Venerdì 15 maggio 2026 alle ore 21.00 la Sala Etrusca di
Palazzo Pesce presenta
Caterina Mina Ornella Voci femminili alla ribalta italiana negli anni ’60 e ’70 con
Stefania Dipierro voce e Piero Vincenti al pianoforte.
Questa
retrospettiva ci parla di
tre protagoniste della musica italiana che dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi hanno caratterizzato costume e spettacolo e contribuito al cambiamento sociale e culturale. Con le loro voci, le loro personalità così diverse hanno rappresentato punti di riferimento dell’immagine femminile in Italia e nel mondo. Con le loro intense interpretazioni hanno conquistato e mantenuto la scena in tv, radio, jukebox, tabloid, piattaforme digitali..
Le loro carriere rappresentano l’evoluzione pop-autoriale italiana.
Ornella, l’intellettuale, classe 1934, muove i suoi primi passi nel Teatro di Giorgio Strehler fino a quando nel 1960 incontrerà Gino Paoli che scrive per lei la canzone Senza fine. Il suo stile è intimo, soffiato, morbido. Carattere schivo e ponderato, dirà poi di essere stata una ragazza inventata dagli altri, per caso.
Nel 1940 nasce Annamaria Mazzini, in arte
Mina, l’urlatrice, voleva cantare e inizierà anche lei per caso, nel 1958 appena 18enne, a La Bussola di Viareggio dove si trovava in vacanza con i genitori, viene notata da i produttori che la porteranno al suo primo successo già l’anno dopo con la canzone Nessuno.
Caterina Caselli, 1946, la più giovane delle 3, dopo pochi anni di gavetta anche lei per caso, e anche con un colpo di fortuna, arriva al successo nel 1966 a Sanremo con il brano Nessuno mi può giudicare, brano scartato da Adriano Celentano. Si presenta al pubblico con un’acconciatura bionda a caschetto, da lì il soprannome
“Casco d’oro” che l’accompagnerà per tutta la carriera. Nel 1966 la Caselli spopolava con la traccia sanremese mentre Mina cantava La Banda e la Vanoni si presentava a Sanremo con Io ti darò di più.
Ornella e Mina hanno affrontato repertori paralleli che si sono sfiorati specialmente nei primi anni. La Vanoni ha interpretato prevalentemente brani cantautorali degli italiani Paoli Tenco Endrigo Lauzi Battisti, mentre Mina si è affidata a compositori e direttori d’orchestra e autori televisivi come Carlo Alberto Rossi, Martelli, Limiti, Costanzo… Entrambe hanno avuto un forte legame con la musica brasiliana e reinterpretato tracce jazz.
La Caselli ha invece cantato per poco più di una decade e poi ha avuto una seconda carriera di successo come produttrice. Tutte e tre hanno reinterpretato canzoni francesi.
In questa rilettura Stefania Dipierro ha scelto di cantare quelle tracce che l’hanno ispirata e formata, rievocando una sorta di soundtrack di sottofondo della sua vita, quella che ascoltava in vinile a casa in famiglia, i successi che arrivavano dalla tv.
Nei primi anni 2000, poco dopo essersi trasferita da Bari a Roma, Stefania Dipierro incontra Antonello Vannucchi – storico pianista di Mina e Vanoni – e fondano insieme il duo Connections: Italia – Brasil prendendo a piene mani dai repertori brasiliani cantati in italiano dalle due star italiane.
Della Caselli riprende alcuni dei successi pop internazionali come Un’estate fa, la versione italiana di Une belle histoire che cantò in italiano con l’autore Michel Fugain e che Stefania ha cantato con l’attore Claudio Santamaria https://youtu.be/XxBOquu5DLY?si=E7Yeizu8
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Nella dimensione intima e liquida del duo, Stefania Dipierro e Piero Vincenti ci riportano tra le canzoni degli anni 60 e 70 da Senza fine a Il Cielo in una Stanza, L’appuntamento, Insieme a te non ci sto più, Nessuno mi può giudicare, Dettagli, Samba della Rosa, Un’estate fa, Io so che ti amerò, Una ragione di più, Perdono, Sacundi Sacunda, Mille Bolle Blu, La banda, E se domani, Nessuno, L’importante è finire, La pioggia di Marzo, Mi sono innamorata di te, Tristeza, Ritornerai, La Voglia e La Pazzia…
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