Dep Art Gallery è lieta di annunciare la mostra “Valerio Adami. Ripensando la realtà”, curata da Lorenzo Madaro che sarà visitabile fino al 17 maggio. Esposte opere realizzate tra gli anni ’70 e gli anni 2000 in una alternanza di scene di viaggio e dipinti dove l’artista si pone nell’atto di ripensare alla realtà vissuta, come nell’imponente dipinto “Mnemosine machine à écrire et violon” del 1987.
Il curatore Lorenzo Madaro descrive con queste parole l’artista: “Colto, ironico, sofisticato, il lungo e complesso lavoro di Valerio Adami ha ribadito che al centro di tutto il suo interesse visivo c’è ininterrottamente un persistente ripensamento della realtà in tutti i suoi aspetti filosofici, culturali, metafisici, ma anche ironici e solo apparentemente banali e quotidiani.
La ricerca di Adami infatti è come un enorme archivio in cui i brandelli del reale si incontrano e si concatenano in luoghi, ruoli e visioni sorprendenti, da un lato intimamente legati a un territorio di concretezza, a uno spazio fisico che è quello della pittura e del disegno; e dall’altro a una dimensione onirica in cui affiancamenti arditi – di senso ma anche di segno – tracciano nuove letture per investigare i confini tra questi spazi di intermezzo tra ciò che è tangibile e ciò che è legato alla immaginazione.
Segno e scrittura e colore sono i tre paradigmi attorno a cui ruota la costruzione di ogni opera nei decenni presi in esame da questa mostra a partire dagli anni Settanta, a conferma di suoi specifici orientamenti e, soprattutto, del suo ruolo di primissimo piano nelle vicende della storia della pittura italiana e internazionale della seconda metà del Novecento.
In un momento dominato dalla bidimensionalità dell’icona di consumo, in America ma non soltanto lì, e dall’ossessivo ricorso a immagini appartenenti al mondo pubblicitario o alla storia dell’arte più popolare e d’uso comune, Adami in Italia (e poi nel suo lungo peregrinare da nomade intellettuale qual è sempre stato) in solitaria ha inventato una propria via per far sì che la pittura si occupasse del reale senza inciampare nella retorica neorealista e neanche nell’ossessiva ricerca del banale a tutti i costi.
All’assenza di sfumature pittoriche e quindi grazie a una tecnica raffinata che privilegia campiture dense e piatte, e una tavolozza che muta pur rimanendo fedele a sé stessa sin dagli esordi più compiuti, si contrappone un’iconografia nuova che va decifrata di volta in volta, perché frutto di stratificazioni, rimandi e ossessivi ricorsi a determinati luoghi in cui tutto convive, l’alto e il basso, la mitologia e un amplesso, l’architettura e il grande tema del quadro nel quadro, la musica e un radiatore. Perciò questa mostra è un viaggio tra gli infiniti mondi di Adami, ritmati dal suo inconfondibile tratto che è disegno e pensiero insieme.
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