Festival della Valle d'Itria - concerto sinfonico: Mozart, Benda, Beethoven
Classica e Lirica
CONCERTO SINFONICO MOZART, BENDA, BEETHOVEN
Il concerto sinfonico di Martedì 3 agosto, ore 21, atrio del Palazzo Ducale, presenta un impaginato di puro classicismo, con una preziosa rarità tardo barocca, il Pygmalion di Jiri Benda (1722-1795), mai eseguito in Italia: la voce recitante sarà quella magnetica e soggiogante di un autentico mattatore del teatro italiano, Elio De Capitani, anch’egli al debutto martinese. Nella rielaborazione ovidiana del mito di Pigmalione vi sono pressoché tutte quelle caratteristiche che hanno fatto delle Metamorfosi una delle opere più originali della letteratura di tutti i tempi: la concisione e l’immediatezza del racconto, capace d’imporsi senza indugi all’immaginazione del lettore, e la fluidità dello stile narrativo, in grado di scorrere in maniera talmente naturale tra miti e storie differenti, da celare perfettamente l’artifizio. Non a caso, quella stessa mimesis (tesa alla fedele riproduzione del reale attraverso il processo/prodotto artistico) attorno a cui gravitarono l’arte e l’estetica classica, rappresenta uno dei cardini delle Metamorfosi di Ovidio nonché del mito di Pigmalione. Il mito di Pigmalione è riuscito a varcare i confini della letteratura e dell’immaginario artistico per entrare a far parte del quotidiano come termine e concetto di uso piuttosto frequente. Fautore di tale “passaggio” è in realtà, più che Ovidio, George Bernard Shaw, scrittore inglese che, nel 1914, riprese il mito classico per riadattarlo in età contemporanea ed apportarvi, ovviamente, le dovute modifiche. Nel Pygmalion di G. B. Shaw il maestro-artista plasma le forme dello spirito anziché quelle del corpo, educando una giovane fanciulla del popolo ai modi della buona borghesia: in virtù di questo, il termine «pigmalione» viene oggi usato per indicare quella persona che, soprattutto nel settore dell’arte e dello spettacolo, s’impegna a “modellarne” un’altra a suo gusto e piacimento, e, diversamente dal mito primigenio, non necessariamente perché spinto dall’amore a farlo.
Il concerto di domani sera sarà anche l’occasione per ascoltare, in forma integrale, il capolavoro beethoveniano ispirato al dramma omonimo di Goethe: Egmont, l’opera che sancisce il connubio artistico e umano tra due dei massimi esponenti del movimento romantico europeo: Johann Wolfgang Goethe e Ludwig Van Beethoven. Il fatalismo mitico personificato dal personaggio storico del Conte di Egmont, rappresenta il leitmotiv della poetica dei due grandi artisti. Scritto da Goethe tra il 1775 e il 1786, il dramma di Egmont colpì Beethoven al punto tale ch’egli volle musicarlo, cercando, però, di rimanere quanto più fedele possibile allo spirito dell’opera goethiana che tanto aveva apprezzato. E, di fatto, vi riuscì: Goethe, che più di una volta aveva manifestato una certa disapprovazione nei confronti delle composizioni del collega, non esitò a sprecare entusiasmo e lodi per la musica dell’Egmont, di cui apprezzò non soltanto la fedeltà all’opera primigenia, ma soprattutto l’eroismo e la dolcezza della partitura musicale in grado di accrescere il valore e il significato del dramma. L’eroe di Goethe/Beethoven risponde perfettamente alla fisionomia dell’eroe Sturm und Drang: in lui si concentrano, infatti, nobiltà d’animo, sete di giustizia, coraggio, passione, un’energia vitale traboccante pari alla fiducia in se stesso e quel fascino in grado di conquistare anche il favore popolare. Egmont è un universo, come lo è, in fondo, ogni uomo, in cui azioni, ambizioni ed emozioni, anche tra loro particolarmente distanti, sono in grado di convivere per accumulo e contrasto. È un ossimoro, Egmont: è l’amante della vita che sceglie la morte proprio in virtù dello stesso amore per la vita; è il trionfo dell’individualismo e, parallelamente, la sua negazione, dal momento che sceglie implicitamente di sacrificarsi per la collettività.
Il ventitreenne soprano Valentina Corradetti, vocalità di non comune potenza e slancio, sarà guidata dal maestro Matteo Pais, giovane ma già esperto musicista e autorevole preparatore di voci in ambito operistico, che darà un’interpretazione certamente molto teatrale di due lavori sinfonici che si nutrono dell’alchemica simbiosi tra dramma e musica.
Martedì 3 agosto
ore 21.00
atrio del Palazzo Ducale
Martina Franca (Taranto)
Info: 080 4805100