Rigoletto
Classica e Lirica
Massimo Pica
In Rigoletto, prima opera della cosiddetta trilogia popolare cui appartengono anche Trovatore e Traviata, Verdi poté realizzare quella "fusione dei generi" (P. Weiss) che tanto ammirava nei drammi shakespeariani, offrendogli la possibilità di mescolare "comico e terribile" come nella migliore drammaturgia dell'autore inglese. Il soggetto gli veniva dal dramma di Victor Hugo Le roi s'amuse dato a Parigi nel 1832, avente per protagonista il gobbo Tribolet, che, non senza scandalo, aveva portato sulle scene, secondo le tendenze più avanguardistiche dell'estetica romantica, il deforme, il grottesco e il triviale misti al sublime. A Verdi interessavano i risvolti umani e psicologici della vicenda che egli dovette trasferire, per problemi di censura, dalla corte del re ad un ducato italiano, quello di Mantova. L'umanizzazione e il riscatto morale del buffone attraverso il dolore, nel momento in cui la sua stessa figlia è oggetto della malvagità del duca e dei cortigiani, gli consentiva quel tipo di scandaglio della complessità dell'animo umano, al di là delle discriminazioni di classe, che specialmente intorno agli anni Cinquanta era al centro della sua drammaturgia a partire dalla Luisa Miller (1849). Per l'elaborazione del libretto Verdi si rivelò molto esigente nei confronti del librettista Piave mirando ad ottenere un lavoro altamente funzionale in senso drammaturgico. "A me pare che il miglior soggetto in quanto ad effetto che io mi abbia finora posto in musica (non intendo parlare affatto sul merito letterario e poetico) sia Rigoletto. Vi sono posizioni potenti, varietà, brio, patetico". Così scriveva ad Antonio Somma retrospettivamente, in una lettera del 22 aprile 1853. Questa "varietà di effetti" di cui egli era entusiasta era data dalla ricchezza di contrasti della trama che gli permetteva di accostare e in alcuni casi sovrapporre comico e tragico, in maniera assolutamente nuova nel teatro musicale consentendogli spesso di utilizzare le forme convenzionali con un senso assolutamente rovesciato rispetto alla tradizione. La dialettica di questi due livelli si protrae lungo l'intero svolgimento del dramma, culminando nel celebre quartetto vocale del terzo atto. Vanno segnalati tra gli altri pregi della partitura e del dramma la rapidità e concisione con cui si avvicendano le situazioni, la ricchezza di idee, una raggiunta compenetrazione di parola scenica e musica, il grande equilibrio tra elementi lirici e drammatici. La critica dell'epoca ebbe subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Così si esprimeva il critico della <<Gazzetta ufficiale di Venezia>> (12 marzo 1851): "[...]Ieri fummo come sopraffatti dalle novità: novità o piuttosto stranezza nel soggetto; novità nella musica, nello stile, nella stessa forma dei pezzi [...]".
Illustrazioni: Rafal Olbinski
Direttore d'Orchestra: Daniel Oren
Regia e luci: Lorenzo Amato
Maestro del Coro: Luigi Petrozziello
Scene e costumi: Alfredo Troisi
Artista video: Jean Baptiste Warluzel
Aiuto regia e movimenti coreografici: Giancarlo Stiscia
Personaggi e Interpreti
il Duca di Mantova: Celso Albelo
Rigoletto: Leo Nucci
Gilda: Patrizia Ciofi (16, 19-04) Desirée Rancatore (21-4)
Sparafucile/Monterone: Carlo Striuli
Maddalena: Francesca Franci
Giovanna: Natasha Verniol
Il cavaliere Marullo: Armano Gabba
Matteo Borsa: Francesco Pittari
Il Conte di Ceprano, Un usciere di corte: Angelo Nardinocchi
La Contessa di Ceprano, Un paggio della Duchessa: Elena Memmoli
Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi
Coro del Teatro dell'Opera di Salerno
Coro del Teatro dell'Opera di Salerno
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Salerno
Teatro Municipale Giuseppe Verdi
Largo Luciani 1
ore 21:00
ingresso a pagamento
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