L'ora della Sorellanza - fatte non fummo a viver come maschi
Teatro
Una piece strana, surreale, originalissima si aggira per i teatri pugliesi: è l’ora della Sorellanza, l’atto unico dello scrittore e giornalista Michele Diomede che ammalia il pubblico sin dall’apertura del sipario, a partire dall’attimo in cui dal buio della sala traspare la suggestiva scenografia di Damiano Pastoressa. Lungi dal riproporre il solito fondale, il telo consueto o lo scipito salottino di prammatica, lo spazio scenico rimanda infatti a un luogo per tutti e per nessuno, materializza un’astrazione concettuale, ricrea una no man’s land che non mancherà di suscitare anche nel più abulico degli spettatori un mormorio di meraviglia. A seguire la regia accorta, sagace, per molti versi psichedelica di Maria Albacello, che scena dopo scena, battuta dopo battuta, manipola il filo narrante della storia, avendo bene in mente il preciso concetto da far esprimere alle sue attrici. L’ora della Sorellanza è difatti un cast tutto al femminile che esula come detto da schemi consueti, anche perché non riserva parti scontate e non prevede ruoli minori, ma contempla cinque autentiche protagoniste, ognuna espressione di un preciso archetipo femminile. A partire da Antonella (Lucia Scarli) che simboleggia la donna scaltra, pragmatica, portata allo scetticismo e al pragmatismo ma nel suo intimo incline alla fragilità. Altresì a simbolo archetipico assurge l’operaia Gennarina (Francesca Caravella) che ha dalla sua il potere della semplicità che esige l’essenziale, e che sa dire cose profonde con parole tutt’altro che ricercate. Vi è poi la volitiva, indomita Marchesa (Anna Rita Elia), che esibisce come modus vivendi il fascino sfacciato dell’aristocrazia, ovvero l’irruenza, il coraggio e l’orgoglio. Irrompe poi sulla scena la sensualissima Luciana (Isabella Careccia), mero archetipo venusiano, femmina seducente e voluttuosa anche se tenera e sfortunata amante. Infine Lavinia (Maria Albacello), scrittrice, poetessa, intellettuale alle prese con una cultura che vorrebbe confinarla in un ruolo inadeguato. L’ora della Sorellanza parla di donne che parlano di donne, anche se le prerogative del genere maschile, con tutte le sue problematiche, sono tutt’altro che ignorate. E anche il confronto, o per meglio dire il contrasto tra i generi, è ben presente, e costituisce il fil rouge che attraversa l’intera vicenda. L’ora della Sorellanza pone insomma con forza e decisione la questione della parità di genere perennemente violata dal maschio prevaricatore, che è perciò una storia, un dramma ancestrale che non avrà mai fine sin tanto che l’uomo, o meglio quella tipologia di uomo irrisolto, infantile e narcisista non capirà che amare una donna significa anzitutto amare la sua libertà. La libertà di ogni donna.
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Modugno (Bari)
sala di comunità E. Lucente c/o parrocchia Immacolata, viale della Repubblica
ore 20, 30 ingresso, sipario ore 21
ingresso a pagamento
12 euro
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