela, ma si espandono al di là, sui muri che li accolgono come a sottolineare l’intento di espandersi verso uno spazio “altro”, oltre i limiti canonici. Emblematici in tal senso sono gli imponenti interventi murali realizzati nel 1994 per la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi e nel 1996 per una delle pareti del Palazzo delle Esposizioni a Roma in occasione della XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte. Dagli impasti materici emergono immagini arcaiche e primigenie. Si tratta di ellissi, rombi, simboli dell’infinito, occhi e spirali, fessure e semisfere che popolano un panorama esoterico e straniante. Gli elementi metallici, ora annodati al centro ora applicati in forma di larghe placche, così come i volumi che talora sporgono dalle tele, entrano in tensione con la frontalità dell’opera obbligando lo spettatore a continui spostamenti per intuire la complessità estrema delle forme che osserva. La grande mostra allestita al MACRO a Roma tra febbraio e marzo del 2006 documenta l’evoluzione ulteriore del suo linguaggio, aperto all’utilizzo di nuovi materiali come la vetro resina, imperniato sulla creazione di singolari giochi prospettici in ambientazioni modificate a tale scopo e avviato negli ultimi anni verso ricerche plastiche che, contrariamente al suo impegno pittorico, sono legate alla figurazione.
Andrea Fogli
Nato a Roma nel 1959, dove vive e lavora. Nel 1983 si laurea in filosofia all’Università La Sapienza di Roma e due anni dopo, nel 1985, presenta la sua prima personale da Ugo Ferranti a Roma; da quel momento in poi comincia a esporre in Italia e all’estero, articolando il suo lavoro attraverso un ampio registro di mezzi espressivi: la pittura, la scultura, il disegno, la fotografia, il video, la performance e infine la scrittura. La poetica a cui dà vita Fogli può essere ricondotta al Simbolismo e il disegno, che l’artista tende a sostituire alla pittura ad olio, insieme al pastello e alla tempera rappresentano modalità privilegiate che svolgono un ruolo chiave nella sua arte. Si tratta infatti di tecniche che permettono più facilmente di ottenere immagini sfumate, vaghe, indefinite, atmosfere irreali, avvolgenti e fortemente evocative, nelle quali le forme possono evolvere in altre forme e svelare significati imprevisti. Non è rara la presenza simultanea di poesia e disegno. Anche la scultura ha una notevole importanza nel lavoro creativo di Andrea Fogli perché gli permette di realizzare nel volume quella ambiguità di immagine evocata, affiorante nei disegni. I suoi temi iconografici più significativi vanno dagli animali ai paesaggi, fino ai nudi. Il principio della metamorfosi accomuna sia disegni che sculture e costituisce il motore della sua poetica sottile, volta a portare all’esterno il mondo interiore. Dal 2006 al 2008 Fogli viene chiamato ad insegnare alla International Summeracademy of Fine Arts di Salisburgo, la prestigiosa Libera Accademia fondata da Oskar Kokoshka nel dopoguerra dove hanno insegnato tra i più noti artisti internazionali, tra cui gli italiani Manzù, Vedova, Paolini, Merz e Chia. Le sue opere sono presenti nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, del MART di Trento e Rovereto, del MACRO di Roma, del MARTA di Herford (Germania), della Ursula Blickle Stiftung di Kraichtal (Germania), della Galleria Civica di Modena.
Ugo Giletta
Nato a San Firmino di Revello nel 1957. Lavora quasi esclusivamente con il volto umano. Nonostante queste forme enigmatiche siano immobili e quasi senza volontà nello spazio vuoto, indefinito, o forse per essere più esatti vi sono state collocate, nonostante esse suggeriscano una certa atemporalità e una reale indifferenza, mantengono non di meno una tensione interiore, nascosta, un’incredibile latente energia che esse sembrano poter controllare. Come in un eterno stato d’attesa sono in un non-luogo, in un vuoto indefinito, anche se da un momento all’altro può accadere una trasformazione, ovvero un drammatico, essenziale mutamento di status, un radicale rovesciamento del proprio essere e della propria storia.
Esattamente questa inquietante ambivalenza rende queste figure così suggestive ed interessanti, esattamente questa potenzialità latente di una storia vera le rende importanti per noi: portano con sé un messaggio, hanno un fondamentale significato per l’osservatore, suggeriscono la loro capacità di poterci comunicare qualcosa di essenziale, nonostante la loro indifferente, immobile realtà, nonostante il loro impenetrabile silenzio. Questo enigmatico, reale, suggestivo silenzio ha in sé qualcosa d’antico, arcaico, barbarico, qualcosa che ricorda le grandi esperienze condivise.
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da sabato 14 Febbraio a mercoledì 11 marzo 2026
Napoli
Via Cavallerizza a Chiaia 57
11.00/14.00
ingresso libero
Info. 081 18703970
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