Vittoria Tambasco presenta Gli Illuminati
Teatri e auditorium
Illuminato: colui che ritrova in sé stesso la luce interiore. Uomo-lume che utilizza i suoi dardi di fuoco contro l’oppressore.
L’illuminato è rivoluzionario di grado eccelso, ed è contagioso.
Potrebbe essere ovunque, tra le fila dei burocrati o nei sottopassaggi delle stazioni. Tra i banchi di una scuola o su qualche altissima poltrona della finanza.
O magari in un ospizio.
L’illuminato contamina chi gli sta attorno. Da un vecchietto a due vecchietti. Da due vecchietti a tre vecchietti…
L’illuminato trama nell’ombre per sovvertire le regole della sua prigione. Lavora senza sosta per il raggiungimento dell’illuminazione, che può avvenire a qualsiasi età, anche molto avanzata.
Ogni illuminazione è un evento prodigioso, miracoloso.
Ci sono miracoli grandi e miracoli piccoli, questo qui è molto piccolo.
Tre vecchi, chiusi in un ospizio, dichiarano guerra ai loro guardiani. La casa di cura diventa un giardino d’infanzia, i pensionanti si trasformano in bambini birichini che giocano all’amore e alla roulette russa. Insieme decidono di eludere il controllo degli infermieri con attrezzi di fortuna, nomi in codice e buchi sui muri. Al culmine dell’euforia si organizzano in una società segreta per raggiungere il grande obiettivo finale: la fuga.
L’ospizio è un governo occulto planetario, un complotto che mira allo sfruttamento e alla distruzione degli individui. Oggetti banali diventano armi potenti e temibili. I corridoi sono passaggi segreti, gli armadietti dei farmaci misteriosi forzieri.
Mentre i vecchietti turbinano ignari e spensierati, il nemico attende nell’ombra. Un nemico senza identità.
C’è una gabbia, ma nessuno sa chi l’ha costruita. Si conoscono solo i guardiani.
Ci sono guardiani in uniforme e guardiani in incognito.
Gli infermieri in tuta bianca sono gli addetti alla distribuzione delle pillole, sono i responsabili dell’applicazione di un ferreo regolamento. In nome della salvaguardia della quiete pubblica e dell’igiene, è vietato qualsiasi contatto tra pensionanti. Non esistono spazi comuni. Dei fantomatici bacilli sono sempre in agguato.
I guardiani in incognito sono tre mastini che si fingono speaker televisivi. Al segnale di televisione accesa i tre danno vita a Tg apocalittici e xenofobi, al segnale di televisione spenta si mostrano per quello che sono: cani in lotta per il pezzo di carne più grande.
I Cani-Tv battono il ritmo della vita in ospizio. La musichetta del Tg è un richiamo all’ordine. Ogni attività viene interrotta e tutti si schierano davanti allo schermo. Tv accesa vecchi spenti, tv spenta vecchi accesi.
Dietro le quinte un lupo metafisico attende paziente il compiersi degli eventi. Il lupo non è un personaggio, ma una vecchia fiaba che qualcuno racconta all’inizio. È una traccia simbolica che incarna la Fame con la f maiuscola. La piccola fame dei desideri di ognuno e la grande fame di chi soggioga le risorse del mondo e degli uomini ai suoi interessi. Se i veri nemici sottraggono alla vista dei sudditi la faccia, non resta che accontentarsi di un segno emblematico, di un lupo mannaro.
La banda degli Illuminati, come una freccia appena scoccata, corre imperturbabile verso la libertà…la freccia non va da nessuna parte, si schianta al culmine della sua corsa contro i denti del lupo.
A nulla varrà l’amore sbocciato tra i due vecchietti, focolaio originale della rivoluzione. A nulla varranno le armi della loro aiutante a pagamento e i marchingegni imitanti il volo degli uccelli.
Resta il fatto che la testa dei vecchi è stata impollinata. Uno spiraglio di coscienza si è aperto.
Del grande esercito dei dormienti, almeno tre si sono ridestati.
Il ricordo, come un bacillo fuggitivo, salta da una mente all’altra dei vecchietti e li fa svegliare. Pian piano germoglia una memoria autentica, fatta di piccoli dettagli, che si oppone alla memoria fasulla della demagogia televisiva.
Sul finire della storia, ai sovversivi si aggiungerà un nuovo elemento. Lubni, un infermiere moldavo costretto a fingersi italiano per poter lavorare.
La sua figura contrasta con quella del profugo occupante e biologicamente inferiore dei notiziari. Lubni è dalla stessa parte della barricata. Il razzismo indotto dalla televisione cede al contatto con la realtà.
I poveri diavoli da tre diventano quattro. Come a dire, siamo tutti sulla stessa barca.
Note di regia. A cura di Valentino Ligorio.
Sabato 6 Marzo
alle ore 20.00
via Latilla 13
Sede della FEDERICO II EVENTI
Bari
Ingresso libero