"La follia del poeta" è il titolo del nuovo progetto della Casa per la Vita “Artemide” di Racale, struttura residenziale che accoglie persone con disagio mentale.
«Cosa vuol dire essere pazzo, essere malato? Non lo so. Credo sia impossibile saperlo. (…) Credo che ci si ammali per intelligenza, per un’intelligenza troppo esatta, troppo improvvisa, acclimatata». Scrive così Christian Bobin in “L’uomo del disastro”, cercando di dare voce e risposta alla “follia” di Antonin Artaud. I due si incontrano su una soglia tanto precisa quanto sottile: la soglia dell’umano, dell’esperienza muta di essere uomini. Bobin a voce bassa e con delicatezza sussurra ad Artaud: “Non sei pazzo, poiché ti ascolto”. Due uomini e un confine, un confine segnato dalla parola, dalla parola poetica.
Il ciclo di incontri de “La follia del poeta” che intendiamo proporre ai nostri Ospiti – sostiene Walter Spennato, sociologo e coordinatore della struttura – vuole essere un modo concreto e in azione di collocarsi su questa soglia, di abitarla, in un’alternanza di voci, sussurri e ascolto.
Il primo incontro poetico, dal titolo “A cosa serve la poesia?”, si terrà giovedì 10 giugno alle ore 17:30: ospite della struttura residenziale sarà Giuseppe Semeraro: attore, regista e poeta lavora in ambito teatrale da più di vent’anni. Ha lavorato come attore con Il teatro della Valdoca, in diversi spettacoli con la regia di Danio Manfredini e preso parte allo spettacolo Frame con la regia di Alessandro Serra.
Nel 2007 è tra i fondatori della compagnia Principio Attivo teatro dirigendo come regista “Storia di un uomo e della sua ombra” (finalista scenario e premio Eolo 2009), “La bicicletta Rossa” (premio Eolo 2013) e “Opera Nazionale Combattenti” (finalista in-box 2016). Nel 2015 realizza lo spettacolo “Digiunando davanti al mare” ispirato alla figura di Danilo Dolci.
È autore di diversi libri di poesie tra cui, “Cantica del Lupo”, “Due parole in croce”, “A cosa serve la poesia” da cui è tratto lo spettacolo con Gianluigi Gherzi.
I versi di Semeraro sono contraddistinti da una forza ogni volta sorprendente. Giuseppe parla con grande sincerità a suoi lettori, racconta la quotidianità, le cadute, gli inciampi, la speranza, l’amore, si rivolge alla vita e la fa entrare nel ritmo delle sue poesie. È un poeta autentico, militante, ascoltare le sue parole è un’esperienza di contrasti: la sua poesia è ferita e cura, tenerezza e graffio, morte e resurrezione. La parola con Semeraro si fa agita, viva. Vittorio Alfieri nel trattato “Del principe e delle lettere” (1178-1786) afferma che la scrittura per il vero poeta è l’elemento sostitutivo della spada e l’esperienza del taglio è sicuramente garantita da Giuseppe Semeraro.
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