TEATRO: Ammazzare le donne è facile (con Emanuele Vezzoli)
Teatro
La ballata dell'uomo triste.
“Se veramente vuoi levare di mezzo qualcuno, devi per forza ammazzarlo.
Dentro ammazzare c’è tutto: il mattatoio, la mazza, la forza del suono, la convinzione di chi tiene la vittima in un abbraccio senza scampo, la mamma cui si dedica il gesto, la responsabilità di chi compie il gesto. Inoltre dire io ti ammazzo è un gesto di attenzione, di affezione, di ambivalenza. Si dice ti ammazzo solo a qualcuno cui tieni molto. Dentro ammazzare c’è amare: l’unico amore possibile […] A morire sono capaci tutti, ammazzare è merito di pochi e dà il diritto a lanciare per primo il guanto. Un uomo nasce corroso da due tarli, cugini carnali tra di loro, il ridicolo e l’impotenza. Ammazzare – diventare un assassino e restare impunito – è l’antidoto adatto”.
Monologo crudo, impietoso, talmente lucido e conseguente nelle sue argomentazioni da risultare a tratti farneticante, quello recitato dall’ingegner Cozzi davanti al luogo dove giacciono i poveri resti della moglie scomparsa; già, “scomparsa”, non morta, perché nessuno oltre lui sa che il corpo della donna si trova ormai sotto terra. Lo rincorrono sospetti, voci, indagini ma nessuno riesce ad andare fino in fondo nel dimostrare la sua colpevolezza e, anzi, quel circo mediatico che si è scatenato intorno a lui, fatto di chiacchiericcio televisivo, pareri di pseudoesperti, psicologi, criminologi, giornalisti, non fa altro che agevolare il suo gioco, confondendo le acque. Del resto, l’ingegnere ha fatto solo quello che era giusto: ristabilire l’ordine che sua moglie si rifiutava di rispettare, rimettendo le cose a posto, così come devono essere. L’uomo padrone di disporre a suo piacimento della donna che gli sta a fianco.
L'autrice
Giuseppina Pieragostini mette la sua scrittura di donna (psicologa) al servizio di un’indagine nella mente maschile per cercare di comprendere le ragioni di un gesto così estremo; la scrittura alimenta il pensiero e riporta su carta ossessioni, fobie, nevrosi, fragilità e paure di un uomo che ha violentato la sua indole per apparire invulnerabile dall’esterno, arrivando a uccidere la moglie perché quotidianamente lo metteva di fronte a sue debolezze, a un senso di inadeguatezza che era necessario rimuovere per non soccombere. Terribile e spiazzante per il lettore prendere atto di come la violenza fisica possa essere generata dalla fragilità psicologica e dalla paura di scoprire la propria vulnerabilità di fronte a una creatura che mette in crisi solo per il fatto di esistere, facendo scricchiolare le proprie labili certezze.
Assurdo e tragicamente paradossale constatare che uccidere la moglie non è servito a “liberarsi” di lei, visto che, un anno dopo, l’uomo sente il bisogno di tornare dove è sepolta, “raccontarsi” cosa è successo, stare di nuovo insieme in un posto dove lui solo potrà trovarla ormai. Ucciderla è stato l’unico modo per “appropriarsi” completamente di ciò che, finché era in vita, non era riuscito ad avere.
Giuseppina Pieragostini, psicologa nel servizio sanitario nazionale, aggiunge a quello per la letteratura l’interesse per le storie delle persone. Ha pubblicato racconti brevi e lunghi (Vicino al Centro del Mondo, L’Età dell’Indecenza, La vendetta della Sepolta Viva di Rosaspina di Belvedere). Non dimentica mai, quando scrive, le favole del mondo contadino e le storie vere delle donne e degli uomini.
Note di regia
Ho fatto la riduzione e l'adattamento teatrale di questo racconto su richiesta della casa editrice Fefè di Roma con l'idea di portarlo sulle scene come monologo, tuttavia ci siamo accorti, strada facendo, che si adattava perfettamente ad una lettura scenica, o come si suol dire ad una mise en espace.
Ed è proprio quello che farò giovedì 21 dicembre a Trani al Teatro Mimesis.
Emanuele Vezzoli
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Trani (Barletta Andria Trani)
Teatro Mimesis
via Pietro Palagano 53
ingresso ore 20.30 - sipario ore21.00
ingresso con prenotazione
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