Fanculopensiero – Stanza 510
Teatri e auditorium
Fanculopensiero – Stanza 510, liberamente ispirato al romanzo Fanculopensiero di Maksim Cristan.
Uno spettacolo coprodotto dal Festival Castel dei Mondi, Nasca Teatri di Terra, Cerchio di Gesso e Italgest, per la drammaturgia di Michele Santeramo, la regia di Simona Gonella, lo spazio e le luci del Premio Ubu Vincent Longuemare.
Maksim Cristan è croato, ricco e affermato. Un giorno lascia la sua Beretta Chevrolet a un semaforo, con il motore acceso, e se ne va. In un albergo: stanza 510.
Lascia che i suoi cellulari si scarichino e si ferma a guardare il soffitto: fanculo. Fanculo pensiero.
Poi va alla stazione, prende il primo treno per Milano e si mette a vivere per strada.
E per strada scrive. Scrive della decisione di mollare tutto, dei suoi incontri, delle sue donne, di una vita che non vuole più - per niente - essere come prima.
Anche il protagonista dello spettacolo, interpretato da Ippolito Chiarello, apparentemente è ricco e affermato. Anche lui un giorno lascia la sua Beretta Chevrolet a un semaforo, con il motore acceso, e se ne va.
In un albergo: stanza 510.
Ma c'è un problema: la stanza 510 non c'è. Lo spazio in cui agisce il personaggio è un rettangolo dal vago sapore di pista da ballo. Questa è la sfida - o l'esperimento - cui il personaggio dà vita: mette in scena in maniera quanto mai letterale tutti gli oggetti e i mobili di questa ipotetica stanza, la abita nei minimi dettagli, la evoca e con essa anche gli altri personaggi utili al suo esperimento, che altro non è che il gioco crudele di mettere in scena la sua vita, quella da cui vuole scappare, quella che lo ha portato fino alla stanza 510 e quella futura, che può solo immaginare. Fanculo a se stessi, fanculo al proprio personaggio, fanculo al ruolo.
L'esperimento è una discesa feroce dentro se stessi, a cercare risposte nel fondo del fondo, fino a rischiare di perdersi totalmente e fino, ineluttabilmente, a trovare altre domande e poche risposte.
Lo spettacolo tenta una via per analizzare il desiderio di fuga ormai così violentemente connaturato nella contemporaneità. Mette di fronte ai tanti che vorrebbero andarsene a fan... l'esperimento di uno che ci prova e che usa i mezzi classici della rappresentazione per rappresentare e presentarsi le alternative possibili. Il personaggio principale si spinge fino al limite del non ritorno ma fallisce. Qualsiasi nuovo ruolo indossi ha lo stesso sapore del cappotto di classe con cui è entrato nel teatro/stanza 510.
Nel testo Santeramo si spinge spesso fino al paradosso, sfiora con costanza il riso e costringere il personaggio a farsi domande spesso pericolose: metterlo in scena significa sfidarsi a vedere se gli strumenti dell'arte teatrale, del ruolo e del personaggio alla fine siano davvero così simili alla rappresentazione che mettiamo in campo ogni giorno per sopravvivere.
Mercoledì 21 aprile
Ore 18.00 - nel centro storico
Ore 21.00 - c/o Sala Consiliare
Lesina
Info: 3200825599