Festival del XVIII Secolo
Incontri culturali
Apre la stagione autunnale dell’ottava edizione del Festival del XVIII Secolo con un duo molto caro al pubblico leccese: la storica dell’arte Maria Agostinacchio e il critico musicale Eraldo Martucci. Insieme svilupperanno, con l’ausilio di esemplificazioni audio e video, un titolo a dir poco affascinante: “Et in Arcadia ego: musica e arte a Roma tra barocco e arcadia”.
L’appuntamento è previsto per Domenica 25 ottobre alle 19.30 presso l’Open Space di Palazzo Carafa in Piazza Sant’Oronzo a Lecce.
Il grande mecenatismo romano ed i fasti del Barocco si combinano nella Città Eterna, scenario ideale per il magistero musicale di Corelli, in uno scenografico “affresco” artistico e letterario. Il Settecento si apre sotto il segno dell’Arcadia, l’accademia letteraria nata nel 1690 che promulga il ritorno a una norma illustre, alla ragionevolezza, al buon gusto contro le esuberanze del tardo barocco. L’Arcadia e l’Accademia di San Luca guideranno questo rinnovamento.
La città si trasforma sotto il pontificato di Clemente XI Albani, arricchendosi di impianti architettonici come il Porto di Ripetta, la Piazza del Pantheon, l’Ospizio del san Michele e con il restauro di molte chiese paleocristiane. Si trasforma anche la pittura, grazie a maestri come Chiari, Luti e Trevisani. Il “Settecento d’Arcadia” è profondamente innovatore ed educativo, con la sua costante attenzione ai contenuti. Il promotore più autorevole di questo rinnovamento sarà il coltissimo papa Albani che riunisce attorno a sé una corte di artisti, scienziati, archeologi, letterati. Tra questi, l’eccentrico cardinal Pietro Ottoboni che scelse di vivere per quarant’anni su una scena mondana dove musica, teatro, arredi preziosi e grande pittura si mescolano in una cornice di ineguagliabile ricchezza.
Ammesso in Arcadia nel 1706, il grandissimo violinista Arcangelo Corelli si trovò a contatto con circoli classicisti che consideravano musica e pittura arti sorelle. Corelli aveva una importante collezione di dipinti, tra i quali spiccavano quelli di Brueghel, del Domenichino e di Dughet, cognato di Poussin. Quest’ultimo, francese di nascita, può considerarsi un artista italiano a tutti gli effetti: nel 1624 Poussin giunse a Roma dove visse fino alla morte avvenuta oltre quarant’anni dopo. E’ autore fra l’altro del celeberrimo dipinto “Et in Arcadia ego”, la cui scritta, in realtà, aveva già dato il titolo a una nota opera di Giovanni Francesco Barbieri, noto come il Guercino, realizzata nel 1618 e rappresentante due pastori che, uscendo da una foresta, si imbattono in una strana tomba che riporta, per l’appunto, la scritta “et in Arcadia ego”. Il quadro presto diventò un’icona dell’Accademia Arcadia.
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Lecce
Open Space Piazza S. Oronzo
ore 19:00
ingresso libero
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