Una drammaturgia originale che pone le sue fondamenta sui temi e i personaggi principali di Zio Vanja, uno dei capolavori di Anton Čechov.
La compagnia Oyes di Milano porta in scena "Vania", per la rassegna di teatro contemporaneo e danza "Légami", nell'ambito del "Programma regionale di spettacolo dal vivo per la valorizzazione delle risorse culturali ed ambientali della Puglia – 2016”.
"Tutti, finché siamo giovani, cinguettiamo come passeri sopra un mucchio di letame. A vent'anni possiamo tutto, ci buttiamo in qualsiasi impresa. E verso i trenta siamo già stanchi, è come dopo una sbornia. A quarant'anni poi siamo già vecchi e pensiamo alla morte. Ma che razza di eroi siamo? Io vorrei solo dire alla gente, in tutta onestà, guardate come vivete male, in che maniera noiosa. E se lo comprenderanno inventeranno sicuramente una vita diversa, una vita migliore, una vita che io non so immaginare".
Così scriveva Anton Čechov in una delle sue lettere. Ed è proprio dalla stessa pervasiva sensazione di stagnamento ed immobilismo che è nata la necessità di questo lavoro. Come la maggior parte dei trentenni anche noi ci ritroviamo in un limbo poco rassicurante e per non sentire il vuoto ci aggrappiamo al passato e guardiamo al futuro con poche speranze. Il rischio è quello di sopravvivere galleggiando nel "letame" di cui scrive Čechov.
E così abbiamo deciso di raccontare le paure, il senso di vuoto, la difficoltà di sognare della nostra generazione attraverso una drammaturgia originale che pone le sue fondamenta sui temi e i personaggi principali di Zio Vanja, uno dei capolavori dell'autore russo.
La nostra vicenda si svolge in un paesino di provincia lombarda e ruota attorno al Professore, costretto a letto da una grave malattia. Non vedremo mai il Professore ma le tragicomiche conseguenze che la malattia produce sul resto della “famiglia”: la giovane moglie Elena, il fratello Ivan, la figlia Sonia, il Dottore. Come in Zio Vanja anche i nostri personaggi hanno la sensazione di non vivere la vita che vorrebbero. Ma la spinta al cambiamento deve fare i conti con la paura di invecchiare, le rigidità, i sensi di colpa, il timore di non essere all'altezza. Un divertente purgatorio di anime che rimanda all'inerzia della quotidianità e a tutti quei patetici ma vitali tentativi di darsi un senso.
ideazione e regia Stefano Cordella
drammaturgia collettiva
con Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso, Fabio Zulli
disegno luci Marcello Falco
costumi e realizzazione scene Stefania Corretti, Maria Barbara De Marco
organizzazione Giulia Telli
con il sostegno di fUnder 35 e Comune di Gubbio /URA – Regione Umbria (MiBACT)
NEXT – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo
Premio Nazionale Giovani realtà del teatro 2015 - Accademia Nico Pepe di Udine
Menzione speciale alla drammaturgia Festival Inventaria 2016 – Roma Progetto vincitore del bando GO! Giovani opportunità – Monza-Brianza
durata 75'
Si consiglia di prenotare dato il numero limitato di posti.
Web:
www.teatrodelleforche.com