Il regista Edoardo Winspeare interverrà in sala prima e dopo la proiezione del suo ultimo film, insieme all'attrice protagonista Celeste Casciaro. Lunedì 13 aprile - ore 20.30 Multicinema Galleria - Bari. Lunedì 13 aprile, allo spettacolo delle 20.30, il regista Edoardo Winspeare e l’attrice coprotagonista Celeste Casciaro interverranno al Multicinema Galleria di Bari per presentare il film «Vita mia», e torneranno in sala al termine della proiezione per dibatterne col pubblico. Presentato nella sezione «A Sud» del Bif&st 2026, il cast è formato anche da Dominique Sanda, Ninni Bruschetta, Ignazio Oliva, Carolina Porcari, Johanna Orsini. Biglietti al costo di 7 euro in vendita al botteghino del Galleria e su multicinemagalleria.18tickets.it. Didi, anziana duchessa transilvana trapiantata in un paese del Salento, vive con orgoglio un presente segnato dall’età e da precarietà economica. Quando è costretta ad assumere un’aiutante, entra in casa sua Vita, donna salentina di origini popolari e carattere deciso. All’inizio le divide tutto: abitudini, lingua, politica, l’idea stessa di dignità. Ma nella routine della cura i rituali aristocratici di Didi e la concretezza di Vita smettono di essere ostacoli e diventano terreno di scambio, rispetto e complicità. Il passato, tuttavia, non rimane in silenzio. Didi deve tornare in Transilvania per il processo di beatificazione del padre e, contro il parere dei figli, sceglie di affrontare il viaggio con Vita. Nella dimora di famiglia e tra parenti rimasti immobili nel tempo, riaffiorano ferite legate alla guerra, al nazismo, alla Shoah e al peso di essere sopravvissuti. In questo confronto tra memoria privata e Storia europea, la presenza lucida e tenace di Vita aiuta Didi a dare un senso ai propri fantasmi e ad aprirsi a un’ultima, inattesa serenità. «L’idea di “Vita mia” - spiega Winspeare - mi è venuta osservando, negli ultimi anni, il rapporto che mia madre, malata di Parkinson, ha sviluppato con una signora salentina che si è presa cura di lei. È passata da un iniziale sentimento di frustrazione e rabbia per il suo stato di salute, a uno di tenerezza quasi materna verso questa donna semplice, intelligente e molto buona. Quando ormai, durante l’ultimo capitolo della sua vita, ha dovuto dipendere completamente dalla sua badante, i ruoli si sono invertiti: mia madre era diventata una bambina da accudire amorevolmente e la signora pugliese una mamma dolce che interpretava i bisogni di quella “figlia” anziana. La mia esperienza personale mi ha spinto a scrivere una storia di fantasia che, tuttavia, presenta molti punti in comune con quella reale, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente familiare, l’esperienza della malattia e il rapporto tra le due protagoniste. Ho scelto, altresì, per esigenze drammaturgiche, di descrivere il carattere delle due protagoniste con maggiore durezza rispetto a quello di mia madre e della signora che l’accudiva. Anche se in “Vita mia” si parla di Parkinson e di un’esistenza che si avvia alla fine, il film vuole raccontare la vita in assoluto in tutta la sua interezza. Lo spirito di questa storia al femminile è la scoperta, da parte delle protagoniste, di una complicità inaspettata, che le porta a vivere un sereno, a tratti gioioso, ultimo capitolo della vita: un’altra versione dell’amore. E questo nonostante la malattia, il dolore e la morte, non più così lontane.
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