Stamme megghie quanne stamme pegge?
Teatro
L’autore si fa interprete di una delle espressioni più ricorrenti negli attuali momenti di crisi di ogni livello: da quella economica a quella dei valori e della vita stessa e si domanda: “Stamme megghie quanne stamme pegge...? L’espressione è come un ritornello che si tramanda, nella trama della commedia, attraverso tre generazioni: quella del nonno, quella del figlio e quella del nipote. Tutte si ritrovano nella incapacità di dare risposta all’interrogativo, non certamente facile. La risposta risulta difficile perché Conte coglie nel vero il carattere del tarantino: tradizionalista ad oltranza e autolesionista. E’ per questo che le tre generazioni a confronto finiranno per coinvolgere lo stesso pubblico, espressione della municipalità urbana, per far concludere che si stava meglio quando si credeva di stare peggio. Un titolo proverbialmente estratto da Lino Conte per la messa in scena di questa commedia, nell’intento di creare contrapposizione dialettica generazionale. Leitmotiv di questo intreccio sono la musica, il canto e i balli degli anni ’60. Per non parlare dell’assillo dell’autore e della paura al tempo stesso: quella di perdere la grande produzione di frutti di mare, di cozze e di ostriche. C’è tutto, insomma, in questa storia ambientata nella via Duomo degli anni ’60 nella dolce atmosfera della primavera, che attraverso vicende sentimentali e di ordinaria quotidianità che svelano contraddizioni difficilmente assimilabili: da un lato le tradizioni a cui i tarantini sono profondamente legati, dall’altro gli irresistibili richiami del “miracolo economico”. Quel miracolo, che se da un lato “illude” il fatto di dover stare meglio con il “nuovo”, dall’altro, la corsa inesorabile per raggiungerlo, senza tenere presente il “passato”, scuola maestra per la ricostruzione del nuovo, anzi ignorandolo, provocando, purtroppo, la grande amarezza del nonno, che d’improvviso si sente inutile e abbandonato, o meglio come egli sostiene “’na pezza vecchie scettate a ‘nu candone ca no serve chiù”. Questi i protagonisti : Lino Conte, Onofrio La Gioia, Marisa Lopalco, Antonello Conte, Monica De Leo - Valeria Conte, Peppino Fanigliulo, Gabriella Manigrasso, Francesco Donvito, Dino Vozza e Caterina Chimienti. La Regia è di Lino Conte.
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Taranto
Auditorium Tarentum
via Regina Elena 122
ore 21:00
ingresso a pagamento
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