Venerdì 12 dicembre alle ore 21 c/o Spazio UnoTre in via Barba 13 a Gioia del Colle (Ba) TERRAE presenta la proiezione del documentario "LE STORIE CANTATE - Viaggio tra i cantastorie di Puglia” di Nicola Morisco e Daniele Trevisi.
Il progetto è incentrato sull’importante figura dei cantastorie pugliesi, dal folk-politico al cantautorato: Uccio Aloisi, Tonino Zurlo, Enzo Del Re, Cantori di Carpino e Matteo Salvatore. Accanto agli interpreti-autori, cantastorie antesignani dei cantautori (è il caso di Salvatore), spiccano i contributi dell’etnomusicologo e musicista Antonio Infantino, del regista, attore e autore Moni Ovadia, del jazzista napoletano Daniele Sepe e del regista e attore Michele Placido. Alla serata, oltre agli autori , parteciperanno Rocco Capri Chiumarulo, Giuseppe Volpe, Paolo Mastronardi e Loredana Savino.
INGRESSO LIBERO
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“LE STORIE CANTATE”
Viaggio tra i Cantastorie di Puglia
SCHEDA TECNICA
Titolo: “Le Storie Cantate” - Viaggio tra i Cantastorie di Puglia
Genere: Documentario
Durata: 42 min. in DVD
Girato: Digitale
Ideatore e autore: Nicola Morisco
Regia, fotografia e montaggio: Daniele Trevisi
Protagonisti: Uccio Aloisi, Tonino Zurlo, Enzo Del Re, Cantori di Carpino, Matteo Salvatore
Contributi: Antonio Infantino, Daniele Sepe, Moni Ovadia e Michele Placido
SCHEDA PRESENTAZIONE
Il progetto rientra nell’ambito di una ricerca più ampia delineata dagli autori sulle tracce della tradizione musicale pugliese, scritta e non scritta.
Nel tracciare le figure artistiche dei musicisti cantastorie emergono le diverse influenze di interesse etnomusicologico che hanno attraversato nel tempo un territorio morfologicamente singolare come la Puglia.
Il linguaggio dei protagonisti del documentario è pieno di “coloriture”, come la loro voce, con inflessioni e cadenze dialettali. Ultimi testimoni e conservatori della tradizione o studiosi e ricercatori di una misticità musicale tra le sonorità spontaneamente liriche e l’attaccamento alle radici ancora vive di una cultura tradizionale “a rischio” di estinzione i protagonisti del documentario “Le storie cantate - Viaggio tra i Cantastorie di Puglia” offrono una sensazione di appartenenza alle proprie radici e alla propria terra.
Una dimensione originaria, che mescola i rapporti tra la Magna Grecia e l’elaborazione culturale tipica di una regione meridionale, ancora per certi versi identica a se stessa. I versi di Virgilio (Eneide, Libro III), ad incipit del documentario servono ad introdurre la narrazione del viaggio nella conoscenza della cultura arcaica pugliese, prendendo a simbolo Enea che giunge sulle sponde salentine di Porto Badisco (Otranto), sulla rotta per raggiungere Roma.
In questo viaggio musicale a tracciare il percorso sono le testimonianze dei cantori della meridionalità, da Uccio Aloisi a Tonino Zurlo, da Enzo Del Re alla formazione corale dei Cantori di Carpino, per concludere con Matteo Salvatore. Accanto agli interpreti-autori, cantastorie antesignani dei cantautori (è il caso di Salvatore) spiccano i contributi dell’etnomusicologo e musicista Antonio Infantino, del regista, attore e autore Moni Ovadia, del jazzista napoletano Daniele Sepe e del regista e attore Michele Placido.
Il viaggio inizia con l’immaginario arrivo di Enea sulle coste di Porto Badisco. Iniziando il viaggio insieme ai cantastorie-simbolo del panorama meridionale, l’etnomusicologo Antonio Infantino (di Tricarico, in provincia di Matera in Basilicata) riprende le fila dei ritmi popolari, riagganciando l’ordito del tessuto alla radice - trama ellenistica e ai significati derivanti dalla filosofia di impronta greca. Le teorie musicali di Pitagora e dei suoi discepoli, Aristosseno (“Trattato di Armonica”, IV secolo) ed Archita, lo ispirano a rileggere il repertorio di tarantelle eseguito con “I Tarantolati di Tricarico” nel “Tara’n trance” (disco ai primi posti nelle classifiche americane nel 2004).
A Cutrofiano (Lecce) si incontra il più anziano cantore della pizzica: Uccio Aloisi che, oltre a dare una personale interpretazione del fenomeno dell’affermarsi della musica tradizionale salentina sul mercato discografico (anche in chiave moderna), parla dell’antico modo di eseguirla, toccando i temi delle rime, della trance, e spiegando termini come la parola dialettale “smuju” (il cui significato è senza sangue, di cuore freddo) e, infine, ripercorre la storia della formazione degli Ucci, cinque cantastorie salentini che portano il suo stesso nome.
