Follinscena - Uomo e galantuomo
Teatri e auditorium
“UOMO E GALANTUOMO” di Eduardo De Filippo
Il mese di maggio al teatro Turoldo si conclude con una cascata di risate, ma non saranno le ultime in quanto la stagione prosegue nel mese di giugno.
Anche in questo ultimo week end il direttore artistico, Pasquale Strippoli, nell’ambito della stagione teatrale “Follinscena”, ha messo in calendario una commedia comicx in vernacolo portata in scena dalla compagnia “Teatro Novo” dal titolo: “Uomo e Galantuomo” del grande ed indimenticato Eduardo De Filippo.
Regia di Giovanni Nicolardi.
Questa, a grandi linee, la storia che il pubblico potrà gustare sabato 29 e domenica 30 maggio. Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano, nella località balneare di Bagnoli, presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale "L'eclettica", così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell'arte teatrale. Poiché la sera precedente, l'esibizione della compagnia si è svolta tra l'indifferenza e gli insulti del pubblico – un attore per difendere la primadonna che era stata offesa, si è preso un pugno sul naso da uno spettatore – il capocomico, Gennaro De Sia, vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena. Si tratta dell'opera a forti tinte Malanova (cattiva notizia) di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza ma che, evidentemente, lo stesso Eduardo non doveva stimare molto se la trasforma in una farsa, come testimoniano le risa degli ospiti dell'albergo che sopraggiunti si trovano ad assistere alle prove. L'esibizione penosa della compagnia viene interrotta dall'arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che lo ho scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch'essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un'attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi. Da qui nasce un colossale equivoco che porterà alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare per il loro pranzo: i bucatini per i quali «ci vuole molta acqua», come dice Gennaro, «..se no vengono limacciosi». Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa sui piedi. Fortunatamente incontrerà un dottore, il conte Tolentano che, mosso a compassione dall'ustionato, ululante e invocante «Sant'Antuono, protettore del fuoco! Aiutatemi!», lo porterà nella sua casa per curarlo. Nel frattempo don Alberto, venuto a sapere l'indirizzo di Bice, si è recato alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Tolentano. Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita, anche per il contributo di Gennaro che chiamato a testimoniare la sanità del giovane imbroglia invece di più la situazione, riesce a tal punto che viene fatto incarcerare.Tolentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l'onore di marito tradito, oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Sarà lo stesso Tolentano invece, costretto a fingersi pazzo, per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata. Alberto finalmente non più finto pazzo sarà liberato. La commedia offre allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici. Uno in particolare, quello della prova della compagnia, potrebbe di per sé costituire l'oggetto di una farsa. La prova si svolge nell'atrio dell'albergo ed inizia con Gennaro che emette un lamentoso e terribile gnaulio accompagnato da una smorfia che gli stravolge il viso e dal movimento di un braccio che si agita nell'aria. Gli attori si precipitano a soccorrerlo, convinti che sia stato colpito da un malore, ma scoprono che invece, da vero artista, Gennaro stava imitando l'apertura della porta cigolante del "basso" in cui si svolge il dramma. Un lavoro teatrale molto bello ed avvincente, dunque, da non perdere.
Costo del biglietto, posto unico numerato per i non soci, euro 7,50.
Sabato 29 alle ore 21.00
Domenica 30 maggio alle ore 19.00
Teatro Padre Turoldo
Taranto
Info e prenotazioni:
339-6853744 e 320-8716514 oppure, fino ad esaurimento posti, direttamente al botteghino del teatro.