da venerdì 7 a venerdì 14 giugno 2019
in mostra
MOSTRA PERSONALE " ANTOLOGIA DI UN'ANIMA" di SIMON Paride
Arte e fotografia
Venerdì 7 giugno, alle ore 17,30, si inaugura la “personale” di Paride Simon, presso il Chiostro SS.Crocifisso (ex Ospedale Vecchio). Al vernissage interverranno la Professoressa Vincenza Musardo Talò, in qualità di critico d’arte e il dott. Giancarlo Magno, responsabile degli eventi al DSM Asl di Taranto.
L’avvocato Stefano Rossi, Direttore generale Asl di Taranto, introdurrà la serata insieme alla dott.ssa Nacci, Direttrice del DSM Asl di Taranto.
La “personale” di Paride Simon è stata organizzata dall’Associazione L’Obiettivo, con la collaborazione dell’Asl di Taranto, con l’intento di far conoscere al pubblico tarantino, le qualità artistiche oltre quelle già riconosciutegli dalla comunità come operatore sociale, politico e culturale.
Nasce con la matita fra le dita. Quasi inconsapevolmente produce segni senza senso.
Dalle elementari le linee libere diventano scarabocchi col segno sensato. Fogli di quaderno e di album pieni di scarabocchi “sensati”. A otto anni dagli scarabocchi vengono fuori forme di cavalli, cavalli e cavalli. Poi cani, lucertole, serpenti, zebre, leoni e mille altri animali. Alle scuole medie, in classe, non segue le direttive del professore e disegna scene sul suo album, dapprima mute, poi rappresentate da espressioni scritte. Disegnerà per tre anni fumetti che raccontano di battaglie fra romani e greci, fra visigoti, unni e romani. Poi, la sua passione per gli indiani d’America, condizionerà la sua produzione di fumetti. Il professore di disegno ne loda le qualità artistiche sia ai suoi genitori che agli altri docenti. Lo sbocco naturale verso gli studi d’arte viene infranta con la decisione paterna di fargli studiare ragioneria. Gli anni caldi del movimento studentesco diventeranno il suo leitmotiv per sempre. Pochi esami di sociologia a Roma; poi, nuovamente, impegnato politicamente; anche in campo militare rischia di essere rinchiuso a Gaeta.
L’impegno politico e sociale ( a favore delle masse svantaggiate e meno abbienti) condizionerà, per sempre la sua vita. Neo patentato, in compagnia del suo boxer e di un amico del fratello, va in giro per paesi e città a darsi pane vendendo i suoi lavori, (che non definirà mai artistici, neanche da adulto!). I risultati, però, sono ottimi. Ritorna a casa sempre senza opere al seguito. A vent’anni incontra la fotografia che seguirà per quasi due anni. Il disegno si orienta verso temi mitologici. Disegna, poi, e fa confezionare abiti su misura che indossa mostrandoli in giro per le vie di Taranto. Ovviamente, l’impatto è negativo, tranne per qualche eccezione gratificante, mentre a Roma, passeggiando per via Veneto, passa inosservato! (famoso il Cappotto rosso con collo di astrakan e il vestito blu a falde larghe e “bombetta inglese”). A Milano frequenterà un corso per pubblicitario e uno per scenografo. La fine del “68” lo segna e si rifugia nella passione per gli animali: diventa allevatore di diverse razze canine, conosciuto, poi, in campo internazionale, per i suoi levrieri russi. Proprietario di due cavalli frequenterà, per più di un decennio, diversi maneggi e, convivrà, per cinque anni, con un leopardo. L’attenzione verso i colori diventa sempre più pressante. Il tempo, però, non gli permetterà di dedicarsi allo studio sulle tecniche pittoriche. La forte spinta a “imbrattare” la tela, nonostante l’ignoranza tecnica, gli fa produrre centinaia di scarabocchi colorati, molti dei quali, portati al corniciaio, non torneranno più indietro, perché richiesti e venduti.
In occasione della vendita di un cucciolo di levriere russo, presso la sua abitazione, Albano Carrisi e suo fratello acquistano diversi dipinti appesi alle pareti. Continua, comunque, a non definirsi pittore e, quasi sempre, non firma o firma con pseudonomi i suoi lavori. Nel frattempo altre passioni lo allontanano dal suo percorso naturale e, di tanto in tanto, anche a distanza di anni, produrrà qualche lavoro e parteciperà, quasi forzatamente, a diverse collettive, fra Taranto e Lecce, tra cui “Piccolo è bello” e “Volto di donne”. Anche, qui, comunque, i suoi lavori non tornano a casa.
La personale “ Antologia di un’anima” è stata imbastita su volontà dei soci dell’Associazione L’Obiettivo, per far conoscere al pubblico tarantino le qualità nascoste del suo fondatore. L’input è stato dato da un lavoro intitolato “Dopo la Shoah”, esposto in casa della figlia Francesca Paola, notato in occasione di un’assemblea dei soci.
Quasi tutti i lavori sono stati reperiti presso le case di amici, parenti e conoscenti e rappresentano diversi momenti della vita artistica di Paride Simon. La novità è rappresentata da nuove sperimentazioni chiamate, per semplificare, “installazioni”. Sono lavori prodotti e derivanti da uno stato d’animo fortemente compromesso da esperienze dolorose che hanno implicano una riflessione maggiore sulla vita dell’uomo.
Pochi anni fa, in una collettiva d’arte a tema libero, il famoso critico Giovanni Amodio, lo cercò fra i tanti espositori e, nell’incontro, gli espose, in pubblico, la sua critica, fortemente positiva, per “Vele in tempesta”, dichiarando che “…la qualità artistica deriva dal saper rappresentare e mettere insieme i colori, così tanto da poter emozionare l’interlocutore”.
L'INGRESSO E' LIBERO.
INFO. 3396689179
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da venerdì 7 a venerdì 14 giugno 2019
Taranto
VIA SS. ANNUNZIATA EX OSPEDALE VECCHIO
ORE 10 ,00 - 13,00 / 17,00 - 20,00
ingresso libero
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