Si resta ancora in Salento, a Ostuni, la mitica città Bianca, dove il cantore Tonino Zurlo spiega il profondo significato dei “ditteri”, una formula molto sintetica di comunicazione che il popolo utilizzava e tramandava oralmente. Zurlo, attraverso i ditteri, rivisita la saggezza della tradizione popolare, in cui affiorano anche i temi della pace e della difesa dell’ambiente.
Risalendo verso il capoluogo barese, venti chilometri prima, a Mola di Bari, c’è Enzo Del Re, il cantastorie più socialmente impegnato: si definisce un “corpofonista” per le sue singolari esecuzioni con voce sola e percussioni (è diplomato al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari) utilizzando oggetti estemporanei come la valigia di cartone (simbolo dell’emigrazione) o una sedia di legno (allusione alla sedia elettrica, per una sensibilizzazione alla campagna contro la pena di morte).
Spostandosi più a Nord, a Carpino (in provincia di Foggia - Gargano), si incontra la formazione più longeva della musica tradizionale pugliese: I Cantori di Carpino.
Antonio Piccininno, ha novant’anni, spiega come è nata la tradizione della chitarra battente a Carpino, che accompagna prevalentemente canti popolare d’amore. Ma durante l’intervista vengono descritti anche i vari generi di tarantella tipici della zona del Gargano. Dalla “Montanara” (eseguita in tonalità minore), proveniente dall’area di Monte Sant’Angelo, alla “Rondinella” squillante (in una tonalità maggiore), tipica di Rodi Garganico, fino alla “Viestasana” (eseguita in modo misto), originaria della zona di Vieste.
Di Foggia, anche se nato ad Apricena, era il “banditore” Matteo Salvatore, il precursore dei cantautori italiani, recentemente scomparso (27 agosto 2005). Su invito del regista Giuseppe De Santis (conosciuto a Roma) Salvatore si avventurò in giro per il Gargano, alla ricerca di un repertorio tradizionale. Non avendo trovato molto materiale di tradizione si inventò i brani che lo hanno reso inconfondibile nel mondo della musica d’autore. Un grande maestro che ha trovato riconoscimento e ammirazione in grandi autori italiani come Pino Daniele, Vinicio Capossela, Teresa De Sio, Francesco Guccini e tanti altri.
I PROTAGONISTI
Uccio Aloisi, nato a Cutrofiano (Lecce), maestro del cantare e il più anziano esecutore del repertorio salentino, a suo modo eclettico e singolare nell’apportare una battuta in più nel ritmo della pizzica originaria, è considerato il massimo interprete del canto popolare di tradizione. Con le sue varianti esecutive riporta alla condizione originaria del folk musicale pugliese.
Tonino Zurlo, portavoce e “assemblatore” della cultura musicale di Ostuni (provincia di Brindisi), riprendendo dalla tradizione temi del repertorio popolare tramandati oralmente, li accosta a testi ispirati alle condizioni sociali e ad un pacifismo attuale, in sintonia con il patrimonio di saggezza conservato dagli anziani del territorio salentino.
Enzo Del Re (Mola di Bari), cantastorie più socialmente impegnato, si definisce un “corpofonista” per le sue singolari esecuzioni con voce sola e percussioni (è diplomato al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari), realizzate accompagnandosi con il suono di oggetti estemporanei, come una valigia di cartone (simbolo dell’emigrazione) o una sedia di legno (emblema di una sua campagna personale contro la pena di morte). I canti di lavoro e di riscatto sociale sono le perle della sua arte “povera”. Con Antonio Infantino, Del Re partecipa allo spettacolo di Dario Fo “Ci ragiono e canto”.
Il jazzista napoletano Daniele Sepe, che ha rivisitato in un album due brani del cantastorie molese, offre un tributo ad Enzo Del Re, descrivendo come si è accostato al suo repertorio. Il regista, autore ed etnomusicologo Moni Ovadia restituisce uno straordinario ritratto artistico e umano di Del Re.
Il nucleo del longevo gruppo de I Cantori di Carpino (sul Gargano, in provincia di Foggia) è attualmente rappresentato da Antonio Piccininno (1916), castagnole e voce, e da Antonio Maccarone (1920), chitarra francese. Alla formazione originaria si sono aggiunti alcuni giovani musicisti che continuano la tradizione dei canti popolari, dalle serenate ai brani di festa o carnascialeschi. Un repertorio che ha interessato gli etnomusicologi Alan Lomax, Diego Carpitella e Roberto Leydi.
Matteo Salvatore (Apricena 1925 – Foggia 2005), un grande vecchio che ha inventato i modi della canzone popolare contemporanea, tanto da essere annoverato tra i padri del cantautorato italiano. Le sue canzoni, con testi apprezzati da Italo Calvino, sono pervase da temi tratti da esperienze di vita, tra amarezze e ironia. Memorabili restano le sue partecipazioni a due film del regista Giuseppe De Santis: “Riso amaro” e “Uomini e lupi”. Negli anni Sessanta è stato in tournée anche a Toronto. Il regista e attore Michele Placido, anche lui originario della terra di Salvatore, rende omaggio al grande cantastorie di Apricena con un ricordo appassionato e coinvolgente.
Web:
www.progettoterrae.com