Molière, La Scuola delle Mogli
Teatri e auditorium
MOLIÈRE/LA SCUOLA DELLE MOGLI
uno spettacolo di Valter Malosti
Personaggi e interpreti
ARNOLPHE, alias SIGNORE DEL CEPPO Valter Malosti
CHRYSALDE; ALAIN, Mariano Pirrello.
GEORGETTE, UNA VECCHIA, LE MASSIME, Valentina Virando
AGNÈS, Giulia Cotugno.
HORACE, Marco Imparato.
ENRIQUE, Fausto Caroli .
ORONTE; UN NOTAIO, Gianluca Gambino.
suono: Gup Alcaro
costumi: Federica Genovesi
scene: Carmelo Giammello
luci: Francesco Dell'Elba
coordinatore tecnico e macchinista: Matteo Lainati
assistente alla regia: Elena Serra
ha collaborato alla drammaturgia Michele Di Mauro
foto di scena Tommaso Le Pera
scelte musicali Valter Malosti
musiche e voci di
Carlo Boccadoro, William Byrd, Guillaume Dufay, Murcof, Fantomas, Ambrose Field, Giorgio Gaber, Dan Gibson, John Lennon/ Paul McCartney, David Lynch, Mc Solaar, Kijoshi Mizutani, Ennio Morricone, John Morris, Bruno Nicolai, Edith Piaf, John Potter, Giacomo Puccini, Alan Splet, Toru Takemitsu, Giuseppe Verdi, Chris Watson.
produzione TEATRO DI DIONISO – FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO
con il contributo di Regione Piemonte, con il sostegno del Sistema Teatro Torino con la collaborazione Fondazione del Circuito Teatrale del Piemonte
Valter Malosti, dopo il premio 2009 dell’Associazione nazionale critici italiani per lo spettacolo contemporaneo Quattro atti profani di Antonio Tarantino, affronta con La scuola delle mogli un grande classico del repertorio comico, senza rinunciare alla sua ricerca di una voce personalissima, fatta di approfondite ricerche musicali e stilistiche. Il risultato è un Molière che non disdegna i toni grotteschi e irridenti, che cita il musical e gioca con la lingua, appoggiandosi su versi liberi ma rimati e assonanti come una partitura musicale.
La storia
Arnolphe, ricco borghese ossessionato dall’idea dell’onore e feroce sbeffeggiatore dei suoi concittadini “cornuti e felici”, si prepara a sposare la giovane Agnès, che lui stesso si è preoccupato di far crescere in un convento, educandola nella più completa ignoranza, sin da bambina. ”Sposo una deficiente / che dipenda da me completamente”, proclama a gran voce, e spera, conservando l’innocenza e l’ingenuità della ragazza, di godersi il matrimonio senza il consueto corollario di corna.
Ma è sufficiente che l’inesperta Agnès incontri un giovane sveglio che le fa la corte, e l’arrivo in città del fatale e misterioso Enrique, per cambiare completamente il destino della storia immaginata da Arnolphe.
Lo spettacolo e le note di regia
“La scuola delle mogli” ruota attorno a un’ossessione, a un’idea fissa: le corna. È il tema che attraversa tutta l’opera di Molière fino alla crudeltà derisoria del Georges Dandin. È una coazione comica alla catastrofe ma anche un’ossessione che diventa fobia vitale e il cuore della commedia.
Valter Malosti incontra per la prima volta Molière e lo fa con un testo che ha ricevuto un’attenzione distratta in Italia, dove la tragedia, annidata nella struttura da geniale farsa, complica maledettamente i piani di chi deve ricrearlo. Come scrive Cesare Garboli: «in tutta la storia del teatro moderno non esiste documento di più lucida ed oscura provocazione... come in una cellula dal grande sviluppo futuro, si celano nella Scuola delle mogli i germi del tema molieriano che la vita è malattia».
«Colgo nella pièce un carattere visionario,- dichiara Malosti - il delirio in cui sprofonda il protagonista al termine della commedia, si trasforma in una vera e propria anatomia della rovina di cui è Arnolfo stesso l’artefice, come l’Alceste del Misantropo. Una volta stabilito il fatto che La scuola delle mogli non è una semplice farsa dico anche che la farsa naturalmente deve conservarsi, perché se non si fa ridere con questo testo, si fallisce, e in questo contesto ripenso alla grande lezione delle farse alte e allucinate di Leo de Berardinis e del suo alter ego: il Leòn deBerardin di Scaramouche».
Attraverso un processo di ri-creazione del testo, Valter Malosti si propone di ritrovare «la folgorante musica di Molière, che nell’originale francese deflagra e scintilla per mezzo del verso libero e delle rime. I corpi, la partitura sonora, le visioni, dovranno colmare la perdita inevitabile di ricchezza nel voltare in italiano questa lingua che vibra con una corda quasi pre-mozartiana e trovare uno spazio nell’immaginario delle persone che condivideranno con noi questo viaggio, oggi».
da venerdì 8 a domenica 10 gennaio 2010 (domenica alle 18.00)
ore 21.00
Teatro Piccinni
Bari
Info. 080 5580195