Cusse Mje' Figghie di Vito Maurogiovanni
Teatro
La lauda
La lauda tra Due e Trecento è sicuramente la forma più diffusa di poesia religiosa a carattere popolare.
Essa nasce in Umbria, sull’onda della diffusione dei movimenti religiosi, soprattutto di quello francescano, e si configura come una delle prime espressioni del volgare italiano.
Gli aderenti alle confraternite religiose – famosa tra queste quella dei Flagellanti - , persone di varia estrazione sociale ma in maggioranza artigiani e borghesi benestanti, andavano per le strade pregando e cantando, oltre che i tradizionali inni liturgici in latino, nuovi componimenti in volgare: le laude, appunto.
Argomenti di queste erano episodi della vita di Cristo, lodi della Madonna o anche temi religiosi come il peccato, la misericordia divina,la speranza.
Le forme erano semplici e popolaresche, costruite sui metri della ballata, ma non mancavano echi della più raffinata poesia cortese contemporanea.
Una voce solista recitava la strofa ed il coro riprendeva con un ritornello: a volte entravano in gioco più voci recitanti e nascevano veri e propri dialoghi in forma drammatica.
Da queste laude drammatiche, tra Trecento e Quattrocento si svilupperanno le sacre rappresentazioni
Non ci sono pervenuti i nomi degli autori, quasi che le laude siano state opere di un sentire collettivo e popolare, la cui ricchezza divenne fonte di ispirazione per il più grande poeta religioso, ed autore di laude, dell’Italia del ‘300: Jacopone da Todi
L’esperienza pugliese delle “ laude”
“ Nel 1979 lavoravo per i programmi della RAI, quando Radio Bari aveva grande spazio per le trasmissioni regionali. E m’ero dedicato a scoprire castelli e cattedrali di Puglia, a trovare grandi elementi architettonici e piccole e grandi storie di uomini e di donne e di castellani e di religiosi e di contadini che vivevano all’ombra delle antiche costruzioni. In provincia, di fronte alle cattedrali e ai loro documenti, scoprimmo le tante “ laude “ popolari, avvincenti testimonianze rimaste nella tradizione orale della buona e povera gente fedele al fatto religioso. Le “laude” erano proposte dunque anche nel profondo Sud ed erano state recitate, in maniera rozza e popolaresca, di fronte alle cattedrali, subito dopo le celebrazioni liturgiche. Ed erano ancora cantate da vecchie donne dei ceti popolari. La “ lauda” più ricorrente era quella della Passione di Cristo, nella quale Maria piangente se n’andava- assieme agli Apostoli cari- a trovare il Figlio condannato a morte. Nel frattempo si preoccupavano di trovar fabbri e artigiani che facessero “ chiodi sottili”, dovevano trapassare “ carni gentili”. Se n’andava Maria, era il “ Venerdì santo” indossando il suo manto; e, quando finalmente trova il Figlio sulla Croce, piange perché non può dargli acqua. Cristo ha sete, ma la madre non ha acqua, è più povera di Lui; e poi è sotto la Croce, come può arrivare lassù il sorso angosciosamente richiesto? E quando il Cristo muore s’oscurano il cielo e la terra; e in tutte le “laude” raccolte e registrate, proprio in quel tragico momento, Madre Maria diventa più bella…”
Da “Cantata per una città. Fatti, cose e personaggi del Novecento” di Vito Maurogiovanni, Levante editori, Bari, 2002
Nella 1 parte dello spettacolo, l'attore Luigi Angiuli reciterà: " Pianto della Madonna" di Jacopone da Todi.
Attori impegnati nella lauda: Cristina Angiuli, Vito Latorre, Luigi Angiuli, Giancarlo Ceglie.
Regia Cristina Angiuli
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Bari
Auditorium La Vallisa
Piazza del Ferrarese 4
ore 21:00
ingresso a pagamento
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