L'ora della Sorellanza
Teatro
L’ora della Sorellanza, atto unico scritto e diretto dal pubblicista e scrittore Michele Diomede, si iscrive al genere dark comedy, ovvero quel particolare modo di mettere in scena situazioni o temi drammatici, scabrosi, al limite della tragedia ma badando ad usare un tono soft, brillante, a tratti persino scanzonato. In questo caso l’autore riserva al pubblico una storia dal tono pungente e sorprendente, che vuol mettere a nudo le palesi contraddizioni di una società occidentale (per quella orientale e per i paesi del terzo mondo la questione è ancora più funesta e terribile), che suole definirsi moderna, emancipata ma che stando alle drammatiche cronache di tutti i giorni continua invece a limitare l’identità e la libertà di una buona metà del genere umano. Ma che tipo di donna viene raccontato? L’ora della Sorellanza, nella tessitura alquanto complessa sia della trama che dell’intreccio, contempla la vicenda esistenziale di cinque personaggi, in questo caso di cinque archetipi femminili, dunque di cinque modelli comportamentali moderni e riconoscibilissimi: la Manager (Lucia Scarli), la cui razionalità venata di sarcasmo nasconde una fragilità di cui ella stessa, fino al monologo finale, è del tutto ignara. Vi è la volitiva nobildonna (Anna Rita Elia) fiera e combattiva, che fa dell'orgoglio la sua eterna bandiera contro lo strapotere dei maschi che si perpetua dalla notte dei tempi. Segue la popolana, l’operaia (Francesca Caravella) dal grande cuore, capace di genuino sarcasmo ma anche di verità potenti fatte di parole dure quanto vere, essenziali. La Seduttrice (Simona De Santis), mero archetipo venusiano, fatale e fragile, carnefice e insieme vittima del suo fascino erotico. Infine, l’intellettuale inquieta dal passato oscuro (Sarah Pofi), che persegue il suo riscatto da un passato torbido e drammatico nella ricerca febbrile, costante, di procurare visibilità e dignità al suo bistrattato genere. Su questo variopinto universo femminile, sempre in bilico tra l’accordo e l’intemperanza, non può mancare la presenza maschile, che sullo sfondo aleggia in forma invisibile ma dominante, e che esprime un potere coercitivo e autoreferenziale, con larghi tratti narcisistici; e quindi nella fattispecie non si tratta di un archetipo bensì di uno stereotipo umano ottuso e retrogrado incapace di comprendere che amare una donna non significa possederla, farne una proprietà privata. La piece nel suo potente finale diventa pertanto un inno alla libertà, la libertà di tutte le donne nonché un inno, o meglio un richiamo lucido e struggente al sentimento della Sorellanza. Sì, la Sorellanza, una dimensione mentale, uno spazio di libertà dove le donne non solo parlano di sé, ma si riconoscono, si scontrano e forse – per la prima volta – imparano davvero ad conoscersi, ascoltarsi, accettarsi.
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Modugno (Bari)
Viale della Repubblica, Teatro "E. Lucente" Modugno
ore 21:00
ingresso a pagamento
13 euro
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