Con «Filumena Marturano» lunedì 22 e martedì 23 marzo a Brindisi torna il teatro d’autore. E ancora prima tornano gli incontri di approfondimento realizzati dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi in collaborazione con l’Università della Terza Età. Venerdì 19 marzo (ore 18), nella Sala conferenze di Palazzo Granafei-Nervegna, Ettore Catalano, ordinario di Letteratura italiana all’Università del Salento, introduce il testo del grande Eduardo che nei giorni successivi sarà portato in scena al Nuovo Teatro Verdi da Luca De Filippo e Lina Sastri con la regia di Francesco Rosi.
Scritta nel 1946 per Titina De Filippo, «Filumena Marturano» ha conosciuto subito una fortuna mondiale grazie alla forza della protagonista, in lotta per affermare la propria dignità di donna e di madre. Dopo le interpretazioni storiche di Regina Bianchi, Pupella Maggio, Valeria Morriconi e Isa Danieli, oggi Filumena ha la voce e il corpo di Lina Sastri. Mentre, riservandosi il ruolo già interpretato dal padre, Luca De Filippo è Domenico Soriano, un uomo - come ha spiegato l’attore in un’intervista - che, come tutti i protagonisti eduardiani, «compie un percorso all’interno della commedia, parte in un modo e arriva in un altro. Filumena lo conduce attraverso un viaggio “iniziatico”. Pasticciere benestante, di una certa borghesia napoletana ipocrita ed egoista, Soriano riesce ad acquisire un rapporto completamente diverso con se stesso e con gli altri per aprirsi e finalmente ricevere coscientemente l’amore che Filumena gli offre da anni». Donna del popolo ed ex prostituta, Filumena Marturano vive, infatti, nella casa di Soriano da venticinque anni, come una moglie, ma senza esserlo. Ha cresciuto in segreto tre figli, avuti da tre uomini diversi; ma di uno solo è certa la paternità, il figlio di Soriano, appunto. E quando Filumena glielo rivela non gli dice qual è: perché «i figli sono figli» e devono essere tutti uguali. La commedia affronta il tema, scottante in quegli anni, dei diritti dei figli illegittimi. Nel 1947, infatti, l’anno dopo la prima rappresentazione dello spettacolo, l’Assemblea Costituente sancì il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio.
Filumena è analfabeta, parla solo il dialetto, ma è ugualmente capace di affermare il suo principio e di difendersi dai cavilli della legge, opponendo esclusivamente la forza del sentimento. Ben esprimendo in ciò il punto di vista dell’autore, si rivela la depositaria dei valori più autentici, quelli familiari e del riscatto della persona. Filumena non mira all’ascesa sociale ma si prodiga per avere giustizia, con l’inganno, con la menzogna, con il teatro, con la calcolata violenza dei disperati, e alla fine riesce a inventarsi un’identità di madre e di donna.
venerdì 19 marzo
ore 18
Sala Conferenze
Palazzo Granafei-Nervegna
Brindisi
Web:
www.fondazionenuovoteatrove...