Parzialmente ispirato, almeno nel nome, dal celebre lavoro “Rainforest” di David Tudor e ridimensionato al ben più umile taglio di “giardino”, Giardino Atonale #1 è il primo tentativo di Aaltra di mettere insieme una piccola mostra collettiva di sound-art.
I lavori in mostra:
Klavierwellen
Marcellvs L.
(2011)
installazione 2 canali
35 min. 08 sec. (loop)
Klavierwellen (dal tedesco Klavier: pianoforte, Wellen: onde), registrato nella Laguna di Venezia il 4 Novembre del 2010, è la documentazione sonora del trasporto di un pianoforte a coda, posto in posizione capovolta, su una piccola imbarcazione. Due microfoni a contatto e due omnidirezionali sono stati posizionati sulla tavola armonica dello strumento per registrare la risonanza delle corde, delle onde, del motore della barca, etc.. Il risultato finale è una sorta di fotografia sonora della Laguna di Venezia filtrata dalle proprietà acustiche del pianoforte.
Marcellvs L. (1980, Belo Horizonte, Brasile) vive e lavora tra Berlino e Seyðisfjörður (Islanda). Le sue singolari e radicali video-installazioni ed i suoi lavori di sound-art creano un fisico e tangibile senso di rallentamento e falsamento del tempo attraverso la trasposizione di oggetti comuni in uno stato di durata perpetua che li fa apparire completamenti distaccati dalla realtà. Ha preso parte in diverse biennali internazionali tra cui la 16a Biennale di Sydney, la 9a biennale di Lione, la 27a biennale di São Paulo. I suoi lavori sono stati in mostra, tra gli altri, presso Kunsthalle Wien, MAC – museo d’arte contemporanea di Lione, Elsinki Art Museum, Astrup Fearnly Museet (Olso), ICA Londono, NBK – Neuer Berliner Kustverein, New Museum di New York, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, ZKM – museo di arte contemporanea di Karlsruhe, Museo di arte moderma di São Paulo.
Tochnit Aleph e iDEAL Recordings hanno pubblicato i suoi lavori sonori.
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Something nice.
Todd Anderson-Kunert
(2013)
stampa a getto d’inchiostro 80x80, amplificatore per basso, spotlight
audio: canale singolo - 10’44” (loop)
Esistono stadi di trasformazione diversi nella vita di ogni individuo. Parlo di questo riferendomi non a grandi sviluppi emotivi, ma a quelle piccole cose che ci permettono di passare da uno stato all'altro, che ci consentono di diventare ciò che stiamo cercando di essere. Quello di cui parlo è uno spazio interstiziale di cui trovo regolarmente evidenza nella vita di tutti i giorni, uno spazio in cui vorrei dimorare ancora un po'.
Todd Anderson-Kunert è un artista interdisciplinare il cui lavoro spazia dalla performance all’installazione alla release. Vive e lavora a Melbourne. Si dichiara concettualmente motivato dalle sensazioni (reali o implicite), dalle tensioni psicologiche e dagli spazi. Prova estremo interesse nell’indagare quel sottile confine tra “l’ascoltare” ed “il provare”, apprezza scrupolosamente il malfunzionamento di apparecchiature elettroniche e trova particolare sollievo nei silenzi imbarazzanti. Le sue installazioni e le sue performance sono state ospitate internazionalmente, lo scorso anno il suo lavoro “almost there” è stato presentato all’ARS Electronica Festival di Linz, Austria. A febbraio di quest’anno, in occasione di una sua performance e la proiezione del suo documentario “A Conversational Exploration of Sonic Practice”, presenterà la sua ultima istallazioni audiovisiva al “The Audio Foundation” di Auckland, Nuova Zelanda.
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Autosintesi.
Per un’anti-metafisica del suono.
Mauro Diciocia
(2018)
registratore a cassetta , tape-loop da 30”, lampada a luce fredda,
megafono e speaker/casse acustiche.
L’inutile che si illustra da solo, attraverso un ensemble di oggetti comuni riorganizzati e trasformati in una macchina (sonora) di munariana memoria. Il rumore del motore di un riproduttore a cassette ed un’interferenza acustica creata dalla luce di una lampada invadono, amplificati da un microfono telefonico, il campo sonoro dalla voce riprodotta sul nastro magnetico che spiega - a parole - questo stesso evento elettroacustico. I due piani si accavallano e si confrontano continuamente, senza risoluzione finale se non la sintesi, come sospensione o superamento dell’evento sonoro stesso. Particolarmente calzante un commento dello stesso Munari a proposito delle sue macchine inutili:
“Una macchina inutile che non rappresenti assolutamente nulla è il congegno ideale grazie a cui possiamo tranquillamente far rinascere la nostra fantasia, quotidianamente afflitta dalle macchine utili.”
Mauro Diciocia sperimenta da oltre un decennio in ambito visivo e sonoro. Attraverso il suo prolifico progetto “torba” crea composizioni che miscelano tecniche legate alla musica concreta/per nastro ed un approccio acusmatico alla noise music. Ha pubblicato diverse registrazioni su etichette internazionali e si è esibito su diversi palchi europei. Autosintesi è la prima installazione sonora riuscita a varcare la soglia del suo studio.
Web:
www.facebook.com/events/149...