"Iancu, un paese vuol dire" Ura Teatro
Teatro
“Iancu, un paese vuol dire" ha attraversato le piazze e i teatri di tutta Italia e anche oltre confine, e Fabrizio Saccomanno, dopo più di 10 anni, riporta questo spettacolo a Lecce, dove tutto ha avuto inizio.
"Iancu" , che trova posto all’interno del cartellone estivo Lecceinscena del Comune di Lecce, è in programma mercoledì 3 agosto alle ore 21 presso Ex Convento degli Agostiniani.
[…] uno spettacolo che si colloca fra la storia e il mito, fra la cronaca e l’invenzione, fra la quotidianità e il sogno […] uno spettacolo a metà fra l’Antologia di Spoon River e il cunto siciliano […] è splendido come ulteriore suggello di un’operazione ad un tempo raffinata e coinvolgente, è la prova attorale dello stesso Fabrizio Saccomanno […]
Scriveva così Enrico Fiore qualche anno fa su Il Mattino.
Iancu racconta il sud, racconta un’epoca. Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni viene ricostruito il mosaico del ricordo: uno strano e deformato affresco di quegli anni nel profondo Sud. E’ il racconto, avvincente a tratti poetico a tratti divertente, di un’epoca e di un sud colti nell’attimo prima di scomparire.
Qui la scheda completa dello spettacolo
IANCU,
un paese vuol dire
progetto di Fabrizio Saccomanno
testo di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno
diretto e interpretato da Fabrizio Saccomanno
organizzazione Laura Scorrano
grazie a Giulio Petruzzi e alla comunità di Tuglie
Produzione Ura Teatro
Questo è il racconto di una giornata.
Una domenica dell’agosto del 1976 in cui la grande Storia, quella con la S maiuscola, invade la vita e le strade di un paese del Salento.
Un famoso bandito, fuggito dal carcere di Lecce due giorni prima, è stato riconosciuto mentre si nasconde nelle campagne del paese. Inizia così una tragicomica caccia all’uomo che coinvolge un po’ tutti, bambini compresi.
Ma questo non è solo il racconto di una giornata.
E’ il racconto di un’infanzia e degli inganni e le illusioni che la circondano. Ed è soprattutto il racconto di un’epoca.
Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni viene ricostruito il mosaico del ricordo: uno strano e deformato affresco di quegli anni nel profondo Sud.
Un sud che oggi non c’è più, piazze e comunità che si sono svuotate e si sono imbarbarite, o sono state svendute.
Con quegli occhi a volte spalancati, altre socchiusi, altre ancora addormentati e in sogno, si racconta un mondo, frammenti di storia e di uomini e di donne, di battaglie tra bande e rivali e giochi pericolosi. Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco.
Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire.
Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi, chissà poi perché.
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Lecce
ex Convento degli Agostiniani, viale Michele De Pietro, 10 Lecce
ore 21:00
ingresso a pagamento
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