Venerdì 20 marzo 2026, dalle ore 18.00 alle ore 20.30, presso
JUS Museum | Galleria d’Arte di
Napoli (Palazzo Calabritto, via Calabritto 20, piano nobile, scala B), si inaugura la mostra
“Davide Bramante. Pupidda mia”, a cura di
Marcello Palminteri, con un testo in catalogo di
Alessandra Troncone.
“Pupidda mia” nasce come progetto che intreccia dimensione personale e significato universale, memoria e stratificazione visiva. In siciliano, “Pupidda mia” significa letteralmente “mia bambolina” o “mia bambola”: un termine affettuoso e intimo, carico di protezione e appartenenza. Pur radicato in una precisa matrice linguistica e culturale, il suo valore è universale: parla di amore, identità, legame e riconoscimento. La mostra trova un dialogo naturale con Napoli, città stratificata, passionale e profondamente identitaria, dove epoche, culture e memorie convivono nello stesso spazio. Come nelle opere di
Davide Bramante, anche Napoli è fatta di sovrapposizioni: visioni urbane che si fondono con tempo e memoria.
La ricerca fotografica dell’artista è nota per la tecnica delle esposizioni multiple, attraverso cui sovrappone scatti realizzati in tempi e luoghi diversi, costruendo immagini complesse, dense e vibranti. Le sue città non sono semplici vedute urbane, ma organismi visivi in cui spazio e tempo si fondono. L’immagine non documenta: stratifica. Non rappresenta un luogo, ma una percezione del luogo. In “Pupidda mia”, accanto alle fotografie, Bramante presenta un nucleo di opere in ceramica, concepite come parte di un’installazione ambientale. Questo passaggio dal piano bidimensionale alla tridimensionalità introduce una nuova dimensione tattile e materica nel suo lavoro. La ceramica - fragile, modellabile e legata alla tradizione artigianale mediterranea - diventa corpo, presenza, oggetto affettivo.
L’allestimento crea uno spazio immersivo in cui fotografia e scultura dialogano, generando una narrazione che oscilla tra intimità e visione urbana, tra memoria personale e identità collettiva. La “pupidda” diventa simbolo di ciò che custodiamo, proteggiamo e ricordiamo. Attraverso la sovrapposizione delle immagini e la presenza concreta delle ceramiche, Bramante costruisce un racconto che parla di amore e città, di appartenenza e di molteplicità, trasformando l’esperienza visiva in un atto emotivo e relazionale.
La mostra resterà aperta fino al 20 aprile 2026.
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Davide Bramante nasce a Siracusa nel 1970. Dopo il diploma all’Istituto Statale d’Arte si trasferisce a Torino per l’Accademia Albertina di Belle Arti, completando la propria formazione e approfondendo linguaggi che spaziano dal video all’installazione fino alla fotografia. La sua pratica fotografica si basa su esposizioni multiple analogiche che sovrappongono tempo e spazio, generando visioni simultanee in cui architetture, skyline e frammenti urbani si compenetrano, abolendo le categorie lineari di passato, presente e futuro. Nel 1998 e 1999 ottiene due borse di studio presso la Franklin Furnace Archive di New York e partecipa a una mostra collettiva al Museum of Modern Art (MoMA) di New York. Tra le esposizioni principali: Galleria d’Arte Moderna di Sarajevo (1998), Palazzo delle Esposizioni di Roma (2001), GAM di Bologna (2001), Palazzo delle Papesse di Siena (2003), Kunsthaus Tacheles di Berlino (2005), Museo di Trastevere a Roma (2014), Bongsan Cultural Center di Busan (2014), Galleria d’Arte Moderna di Palermo (2015), Museo RISO di Palermo (2015), Korea Foundation di Seoul (2016) e Istituto Marangoni di Miami (2021). Nel 2018 riceve il Canova Prize. Negli ultimi anni ha esposto in Cina, partecipando al progetto Sviluppi del Contemporaneo a Pechino (2025), e nel 2023 una sua immagine della serie Città Ideali è stata scelta come immagine coordinata della MIA Photo Fair di Milano. Davide Bramante ha collaborato con alcune delle più autorevoli gallerie italiane: Studio Morra di Napoli, Poggiali (Firenze, Milano, Pietrasanta), Studio La Città di Verona e la Galleria Anna Marra di Roma. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui GAM di Torino, Galleria d’Arte Moderna di Palermo, Castello Sforzesco di Vigevano, Schauwerk Foundation in Germania e UniCredit Art Collection. Il suo lavoro è documentato da cataloghi pubblicati da Silvana Editoriale, Bandecchi & Vivaldi e Dario Cimorelli Editore. Critici e studiosi come Giacinto Di Pietrantonio, Luca Massimo Barbero, Marco Meneguzzo, Marco Pierini, Giancarlo Politi e Gucciardo Sassoli De’ Bianchi Sforza hanno approfondito il suo lavoro, evidenziandone la forza percettiva e concettuale. Dal 2020 affianca alla fotografia anche una produzione di opere e installazioni ambientali in ceramica, ampliando ulteriormente il proprio linguaggio artistico e l’indagine sullo spazio, la memoria e la stratificazione culturale.
Web:
www.jusmuseum.com/mostra-da...