Primum non nocere” significa agire nel rispetto di un corpo, di un intero, del complesso delle sue funzioni e dei suoi bisogni. Se consideriamo l’arte come corpo, in una visione più ampia che attraversa gli stili, il tempo e i luoghi, non possiamo che agire con umiltà, iniettando piccole dosi di nuovi composti e sperimentandone gli effetti a breve e lungo termine.
Anche Umuse è un corpo con le sue caratteristiche, e gli artisti interverranno interpretandone i segni, studiandone la fisiologia, dosando il loro apporto.
Opere eleganti ed essenziali che danno un ulteriore chiave di lettura di questo spazio: il suo affollamento, la sua estrema densità potrebbero essere un viatico all’assenza.
“Un’impronta a caldo dell’anima”, “pochi minuti di vita pulsante”. Queste parole di Alfred Kubin sul disegno e, in particolare, sul genere di grafica veloce ed istintiva ma estremamente efficace, che costituisce il corpus di Luca Cuozzo, mi sembrano le più adatte ad aprire uno spiraglio sull’universo sottilmente inquietante di questo artista. La maniera peculiare in cui simboli, gesti, oggetti, storie e figure si accavallano nelle sue carte testimoniano la sua capacità di districarsi nelle nebbie del sogno, la sua estrema lucidità nel seguire i fili intricati del lato inconscio, incontrollabile ai più, dell’immaginazione. Cuozzo sa aprire porte nei labirinti del lato oscuro della mente, per trarne istantanee che riescono a regalarci, in un mondo affollato di immagini svuotate di significato, inediti squarci di verità.
Paulina Kortykowska dimostra una sconcertante padronanza nell’orientarsi nel labirinto della grafica. Penne, matite, chine, pennarelli, dai mezzi che richiedono la maestria dell’iniziato a quelli che troveremmo nell’astuccio di qualsiasi tappetto delle elementari, sono utilizzati da lei con la stessa fulminea consapevolezza e la medesima nonchalance. Il segno infantile e quello dell’illustratore professionista, le staffilate da writer metropolitano e l’eleganza del grande maestro si configurano come tracce registrate con strumenti diversi e sovrapposte con naturalezza da un unico musicista per dare vita ad arrangiamenti semplici ed essenziali, eppure formalmente sorprendenti e capaci di provocare quel senso di sospensione che pochi sono capaci di catturare.
Giovanni Matteo
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