L'associazione "Teatrando" presenta la celebre pièce di Oscar Wilde “The importance of being Ernest”.
Scritta tra il 1894 e il 1895, dopo oltre un secolo di rappresentazioni in tutto il mondo, è ormai universalmente riconosciuta come una geniale e straordinaria opera di “nonsense”, disincantata ed ironica, in anticipo su tutte le più moderne risultanze del teatro dell’assurdo.L’opera rispecchia, sin dal gioco di parole del titolo, lo spirito della commedia di Wilde, tutta imperniata attorno alla critica di costume della “rispettabile” società vittoriana… Infatti, in inglese, il nome Ernest suona un po’ come l’aggettivo “earnest”, che significa onesto, probo, ed è forse per questo che le signorine di buona famiglia fanno letteralmente a gara per fidanzarsi con un uomo che porti quel nome.Che poi gli uomini in ballo di onesto abbiano solo il nome (e, a dire il vero, neppure quello) è ciò che manda avanti l’intreccio, permettendo all’autore di contestare il perbenismo aristocratico, con lucidità, ironia e sarcasmo.Basti ricordare, a tal proposito, l’affermazione di Jack che, davanti alla fidanzata, replica: “Gwendolen, è terribile per un uomo scoprire che per tutta la vita non ha detto altro che la verità. Potrai mai perdonarmi?”. E la futura consorte: “Ti perdono, perché sento che cambierai certamente.” Siamo al limite del nonsense.Obiettivi polemici dell’opera e del pensiero di Wilde sono, senza dubbio, la famiglia “vittorianamente” intesa e quel “decoroso contegno”, che la pudìca società inglese amava esibire in pubblico: dal rituale tè delle cinque alle passeggiate in campagna, alle riunioni nei salotti di Londra.E se il primo atto di questa “commedia frivola per gente seria”, come Wilde argutamente la sottotitola, è ambientato proprio nella capitale del regno, il secondo dipana le sue vicende nella campagna di un’aristocrazia terriera che conta per le proprie rendite su titoli di Stato.Wilde traccia insomma il ritratto impietoso di aristocratici ormai fuori dalla storia, attraverso dialoghi paradossali, che altro non sono che proiezioni dell’autore che ama far conversazione tra sé e sé ed al contempo rispondere alle critiche di quanti vedevano in lui un elemento sovversivo e trasgressivo, nonostante il suo indiscusso ed intramontabile successo letterario.
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