L'ora della Sorellanza
Teatro
L’ora della Sorellanza, atto unico scritto e diretto dal pubblicista e scrittore Michele Diomede, si iscrive al genere dark comedy, ovvero quel particolare modo di mettere in scena situazioni drammatiche e/o scabrose badando ad ammantarle di un tono soft, brillante, a tratti persino scanzonato. La vicenda nella fattispecie mediante un tono pungente e sorprendente mette a nudo le contraddizioni della società occidentale (per alcuni paesi orientali o del terzo mondo occorrerebbero risvolti ancor più cupi e funesti), che si autodefinisce moderna, emancipata ma che stando alle drammatiche cronache di tutti i giorni continua a limitare l’identità e la libertà della donna, ossia una buona metà dell’intero genere umano. L’ora della Sorellanza, nella tessitura alquanto complessa dell’intreccio, racconta la vicenda esistenziale di cinque archetipi femminili, dunque cinque modelli comportamentali riconoscibilissimi: la Manager (Roberta Martino), il cui ansioso raziocinio nasconde una fragilità di cui ella stessa, fino al monologo finale, è del tutto ignara. Indaga sulla volitiva aristocratica (Ester Latronico) fiera e combattiva, che fa dell'orgoglio la sua eterna bandiera contro lo strapotere dei maschi. Segue la popolana (Patrizia Chiarappa) capace di genuino sarcasmo ma anche di verità potenti fatte di parole dure quanto vere, essenziali. Esplora la traiettoria umana della Seduttrice (Annamaria Gambino), mero archetipo venusiano, fatale e fragile, carnefice e insieme vittima del suo fascino erotico. Infine indaga sull’intellettuale inquieta dall’oscuro passato (Letizia Francioso), che persegue il suo riscatto nella ricerca febbrile, costante, di conferire dignità al suo bistrattato genere. Su questo variopinto gruppo femminile, sempre in bilico tra accordo e intemperanza, la pur invisibile presenza maschile esprime un potere coercitivo, autoreferenziale con larghi tratti narcisistici, e quindi svelandosi non in forma di archetipo ma piuttosto a guisa di stereotipo umano ottuso e retrogrado incapace di comprendere che amare una donna non è amare un possesso, una proprietà privata ma amare soprattutto la sua autonomia. La pièce nel suo potente finale diventa così un inno alla libertà, la libertà di tutte le donne, di cui è richiamo lucido e struggente il sentimento della Sorellanza, come dire una dimensione mentale, uno spazio di solidarietà dove le donne parlano di sé stesse, si riconoscono, si scontrano e, forse per la prima volta, imparano ad ascoltarsi, accettarsi.
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Bari
via Dante Alighieri 382 - Teatro comunità chiesa S. Cecilia
ore 19:30
ingresso a pagamento
10 euro
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