Divertire e affascinare. Per poi diventare intrigante, lasciando il lettore incollato alle pagine di sei storie che ti rimangono addosso. «Non si potrebbe chiedere di più . Avventuratevi in questo libro senza paura». Le parole di Tito Faraci non potrebbero essere miglior invito per scoprire “Pioggia dorata” (Giazira scritture), il nuovo libro di Elena Bibolotti. La scrittrice barese (romana d’adozione) prosegue il suo giro di presentazioni con l’appuntamento a Casamassima, nell’accogliente cornice della libreria Macondo (via Verdi, 5 ore 18,30). L’autrice dialogherà con l’editore Cristiano Marti. Dopo “Justine 2.0” (Ink edizioni), Elena Bibolotti torna con il suo inconfondibile stile: cinico, malinconico, provocante, sarcastico. Alla ricerca di un modo per decifrare il mondo e le relazioni umane che ha nell’eros (e nei suoi lati oscuri) il suo canale più autentico. Uno strumento attraverso il quale l’autrice racconta la solitudine, le debolezze e le aspirazioni di ognuno di noi. E così “Pioggia dorata” non rimane una semplice lettura, ma un vero e proprio bagno di vita. Anzi, di vite: quelle di «protagonisti – scrive l’autrice – che non hanno nulla di speciale, non troppo belli, non troppo intelligenti, senza il fisico del ruolo. Persone normali con un vissuto spesso disastroso», capaci di rivedere la propria esistenza. E cambiarla.
Elena Bibolotti
Nasce a Bari. Diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, lavora nell’avanguardia teatrale. Imprenditrice nel web e nella didattica musicale, assistente al Master di scrittura creativa della Luiss Guido Carli, è consulente editoriale. Ha pubblicato il romanzo “Justine 2.0” (INK Edizioni Milano) e due racconti per le collane “Erotic +” e “Porn to be alive” (80144 Edizioni Roma).
NOTE CRITICHE
Qual è il “punctum” d’ogni racconto che voglia restituire l’eros, di più, il sesso? Ammesso che sia
questo (ossia il sesso, l’eros, la Carne) il centro assoluto della narrazione di Elena Bibolotti?
Semplice, si tratta dell’attesa, volendo potremmo perfino consegnarla alla maiuscola. Così: l’Attesa,
punto. Come dispositivo emozionale, in grado di conquistare il respiro e l’attenzione di chi legge.
L’Attenzione, sia chiaro, consiste tutta nel talento posseduto da parte di chi scrive, nel nostro caso
proprio la Bibolotti, scendendo nel dettaglio: nella sua capacità di trasformare le cose, gli arredi, i
soprammobili, perfino le sale e i corridoi di questa nostra attesa, nel corpo stesso del racconto che
muove verso il disvelamento di un “oggetto del desiderio”. (...) L’assertività del linguaggio, la
descrizione, perfino la sua prosaicità sospesa, contribuiscono a mettere in moto la dinamo
dell’attenzione, dove l’Attesa ancora una volta compie il suo miracolo: non fa distogliere le pupille dal rigo. (...) Alla fine, la Bibolotti, ci ha portati in salvo oltre il genere. Oltre tutti i generi. E di questo noi la ringraziamo. La letteratura erotica non esiste, c’è soltanto la parola.
(Dalla prefazione al libro di Fulvio Abbate)
Elena Bibolotti fa parte di quel gruppo di autori che riescono a tenere lo sguardo del lettore puntato
su ciò che – per paura, pudore o “decoro borghese” – preferirebbe non vedere. Smaschera ipocrisie e lo fa con una scrittura nitida ed elegante, anche e soprattutto quando affronta temi giudicati scabrosi. Un paradosso solo apparente, in cui sta l’abilità della narratrice. I suoi personaggi sono spesso vittime della mancanza di libertà. Di un moralismo che è tutt’altro che morale. E, oltre a tutto questo, nei racconti di Elena Bibolotti c’è la capacità di divertire, affascinare e intrigare, con spunti brillanti e trame mai scontate. Davvero, non si potrebbe chiedere di più.
Avventuratevi in questo libro, senza paura.
(Tito Faraci)
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