Dal 19 al 30 marzo 2026,
Spazio b5 a
Bologna ospita la mostra fotografica “Discendere o salire”, curata dall’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera, con testo critico di
Lorenzo Gresleri e con il patrocinio del
Consolato Onorario del Cile per l'Emilia-Romagna. L’esposizione introduce al lavoro del fotografo
Andrea Borzatta, artista che ha scelto il
paesaggio cileno come campo di osservazione, riflessione e visione. La
cerimonia d’inaugurazione ufficiale si terrà
sabato 21 marzo alle ore 18:00.
All’interno di Spazio b5, il visitatore potrà immergersi in
ventuno fotografie, che insieme vanno a formare un racconto espositivo che mette in dialogo
Patagonia e
deserto cileno. Gli scatti di Borzatta, oltre a documentare i luoghi, trasformano ogni scena in
un’esperienza corporea e poetica, dove la geografia diventa specchio del corpo e della coscienza, dando forma ad
un paesaggio che comunica direttamente con chi lo osserva.
Il
paesaggio silenzioso del Cile è il focus di una ricerca su due movimenti che definiscono la nostra relazione con lo spazio e con noi stessi, e che danno il titolo alla mostra. Nel
discendere avvertiamo il vuoto che ci prepara, come un respiro che si dilata per accoglierci. Come spiega Lorenzo Gresleri: “Più ci allontaniamo dal crinale, più cresce la vertigine: è un abbandono che ricorda il ritorno al grembo della terra, un lasciarsi cullare dall’ombra fino a sentirne la tensione protettiva”.
Salire, invece, è un esercizio di volontà e misura. Gresleri aggiunge: “Ogni passo, tra la gamba che solleva e quella che sostiene, genera una tensione ritmica. L’aria avvolge il corpo, il vento ne prolunga lo sforzo, il calore diventa pulsione e la luce guida i movimenti. Quando l’incontro con il creato avviene in spazi vasti, quasi infiniti, la percezione si dilata fino a superare se stessa. Di fronte alle proporzioni smisurate della natura, l’io si smarrisce e l’essere umano si chiede se possiede davvero la forza di attraversare un orizzonte così ampio”.
In molte delle fotografie che verranno esposte al pubblico a partire dal 19 marzo, un
dettaglio — una foglia, un ramo, un riflesso sull’acqua — racchiude già la totalità del paesaggio. Borzatta estrae momenti quasi astratti, in cui la vita si raccoglie in un gesto minimo, in una tensione perfetta tra chiusura e apertura, tra forma e respiro. Gresleri approfondisce questo concetto e afferma: “È il frammento che si fa sintesi, in cui la parte contiene la memoria e la legge dell’intero. Ma il frammento, nelle immagini di Borzatta, è anche soglia: un punto di passaggio che invita a oltrepassare la superficie per accedere a un altrove, dove la percezione si apre e la visione diventa esperienza.”
Gli scatti invitano ad un
deconfinamento intimo, uscire dall’immediato per abitare un vuoto necessario, un vuoto che è tempo, spazio di riflessione attraverso un paesaggio lontano, estraneo, eppure lentamente vicino. Come spiega la curatrice Arch. Lorena Zúñiga Aguilera: “Il lontano diventa estraneo. L’estraneo, lentamente, diventa vicino. Queste ventuno immagini non descrivono un luogo, lo aprono. Lasciano spazio allo spettatore per entrare, per perdersi, per respirare. Tra pieni e vuoti, tra freddo sospeso e luce ostinata, il paesaggio smette di essere esterno e si trasforma in un territorio interiore.”
Anche i colori esprimono l’essenza dei paesaggi, rivelando la r
elazione sottile tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che attende di essere colto. I
monocromi freddi o le
tonalità d’azzurro della Patagonia comunicano un senso di immobilità, come se il tempo avesse deciso di fermarsi ancora un istante. Nel deserto, invece, il colore insiste:
ocre diluite, terre consumate dalla luce, una ripetizione infinita dello stesso tono che rende la distanza un’esperienza fisica. Il paesaggio permane e, in questa permanenza, costringe lo sguardo a rallentare.
Agendo come
testimone e ascoltatore del paesaggio, Borzatta imprime nelle sue opere uno sguardo concentrato e chirurgico. Il fotografo racconta: “Attraverso l’obiettivo riesco a fermare il tempo e a trasformare attimi fugaci in storie visive profonde. Ogni scatto che realizzo si trasforma in un racconto, un momento di connessione che va oltre il linguaggio”.
Web:
www.culturaliart.com/eventi...