Lunedì 17 novembre alle ore 18:30, la libreria icaro di Lecce ospiterà l’autore Giuliano Pavone per la prima presentazione in Puglia del suo nuovo libro “Venditori di fumo. Tutto quello che gli Italiani devono sapere sull’Ilva e su Taranto”. Modera il dott. Raffaele Polo.
E’ un evento da non perdere in quanto il libro, come deducibile, tratta un tema particolarmente spinoso dell’Italia e della nostra terra in particolare: l’ILVA di Taranto e nella fattispecie la catena di omertà, morte e profitti che per decenni si è tirata dietro, perpetuando la distruzione ambientale di un’intera città.
Si legge nell’ordinanza di sequestro dell’Ilva di Taranto disposta dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza. La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone”.
Rifacendoci alle parole dell’autore, “solo una cosa fa più rabbia della noncuranza con cui un’industria ha devastato ambiente e vite umane a fini di profitto: l’omertà e la connivenza di chi gliel’ha permesso.
In una telefonata intercettata, due membri della famiglia Riva, i proprietari dell’Ilva, usano l’espressione “vendere fumo”. Una formula involontariamente emblematica di una vicenda in cui alle emissioni nocive del grande stabilimento si aggiunge la cortina di disinformazione che le ha coperte.
Quella di Taranto è rimasta a lungo una tragedia silenziosa, schiacciata sotto il peso del ricatto occupazionale e di “relazioni pericolose” intrattenute dall’Ilva con quelli che dovevano essere i suoi controllori: sindacati, forze dell’ordine, organi di giustizia, stampa e la politica fino ai suoi più alti vertici nazionali. E a partire dal luglio 2012, quando sequestri e inchieste hanno finalmente acceso i riflettori sulla vicenda, dall’occultamento della realtà si è passati alla sua mistificazione.
Il caso Ilva viene troppo spesso rappresentato come una semplice vertenza occupazionale o una questione di politica industriale. I drammatici dati di malattia e di morte, che qualcuno contro ogni evidenza mette ancora in dubbio, vengono derubricati a fattore scatenante di un problema squisitamente economico, anziché essere considerati essi stessi il problema. L’operato della magistratura viene poi da molti considerato il frutto di una smania di protagonismo cocciuta e irresponsabile invece che un atto dovuto alla luce dell’incredibile gravità dei fatti.
L’Ilva è oggi il terreno su cui si misurano le vere priorità e la credibilità del nostro Paese. Una storia profondamente italiana, fatta di grandi opere e grandi omissioni, di scelte avventate e di malaffare, di cinismo e umanità, ignavia ed eroismo. Non solo Taranto, quindi, ma un caso di scuola che offre strumenti per interpretare alcune delle questioni oggi più dibattute e di riflettere a fondo sui rapporti fra politica, potere economico, giustizia e informazione."
E’ sicuramente una tematica a cui qualsiasi persona con un minimo di coscienza sociale non può rimanere indifferente.
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