da sabato 26 a domenica 27 novembre 2016
Katër i Radës. Il naufragio
Teatro
Teatro di Rilevante Interesse Culturale
Katër i Radës. Il naufragio
di Alessandro Leogrande
sabato 26 e domenica 27 novembre h 21.00 Teatro Kismet
Dal romanzo reportage del giornalista Alessandro Leogrande, Il naufragio, arriva sul palco del Kismet lo spettacolo Katër i Radës. Il naufragio dei Cantieri Koreja di Lecce, ispirato alla vicenda della motovedetta albanese naufragata nei nostri mari nella primavera del 1997. Con le musiche di Admir Shkurtaj e per la regia di Salvatore Tramacere, lo spettacolo è un'opera da camera in albanese e in italiano che dà voce ai sommersi e ai salvati di quel terribile episodio: sarà in scena sabato 26 e domenica 27 novembre alle 21.00 (info 080.579.7667; 335.805.22.11; www.teatridibari.it). Dopo la replica di sabato il consueto incontro con la compagnia e con Leogrande, coordinato dal critico Nicola Viesti e dallo “spettatore critico” di questa settimana, Anna Cantatore.
Commissionato dalla Biennale musica di Venezia, dove ha debuttato nell'ottobre del 2014, Katër i Radës. Il naufragio, annota Leogrande “non vuole essere semplicemente un'opera della memoria. É piuttosto il tentativo, attraverso la musica, di liberare l'universo umano di chi è andato incontro a una delle tante tragedie del Mediterraneo: quella della piccola motovedetta albanese, stracarica di uomini, donne e bambini, affondata nel marzo del 1997 davanti alle coste italiane. Nell'atto unico si affollano i sommersi e i salvati, chi è sopravvissuto e chi è scomparso, le loro voci, i loro pensieri, e soprattutto il loro viaggio verso il buio, pieno di grandi ansie e piccoli desideri, sogni e paure, digressioni, apparizioni, improvvise rammemorazioni. Ci sono madri e figli. Ragazzi cresciuti troppo in fretta e bambini strappati alla loro infanzia. Alle spalle c’è un paese in fiamme, l’Albania del 1997, appena uscita da uno regimi più claustrofobici e totalitari dell’Europa dell’Est e subito piombata nella palude di una incerta transizione dominata da una nuova élite rapace (in quel marzo, a seguito del crollo dell’economia, il paese cadde in uno sorta di guerra civile). Davanti, al di là del mare, l’Italia: il paese simbolo dell’Occidente a lungo sognato e vagheggiato, lo stesso paese alla cui storia gli albanesi hanno spesso intrecciato la propria. Nel mezzo il Canale d’Otranto: crocevia, nei secoli, di attraversamenti e relazioni e – negli anni novanta – via di fuga dai Sud del mondo verso l’Unione Europea.
In quella che è a tutti gli effetti un'opera camera, elementi arcaici si depositano nel tessuto strumentale come la ruggine sul metallo della nave: canti polifonici (risalenti secondo alcuni ai tempi di Omero), lingua albanese (lingua illirica), suono della cupa-cupa. Le tracce elettroniche rielaborano suoni d’acqua e metallo e riecheggiano in tutta l’opera, come la polifonia tipica dell’Albania del sud, antico canto da tre a quattro voci in cui vi è una voce che espone il canto, la seconda e la terza che gli si contrappongono e più voci in bordone.
La musica racconta questi momenti: la guerra civile, la fuga verso il porto, il momento dell’imbarco sulla Katër.
Circa l'allestimento, Tramacere spiega “sulla scena si compongono i luoghi di quel tragico naufragio, si intrecciano voci, gesti, odori, suoni e lo spazio si frammenta, si allontana fisicamente dalla memoria per dare voce ai dettagli di chi quel viaggio se lo porta addosso”.
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da sabato 26 a domenica 27 novembre 2016
Bari
Teatro Kismet OperA
Strada San Giorgio Martire, 22/F
ore 21:00
ingresso a pagamento
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