“Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo”
Incontri culturali
- Alle 21.30 presso il Circolo Arci "Resilienza" (Viale Giovanni XXIII 201 - 203, Bitonto)
“Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo”
Il veneziano Samuele Gottardello, polistrumentista, produttore discografico e regista video, in arte Blak Saagan.
Attivo nella scena indipendente italiana da più di vent’anni con diversi moniker e progetti, questa sua ultima incarnazione nasce come omaggio al cosmologo Carl Saagan, e “Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo” è il suo secondo album realizzato con questo alias e prodotto dall’etichetta bolognese Maple Death Records. Il titolo è mutuato da un’espressione utilizzata da Aldo Moro in una delle sue ultime lettere alla moglie, inviate dalla prigionia durante il sequestro delle Brigate Rosse.
Gottardello traccia una visione molto personale di tutte le fasi che hanno caratterizzato quei cinquantacinque intensi giorni; elaborazioni di elettronica strumentale che esulano dal tentativo di presentare una personale interpretazione della cronistoria, per concentrarsi, invece, sulle emozioni che l’artista veneziano ha vissuto in prima persona durante un accurato studio di tutto il materiale esaminato.
Il risultato è appagante, al punto d’assicurare con efficacia il trasporto onirico in quegli anni di piombo, dove l’estremizzazione della dialettica politica provocò gravi fatti di violenza e lotta armata, riuscendo nell’intento di transcodificare in musica la vera essenza di lunghe giornate alimentate dall’ansia.
Fin dall'inizio la proposta di Black Saagan si scioglie tra synth cristallini intervallati da loop e rumori ambientali sui quali il ritmo e il groove fanno vibrante accesso.
Sequenze motorik miscelate a slanci new wave e brezze psichedeliche (“Scuola Hyperion”) si affiancano a momenti di maggior tensione emotiva (“Saltano le pecorelle”), dove percussioni tribali lacerano ipnotiche strisce d’organo gotico, ammaliate dalle note di una fisarmonica che ne accentua l’apprensivo aplomb.
Saranno i ritmi pressanti e le atmosfere da tregenda, ma brani quali “L’uomo incappucciato” e “Convergenze parallele” richiamano le leggendarie visioni horror tracciate dai Goblin e, per conservare il riferimento cinematografico, pezzi come "Ore 9: attacco al cuore dello Stato" e "Lettera da Via dei Massimi" risvegliano flashback dai polizieschi degli anni 70, senza però apparire dei meri duplicati.
Il kraut-rock più cosmico fa breccia nella kraftwerkiana “Achtung! Achtung!”, per traslare sulle fragranze à-la Nurse With Wound poste tra drone, industrial e noise di “Dentro la prigione del popolo” o verso le diametrali contrapposizioni di “E lo spettro disse: Gradoli”, che con flauti orientaleggianti rievoca echi del Battiato di “Sulle corde di Aries”.
La chiusura affidata alla title track è un flusso mutevole tutt’altro che rassicurante, simile al rumore delle onde che lambiscono dolcemente la spiaggia, mentre all’orizzonte sta infuriando una tempesta che non lascerà scampo.
Fin dall'inizio la proposta di Blak Saagan si scioglie tra synth cristallini intervallati da loop e rumori ambientali sui quali il ritmo e il groove fanno vibrante accesso.
Sequenze motorik miscelate a slanci new wave e brezze psichedeliche (“Scuola Hyperion”) si affiancano a momenti di maggior tensione emotiva (“Saltano le pecorelle”), dove percussioni tribali lacerano ipnotiche strisce d’organo gotico, ammaliate dalle note di una fisarmonica che ne accentua l’apprensivo aplomb.
Saranno i ritmi pressanti e le atmosfere da tregenda, ma brani quali “L’uomo incappucciato” e “Convergenze parallele” richiamano le leggendarie visioni horror tracciate dai Goblin e, per conservare il riferimento cinematografico, pezzi come "Ore 9: attacco al cuore dello Stato" e "Lettera da Via dei Massimi" risvegliano flashback dai polizieschi degli anni 70, senza però apparire dei meri duplicati.
Il kraut-rock più cosmico fa breccia nella kraftwerkiana “Achtung! Achtung!”, per traslare sulle fragranze à-la Nurse With Wound poste tra drone, industrial e noise di “Dentro la prigione del popolo” o verso le diametrali contrapposizioni di “E lo spettro disse: Gradoli”, che con flauti orientaleggianti rievoca echi del Battiato di “Sulle corde di Aries”.
La chiusura affidata alla title track è un flusso mutevole tutt’altro che rassicurante, simile al rumore delle onde che lambiscono dolcemente la spiaggia, mentre all’orizzonte sta infuriando una tempesta che non lascerà scampo.
CONTRIBUTO MINIMO CONSIGLIATO 4€
|
Bitonto (Bari)
Resilienza
Viale Giovanni XXIII, 205
ore 21:30
ingresso a pagamento
|
| |
|
|

Profilo certificato
letto
400 volte