Lettere da Taranto. Nell’ambito del progetto
viagraziadeledda senzanumerocivico, va in scena il secondo e ultimo appuntamento di
Città nascosta, contenitore di percorsi tematici e performance a cura del Crest, in collaborazione con Custodes Artis. In programma un tour museale, preceduto e seguito da due saggi conclusivi di altrettanti laboratori teatrali,
Il fantasma di Laclos e
Terroni.
ore 20.30
IL FANTASMA DI LACLOS
esito finale del laboratorio teatrale condotto da Sandra Novellino e Delia De Marco
in scena Francesca Arangio, Giulia Basile, Annamaria Casarano, Cristina Chirizzi, Antonio Malvaso, Marisa Nisi, Francesco Pagano, Gemma Rossi, Andrea Santoro, Lorenzo Scialpi, Francesco Scurini
I vecchi pescatori tarantini evitano di passare davanti all’isola di San Paolo. Ritengono che porti male, che sia imputabile di tutti i naufragi nella zona e che la colpa di tutto sia da attribuire al fantasma di Laclos, che più di qualcuno giura di aver visto vagare inquieto sull’isolotto, nelle notti di tempesta, quando il mare si avventa con forza contro la scogliera. Ma chi è Laclos? Pierre Choderlos de Laclos nasce ad Amiens nel 1741. A diciotto anni entra alla scuola d’artiglieria di La Fère da cui esce tenente a ventidue anni, poi promosso marèchal di campo. Nel 1782 scrive l’opera-scandalo “Le relazioni pericolose” (Les liaisons dangereuses), uno dei capolavori della letteratura francese. Messo da Napoleone al comando della Riserva di Artiglieria dell’Armèe d’Italie di stanza a Taranto, nel 1803 si ammala e il 5 settembre muore di malaria nel convento di San Francesco, nel borgo antico, e viene sepolto sull’isola di San Paolo, in Mar Grande. Se, in vita, il suo discusso romanzo, aveva creato benevolenza e curiosità tra i tarantini più o meno nobili, che presero a cuore la sua malattia sostenendo ogni cura, dopo la morte e in seguito al tracollo di Napoleone, quegli stessi abitanti dell’Isola distrussero la sua tomba gettando - forse - in mare le sue spoglie. Pubblicato nel 2006 da Edit@, il libro di Helene Claude Frances “Il fantasma di Laclos” rievoca la triste vicenda del generale di brigata attraverso le lettere (inedite) di personaggi, alcuni reali, altri rievocati dalla fantasia.
a seguire
VISITA AL MUDI
Su tre livelli della prestigiosa struttura museale, allestita nell’ex seminario arcivescovile, l’itinerario museale è organizzato in sette sezioni tematiche: la sezione liturgica, con l’esposizione di tele di artisti meridionali; la sezione cristologica, che ospita il topazio di Ferdinando II, una rara statua della Trinità, un crocifisso medievale in avorio e la preziosa opera di Corrado Giaquinto “Transito di san Giuseppe”; la sezione dedicata a Maria, con le tele della Madonna della Salute di Nicola Porta e dell’Assunta di Serafino Elmo (1771); la sezione dei Santi, con gli antichi reliquiari contenenti la lingua di san Cataldo e il sangue di san Vito; la sezione degli Ordini religiosi e delle Confraternite, con il reliquiario di san Vito, molto venerato fino al ‘700; la sezione della Cattedrale, con i resti dei leoni che ornavano la facciata romanica; la sezione degli Arcivescovi.
a seguire
TERRONI
esito finale del laboratorio teatrale condotto da Andrea Simonetti
in scena Angelica Campanella, Annamaria Casarano, Loredana Iurlaro, Marisa Nisi, Chiara Ritelli, Vincenzo Ruggieri, Gabriela Russano, Francesco Scurini
Nel 1995 il tarantino Giancarlo De Cataldo, magistrato, drammaturgo e sceneggiatore, pubblica con la casa editrice Theoria, poi riproposto nel 2006 dalla Sartorio, il libro “Terroni”, in cui si mescolano, fra ricordi e realtà, le vicende della Taranto degli anni ’90: «Un romanzo “sociale” in cui lottano pulsioni criminali e aspirazioni borghesi, perbenismo provinciale ed eccentrica autonomia». Nelle 140 pagine dell’opera letteraria vengono raccontate le vicissitudini di tantissime tipologie di terroni: i migratori, gli stanziali, gli ostinati, gli indifferenti, gli innamorati e molti altri ancora. Durante il percorso laboratoriale, i corsisti si sono ripetutamente domandati, in maniera quasi ossessiva, se e quanto siamo cambiati. L’ambientazione della performance è un luna park, posto attrattivo e, al contempo, pericoloso. Uno spazio dove ci si perde facilmente nei luoghi comuni dei personaggi del sud e dove magicamente ci si ritrova quando le immagini vengono riflesse in un labirinto di specchi. Un’area che racchiude quella meravigliosa giostra che è il sud, dal quale forse i suoi abitanti dovrebbero scendere, per ritrovare le coordinate e rimettersi in gara con un nord sempre più arrembante.
Web:
www.teatrocrest.it