“MARIAM MATREM VIRGINEM”
Musiche mariane al tempo dei pellegrinaggi medievali
Goffredo Degli Esposti - cornamusa, flauto traverso, flauto & tamburo, flauto doppio
Gabriele Russo - viella, ribeca, tromba medievale, piffero
Simone Sorini - cantore al liuto
Peppe Frana - liuto, guinterna
Lorenzo Lolli - percussioni
Il pellegrinaggio medievale è stato un grande fenomeno di massa che coinvolse folle di pellegrini alla ricerca del perdono. La via Francigena, il cammino di San Giacomo (di Compostela), ed anche le stesse crociate, prevedevano lunghi tempi di preparazione: un viatico dal quale non era certo il ritorno. Così il viaggio interiore fu viaggio nel mondo, esperienza forse unica per l’uomo medievale, che comportò l’inevitabile scoperta di altri mondi e altri modi di vita. Il canto, la musica, la danza accompagnarono questa esperienza nei vari aspetti: di penitenza (le Laudi di Cortona); di preghiera (ancora le Laudi e le Cantigas de Santa Maria spagnole); di narrazione degli incredibili miracoli accaduti ai pellegrini e di quei miracoli della Vergine che li spinsero al viaggio (le Cantigas de Santa Maria); e infine l’esultanza per il viaggio compiuto, per aver raggiunto la meta agognata, una tale irrefrenabile gioia, dopo tante lacrime e sofferenze, perlomeno nei pellegrini veri, da trasformarsi in danza collettiva (come nei canti del Llibre Vermell del monastero di Montserrat).Le laudi conservate nel codice di Cortona (XIII sec.) sono preziose testimonianze di una vasta tradizione musicale, sicuramente preesistente alla loro stesura, affidata in gran parte alla memoria degli esecutori e quindi persa nel tempo. La pratica del canto delle laudi presso le varie confraternite (dei Bianchi, dei Flagellanti, ecc.) è attestata per mezzo di precisi riferimenti nelle cronache dell'epoca. La lauda delle prime confraternite era un canto semplice, monodico, facile da cantare per tutti i confratelli (almeno nel ritornello),eppure, proprio perché canto corale, sempre ispirato ed emozionalmente profondo. Soprattutto è da sottolineare come tale canto fosse una delle occasioni principali di rinnovamento spirituale e di emancipazione delle confraternite medievali dalla tradizione liturgica; un momento di forte coesione tra i fratelli che, con cadenza periodica, si riunivano per la preghiera e la lauda.Le Cantigas de Santa Maria sono, anche queste, composizioni monodiche del XIII secolo (se ne sono conservate oltre 400) e sono in lingua galiziano-portoghese. Contenute in tre preziosi codici, sono state fatte comporre per volere del re Alfonso X “El sabio”, che, probabilmente, ordinò ai suoi scribi e musici di elaborare il prezioso patrimonio, popolare e colto, dei racconti dei miracoli compiuti dalla Vergine Maria. Tra le cantigas de miragre (di miracolo) sono numerose quelle che raccontano del pellegrinaggio medievale verso i santuari e tombe dei vari santi; altre narrano dei miracoli accaduti a quei devoti pellegrini che, colti da bisogno, grazie alla fede ricevono un immediato aiuto dalla Vergine; altre, invece, descrivono i motivi che spinsero i fedeli, o anche i peccatori o miscredenti, a recarsi in pellegrinaggio per un’improvvisa intercessione della Madre di Dio. Sappiamo, dall’iconografia delle cantigas, che nel racconto di queste partecipavano vari strumenti musicali suonati da musicisti provenienti da diverse parti dell’Europa e del Mediterraneo: erano ebrei, cristiani e mussulmani che convivevano nella Spagna multietnica dell’epoca. Infine le musiche del Llibre Vermell, del Monastero catalano di Montserrat, sono una preziosa testimonianza per quanto riguarda ciò che direttamente cantavano i pellegrini nel Medioevo. Infatti per evitare che , dopo lungo viaggiare, questi fedeli cantassero e danzassero le musiche più volgari e popolari, la Chiesa catalana indicò direttamente i canti che potevano essere permessi. Sono solo dieci quelli conservati nel manoscritto, una parte di questi è andata perduta per un incendio, ma sono significativi per la loro bellezza e, nello stesso tempo, immediata comunicazione dell’emozione del pellegrino medievale : gioia che trascina alla danza collettiva dopo la sofferenza del viaggio per purificarsi dai peccati.
Web:
www.micrologus.it