Sabato 11 Aprile, dalle ore 18:00
presso la Libreria Sociale Pavlos Fyssas
Presentazione del n°35 di Zapruder ||
Capital City - (Dis)ordine economico e conflitti urbani ||
Introduce:
* Antonella Lovecchio - Assegnista di ricerca in Storia Contemporanea, UniBa
Intervengono:
* Ivan Severi – Dottore di ricerca, UniMi - Redazione Zapruder Bologna
* Giovanni Pietrangeli – Dottore di ricerca in Studi Storici, * UniPd - Redazione Zapruder Roma
* Nicola Signorile – Giornalista e critico d’architettura
Zapruder || Rivista di storia della conflittualità sociale
N° 35 Capital City - (Dis)ordine economico e conflitti urbani
Le città sono il frutto di un processo storico che ne ha articolato e differenziato la forma e con questa il tessuto sociale che le compone. Oggi sono immediatamente visibili le aree in cui sono suddivise e che risultano più accoglienti, e quindi accessibili, per alcune fasce sociali e meno per altre. Le trasformazioni materiali e sociali che caratterizzano la storia delle città dipendono in gran parte dall’azione degli interessi economici che contribuiscono a riconfigurare i bisogni e le aspettative degli abitanti, spesso creando situazioni di conflitto o quantomeno d’attrito con le realtà locali. Ma quale ruolo gioca il capitale all’interno dei processi di produzione, reiterazione e riqualificazione delle aree urbane e dei conflitti che vi sono connessi? L’economia ha da sempre plasmato gli spazi dell’uomo, ma è con l’affermarsi del modello di produzione capitalista che assistiamo a interventi di ristrutturazione urbanistica organici e programmatici, quell’addomesticamento dello spazio e della vita incarnato simbolicamente dalla Parigi di Haussmann di metà Ottocento, dove la creazione della rete dei grandi boulevard rispondeva a esigenze a un tempo economico-funzionali (agevolare i flussi di merci e persone) e di ordine pubblico (favorire la mobilità degli eserciti per contrastare i possibili focolai di contestazione). Questo fenomeno, seppur con accenti diversi, si è esteso e rafforzato negli ultimi anni nel contesto della cosiddetta globalizzazione, attraverso il moltiplicarsi delle megalopoli, l’uso massiccio di espropriazioni e privatizzazioni per ridisegnare i confini di interi quartieri e città, il proliferare dei processi di riqualificazione urbana e di gentrificazione, etc. Quanto più la dinamica di accelerazione nella trasmissione d’informazioni si accorda con il “ritmo del capitale”, tanto più quest’ultimo tende all’espansione territoriale (cfr. Jack Goody, Capitalism and Modernity. The Great Debate, Polity, 2004).
Mentre chiudiamo questo numero di «Zapruder» i telegiornali riportano l’ennesimo caso di esondazione delle acque in un territorio, quello italiano, sempre più edificato e sempre più incapace di trovare un equilibrio tra lo sviluppo urbano e il mantenimento delle condizioni minime di sicurezza per i suoi abitanti. Il costante consumo di suolo costituisce un tratto saliente del modello di sviluppo economico neoliberista (cfr. Paola Bonora, a cura di, Atlante del consumo di suolo: per un progetto di città metropolitana, Baskerville, 2013). Si tratta di uno degli innumerevoli effetti del “capitalismo urbano”, vale a dire l’uso spregiudicato della speculazione fondiaria (la trasformazione del valore d’uso in valore di scambio) per acquisire opportunità di rendita. La città funziona in tal senso come un meccanismo regolatore che permette di riassorbire il surplus di capitale investendolo in nuovi progetti dal futuro aleatorio, tanto che David Harvey sottolinea come tutte le crisi economiche sperimentate nell’ultimo secolo siano state precedute da una crisi immobiliare (cfr. David Harvey, Città ribelli. I movimenti urbani dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street, Il Saggiatore, 2013 [I ed. London 2012]).
Proprio alla luce della più recente crisi, alcuni osservatori hanno rilevato come, anche nel nostro paese «il neoliberalismo urbano non sarà più un’eccezione come (in parte) era stato nel passato […], ma una condizione normale, permanente e di fatto inevitabile» (Antonella Rondinone, Ugo Rossi e Alberto Vanolo, Alle radici della crisi: questione urbana e consumo di suolo in Italia, «Rivista Geografica Italiana», n. 120, 2013, p. 335). D’altro canto, già nel 1963 Francesco Rosi chiudeva il suo film Le mani sulla città con la frase: «I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce». Secondo alcuni antropologi, tuttavia, l’estensione del capitale produce delle forme di resistenza che assumono caratteri locali e spazialmente situati (cfr. Jonathan Friedman, La quotidianità del sistema globale, Bruno Mondadori, 2005 [I ed. London, 2000]). Di fronte ai processi di urban sprawl (l’espansione urbana incontrollata) o di riqualificazione urbana che contribuiscono a espellere le fasce di abitanti più deboli ridisegnando dal punto di vista spaziale le frontiere sociali, emergono delle forme di resistenza, spesso disomogenee e frammentate, sotto forma per esempio di movimenti per la casa che rivendicano il diritto a una abitazione per gli sfrattati, di centri sociali occupati che faticosamente tentano di costruire nuove forme di socialità o di coltivatori urbani che strappano aree verdi al grigio dell’asfalto. La città diventa qui un oggetto privilegiato da decostruire e indagare sotto la lente della conflittualità prodotta dal sistema capitalista, riprendendo per certi versi un discorso aperto oltre dieci anni fa con il primo numero di «Zapruder » dedicato a Piazze e conflittualità.
Per affrontare una problematica così ampia e complessa, abbiamo deciso di allargare i confini disciplinari consolidati della rivista coinvolgendo sociologi, geografi , architetti, antropologi, cartografi , con l’intento di focalizzare l’attenzione su alcune delle forme in cui si presentano i conflitti connessi allo sviluppo del capitalismo urbano.
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