“Correnteza”
La musica di Tom Jobim e dintorni
Gabriele MIRABASSI clarinetto
Roberto TAUFIC chitarra
Cristina RENZETTI voce
“Correnteza” è in portoghese la corrente del fiume ed è il titolo di un bellissimo brano di Tom Jobim. È successo per caso, che sulle note di questo brano sia avvenuto il primo incontro musicale di questi tre musicisti, amanti e profondi conoscitori dell’universo musicale brasiliano. Ed è così che, proprio sulla corrente del caso, è nata l’idea di lavorare insieme sul repertorio di uno dei più grandi compositori del secolo scorso, Antonio Carlos Jobim, lasciandosi trasportare dalla grazia e dalla bellezza delle sue note. Oltre a qualche interpretazione di alcuni classici della bossa nova, per i quali Jobim è conosciuto in tutto il mondo, il trio darà ampio spazio a riarrangiamenti di brani meno noti, ma altrettanto caratteristici e intensi.
Cristina, Roberto e Gabriele, tre storie personali diversissime ma un’anità profonda che non rimuove le loro differenze, bensì le nutre e le esalta. Il loro incontro possiede quella naturale ineluttabilità di chi viene trascinato dalla corrente dello stesso fiume. Quel fiume nasce in Brasile ed attraversa il mondo intero, attraversa spazi sconfinati e porta con sé storie ancestrali e moderne, sapienza indigena e violenze coloniali, disuguaglianze feroci e sensualità sfrenata, natura incontaminata e metropoli frenetiche.
Si potrebbe dire che tutti i popoli del mondo sono le gocce che formano la sua corrente, ognuno di essi ne ha derivato un tratto somatico, un’abitudine alimentare, una divinità in cui credere, un suono in cui riconoscersi.
E il grande fiume che scorrendo mischia, diluisce, raggruma, sedimenta, trasforma incessantemente e così crea quello straordinario, inedito, immaginifico laboratorio identitario che è la società brasiliana, dove passato e futuro convivono in un contraddittorio equilibrio che di per sé ha del miracoloso. E nella corrente tutto ciò che il fiume trasporta viene trascinato a valle con la stessa forza irresistibile. Il fiume regala al granello di sabbia il peso del masso gigantesco. Sicuramente il “macigno più pesante” che il nostro fiume abbia mai portato con sé si chiamava Antonio Carlos Jobim, di gran lunga il musicista brasiliano più famoso di tutti i tempi.
Jobim conquista l’America di Stan Getz e Frank Sinatra già giovanissimo, diventando l’emblema della bossa nova, racconto poetico musicale della zona sud di Rio de Janeiro a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 e della sua leggiadra e sensuale spensieratezza. L’enorme successo internazionale però ha come contropartita quello di imprigionare la sua immagine nello stereotipo estetico bossanovista. Da Jobim ci si aspetta sempre e solo che ci faccia sognare Ipanema col suo corredo di leggendarie belle ragazze. Ma Il maestro sente prestissimo l’angustia di questo confine, esce dal rifugio dorato di Rio e delle sue mitiche spiagge e diventa stilizzatore e amplificatore del gigantismo musicale del suo paese.
Il suo sguardo si estende allo sconfinato sertão, il Brasile rurale lontano dal mare, con le sue leggende che parlano di santoni e banditi, colonnelli e poeti di strada, delle siccità devastanti, dell’epica lotta per la sopravvivenza di gente umile e coriacea legata a doppio filo all’allevamento del bestiame. E poi racconta la natura selvaggia, la selva con i suoi uccelli variopinti e i suoi abitanti originari, gli indios e le loro leggende misteriose. È a questo punto che la sua statura diventa monumentale, e che al tempo stesso il pubblico straniero diventa distratto, restio ad allontanarsi dal rassicurante sogno del paradisiaco esotismo carioca. Correnteza è una sua bellissima canzone dove un innamorato, con la semplicità disarmante tipica della bossa nova, paragona il suo amore ai fiori e alla frutta matura trasportate dalla corrente del fiume, ed è fra i primi brani nel quale si affaccia, nell’ambientazione, “l’altro” Brasile, quello interiore, ancestrale profondo, introverso.
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