Partecipazione gratuita
Prenotazione obbligatoria (posti limitati)
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Giuliet Françoismarie coniuga arte e moda concettuale attraverso le sue ricerche biologiche per comunicare o denunciare temi sull’ecologia e la sostenibilità. La natura diventa strumento per esprimersi e dare sfogo a processi alchemici, nei quali l’energia si materializza sottoforma di abiti, sculture o tele da lei definite appunto “involucri energetici”. I suoi abiti sono ritenuti fondamentali per la cura dell’anima. “Vestiamoci di energia interconnessa e la nostra anima potrà finalmente sentirsi unita alla terra e all’universo”, afferma l’artista. Giuliet Françoismarie parla spesso nelle sue creazioni di “interessere”, parola coniata dal famoso monaco, poeta e attivista vietnamita Thic Nhat Hanh, per definire che siamo cellule interconnesse in un unico organismo (l’universo). Dunque, il suo “abitare”, attraverso la moda e l’arte bioetica, diventa interconnessione tra l’uomo, la terra e l’universo.
Fin dai tempi più antichi, l’uomo ha studiato i colori della natura che lo circondava e ha cercato di riprodurli, ricavandoli da foglie, frutti, bacche, cortecce, radici, licheni, insetti, molluschi e minerali. La tintura che si ottiene utilizzando coloranti così derivati, e non da sintesi chimica, si chiama tintura naturale.
L’uomo primitivo ha cominciato con l’utilizzare le pietre colorate e le argille per disegnare sulle pareti delle caverne la realtà che lo circondava. Le grotte risalenti al Paleolitico (attorno al 25.000 a.C.), sono ornate di meravigliosi disegni tracciati con polvere di carbone, carbonato di calcio, crete e ocra, diluiti in sostanze grasse o succhi vegetali. Probabilmente, solo in un secondo tempo l’uomo è riuscito a tingere le fibre naturali, cioè a riportare su lana e su lino i colori che venivano ricavati dalle argille e dai vegetali. Sappiamo comunque che durante il Neolitico (3000 a.C.), l’uomo era socialmente organizzato in gruppi e, dal nomadismo, era passato alla vita sedentaria e produttiva del villaggio. Proprio con riferimento a questo periodo abbiamo prove che la filatura e la tessitura erano fiorentissime, e che, parallelamente a queste arti, si era sviluppata la tintura. La robbia, il guado e l’uva ursina erano usati per tingere e, probabilmente, venivano coltivati proprio per questo utilizzo. Ogni popolo ha usato i colori che poteva estrarre da piante, animali o terre facilmente reperibili nella sua zona, e ha colorato le fibre naturali che poteva procurarsi più facilmente.
Si tratta però di un’arte che richiede molto tempo e pazienza: il processo di tintura è infatti lungo (anche giorni) e strettamente connesso con la stagionalità. Con questo laboratorio, Giuliet mostrerà ai partecipanti il processo di tintura naturale.
La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria.
GIULIET FRANÇOISMARIE
Giuliet Martulli -in arte Françoismarie- nasce in Puglia, a Martina Franca (TA). Figlia di due artigiani della moda che le tramandano sin da piccola la passione per i tessuti. Giuliet Françoismarie è l’evoluzione di una passione familiare, la storia di Giuliet, Francesco e Maria (Françoismarie).
Da bambina amava accarezzare i tessuti nella sartoria dei suoi genitori, e mentre vestiva le sue bambole da scampoli di stoffe, ascoltava il suono delle macchine da cucire. Disegnava donne eleganti con abiti fluttuanti e sua madre l’assecondava nella realizzazione. Nel 2017 si diploma con lode in Fashion design all’Accademia di Belle Arti di Roma, presentando un progetto di tesi sperimentale in cui parla di spiritualità nella moda. Nello stesso anno debutta sulla passerella del Fashion Hub di Altaroma con la capsule “Metempsychosis”, esprimendo il concetto di trasmigrazione attraverso gli “involucri dell’anima”. Afferma che la nostra energia sottile si veste e sveste di infiniti cicli di vite. Un percorso creativo che viaggia e si esprime nello stesso tempo con un cammino di risveglio spirituale. Collabora come fashion designer nel men luxury e nello stesso tempo continua gli studi e le sue sperimentazioni. Il rientro nell’amata terra, il contatto con la natura e le discipline olistiche, la stimolano verso una nuova forma di ricerca artistica, specializzandosi nel bio-design. Inizia così un percorso creativo con la pigmentazione vegetale sulle sete e lo studio della geometria sacra. Le sue ricerche la portano a progettare nuovi “involucri dell’anima”.
Nel 2022 fonda la MODA BIOETICA e lo Studio Biodesign, lanciando il marchio Giuliet Françoismarie con il quale crea la sua collezione d’esordio. Gli abiti energetici diventano così il presupposto per un nuovo “minimalismo bioetico” che vede l’uomo riconnettersi con la natura e le alte vibrazioni del cosmo.
Web:
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