H. 19.30 degustazione
H. 20.30 Sipario
LO SCIALLE ANDALUSO
omaggio a ELSA MORANTE
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Legge Nunzia Antonino
A cura Carlo Bruni
Ricerca musicale Sergio Antonino
Solo chi ama conosce...Solo a chi ama il diverso accende i suoi splendori.
L'arte fa qualcosa di più dell'amore, non si limita a scoprire la realtà: penetra più profondamente in essa. Elsa Morante, a questo compito supremo dell’arte, si è mantenuta costantemente fedele anche attraverso la disperazione più profonda di quando la vita giunge fatalmente a incontrare “il rischio mortale della conoscenza”. Donna colta, sensibile, partecipe con forza critica straordinaria del suo tempo, la Morante è considerata da molti la più grande narratrice italiana del ‘900.
Le rendiamo omaggio leggendo un racconto scritto sulla soglia degli anni ‘50. Costruttrice di straordinarie cattedrali di carta, rivela anche in questa misura i suoi temi più intimi, come il rapporto contraddittorio fra madre e figlio. Interpretato dall’attrice Nunzia Antonino, mettendo in voce la scrittura dell’autrice, il reading affida all’oralità il compito di rievocarne l’emozionante intensità: un invito alla lettura, ma anche un’occasione per farci
leggere da questa illuminata interprete dell’animo umano.
“Fin da ragazzina, Giuditta, a causa del suo amore per il teatro e per la danza, s'era messa contro tutti i parenti: in quella buona famiglia di commercianti siciliani, la professione di danzatrice (sia pure di danze serie, classiche) era considerata un crimine, un disonore. Ma Giuditta, nella lotta, si condusse da eroina: studiò di nascosto e a dispetto di tutti. E appena cresciuta, lasciò Palermo, la famiglia e le amiche, e se ne andò a Roma, dove, pochi mesi dopo, già faceva parte del Corpo di Ballo dell'Opera. Il teatro, che era sempre stato il suo paradiso, l’aveva accolta! Aveva sempre pensato d’essere destinata alla gloria e un giovane corteggiatore, musicista del Nord, la incoraggiò in questa
convinzione e Giuditta lo sposò. Bello, stimato da tutti, solo tre anni dopo le nozze, il musicista la lasciò vedova con due piccoli gemelli: Laura e Andrea. La sua carriera non aveva fatto nessun progresso, ma nell'intimità Giuditta Campese era una primadonna. La casa risplendeva dei suoi orgogli, talenti, magnificenze e nelle poche stanze regnava la certezza che lei fosse una stella. La sua passione, già tanto contrastata, incontrava però un nuovo avversario là dove Giuditta non se lo sarebbe mai aspettato: nato e cresciuto fra gente di teatro, il nuovo avversario era suo figlio, Andrea”.
Web:
www.teatroeden.com