Un regista israeliano e uno palestinese uniti nel raccontare una storia di violenza e di speranza, in un docufilm pluripremiato (Sundance, Emmy Awards...), che nel 2013 è arrivato alla nomination agli Oscar.
“5 Broken Cameras” arriva a Lecce, accompagnato dalla presenza dei due registi, l’israeliano Guy Davidi e il palestinese Emad Burnat, nell’ambito del progetto “Diary” promosso dall’Accademia di Belle Arti di Lecce, con il supporto organizzativo di L’Altra Soc. Coop. e di Assopace Palestina.
L’appuntamento con “5 Broken Cameras” e con i registi Guy Davidi e Emad Burnat, è al Cinelab G. Bertolucci (Cineporto di Lecce, via Vecchia Frigole 36; tel. 0832.090446), mercoledì 6 maggio 2026, alle ore 20.30, ingresso libero.
La storia è quella della resistenza del villaggio di Bil’in in Cisgiordania contro l’esercito israeliano e le nuove colonizzazioni, vista attraverso le 5 telecamere che, una dopo l’altra, vengono distrutte. Il film ha vinto numerosi premi, dagli Emmy Awards al Sundance, dai festival di Amsterdam e Praga a Gerusalemme e Yerevan, da Durban a Sheffield, da Taiwan a Busan, fino a Cinéma du Réel e molti altri, e alla nomination ai premi Oscar.
Il film è presentato all’interno del progetto “Conflitto e identità: quando storia e presente si riflettono nell’arte. Diario del presente in tempo di guerra” curato dal prof. Andrea Adriatico, docente di Regia all’Accademia di Belle Arti, nell’ambito del progetto DIARY: un’occasione di riflessione sul rapporto tra arte, memoria e realtà politica attraverso il confronto tra linguaggi artistici differenti in territori devastati dalla guerra.
***
Una straordinaria opera di attivismo sia cinematografico che politico, “5 Broken Cameras” è un resoconto profondamente personale e di prima mano della resistenza non violenta messa in atto a Bil’in, un villaggio della Cisgiordania minacciato dallo sconfinamento degli insediamenti israeliani e da una barriera di separazione.
Girato quasi interamente dall’agricoltore palestinese Emad Burnat, che ha acquistato la sua prima videocamera nel 2005 per registrare la nascita del suo figlio più giovane, Gibreel, il film è stato montato da Burnat e dal co-regista israeliano Guy Davidi.
Strutturata intorno alla distruzione violenta di ognuna delle videocamere di Burnat, da cui il titolo “Cinque telecamere rotte”, la collaborazione dei realizzatori segue l’evoluzione di una famiglia in cinque turbolenti anni che hanno scosso il villaggio.
Burnat osserva da dietro l’obiettivo i suoi alberi di ulivo minacciati, le proteste che si intensificano e le vite perdute. “Mi sento come se la videocamera potesse proteggermi… ma è un’illusione”.
Contemporaneamente ha anche ripreso la sua vita personale e familiare non pensando che questo avrebbe fatto parte in futuro di un film. Per gli anni successivi lo scopo di Emad non era quello di fare un film, ma ha girato per molte altre ragioni: in primo luogo è stato un modo per partecipare alle manifestazioni, portare testimonianze tangibili ai media e sul web, ma anche per proteggere le persone finite in tribunale, quando i suoi video sono stati usati come prove.
Nel panorama del cinema documentario contemporaneo, opere come 5 Broken Cameras si inseriscono in una tradizione che considera il film uno strumento di osservazione e testimonianza della realtà. In questo senso il lavoro di Burnat e Davidi può essere messo in relazione con la riflessione teorica di Bill Nichols sul cinema documentario come forma di discorso sul reale e con la pratica cinematografica di Abbas Kiarostami, che hanno spesso interrogato il rapporto tra immagine, verità ed esperienza quotidiana.
|
Lecce
Cineporto, via Vecchia Frigole 36
ore 20:30
ingresso libero
|
| |
|
|
letto
421 volte