da venerdì 10 Luglio a lunedì 10 agosto 2026
in mostra
Bibart Biennale d'Arte Contemporanea 2026
Arte e fotografia
Incontri culturali
Bibart Biennale 2026. Pittura, Scultura, Grafica, Installazioni, performance, proiezioni di cortometraggi, presentazioni letterarie, laboratori di scrittura si svolgeranno a Bari e Martina Franca. Dal 10 luglio al 10 agosto presso il Museo dei pigmenti del colore centro d’arte Santa Teresa dei Maschi e San Gaetano, due chiese storiche della città vecchia di Bari e dal 18 luglio al 30 agosto al Conservatorio di S. Maria della Misericordia nel Centro storico di Martina Franca. L’edizione 2026 diretta da Miguel Gomez è organizzata da due storiche associazioni della città di Bari, Federico II eventi e Vallisa cultura, ha come partner la Fondazione Caracciolo de Sangro di Martina Franca. Abbinato alla Bibart già da tre edizioni c’è il Premio letterario nazionale “Vittorio Stagnani”
Premio, istituito otto anni fa in memoria del giornalista e diretto dal figlio Fabrizio Stagnani. Le opere in esposizione in questa edizione sono di artisti della Puglia, Basilicata, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Abruzzo, Montenegro, Palestina e Grecia. La Biennale Bibart dal 2016 si svolge nelle Chiese città vecchia di Bari in realtà ricche di testimonianze artistiche e religiose come la Chiesa di Santa Teresa dei Maschi oggi Museo del Colore e la chiesa di San Gaetano, dall’edizione 2023 Bibart è approdata anche a Caltanissetta a Palazzo Moncada e quest’anno a Martina Franca al Conservatorio di S. Maria della Misericordia. L’evento culturale si pone come un ponte tra passato e presente, trasformando il patrimonio storico in uno spazio vivo di conoscenza, partecipazione e crescita collettiva. Una iniziativa che attira visitatori interessati alla storia dei centri storici. Gli eventi culturali organizzati rappresentano una risorsa strategica per il turismo, perché valorizzano il patrimonio storico-artistico, arricchiscono l'offerta culturale e contribuiscono allo sviluppo economico e sociale del territorio. Novità della 5^ edizione è l’apertura di una sessione di artisti che confluiscono nel filone artistico definito ART BRUT. L’idea nasce dalla collaborazione Miguel Gomez direttore della Bibart Biennale e Pasquale Rubino direttore artistico del progetto ArtBrut22 e le Associazioni di promozione sociale Occhi Verdi e ventidue.tv, nate nell’ambito del GRUPPO PHOENIX – Ente Gestore di strutture di riabilitazione psichiatrica – con l’obiettivo di promuovere percorsi di inclusione sociale e di migliorare la qualità della vita. L’arte che cura dando forma, espressione ad un vissuto che ha creato sofferenza, questo è il fascino dell'Art Brut, capace di aprire dinamiche emozionali non comuni. Questi autori creano senza preoccuparsi delle critiche pubbliche e delle opinioni degli altri. Non cercando né riconoscimento né approvazione, progettano un universo per proprio uso. Il loro lavoro, non è toccato dalle influenze esercitate dalla tradizione artistica e utilizza modalità di rappresentazione uniche. La nozione di Art Brut si basa sia su caratteristiche sociali che su particolarità estetiche. L’Art Brut nasce subito dopo la fine della seconda guerra mondiale grazie all'artista francese Jean Dubuffet (1901-1985) che fu per tutta la vita un ribelle e si oppose all'arte tradizionale per ricercare nuove forme espressive. Pittore e scultore, ma anche filosofo e teorico dell'arte, il suo interesse verteva sulle persone prive di formazione culturale, coloro che vivevano ai margini della società, estranei ai circuiti dell'arte tradizionale (in particolare bambini e malati psichiatrici), capaci di esprimere il proprio immaginario, rompendo i contatti con la realtà. I pazienti psichiatrici erano gli artisti che Dubuffet preferiva: amava scovare persone recluse che si sentivano comunque libere di creare. Visitò in lungo e in largo manicomi e case di persone con disturbi mentali, cercando, nelle cartelle cliniche e nei luoghi da loro abitati, la testimonianza del loro tratto caotico. Un linguaggio composto da alfabeti misteriosi, da forme vorticose e ipnotiche. Colori violenti che rappresentavano fragili stati mentali e prospettive non conformi al mondo. Notevoli,
forse proprio perché imbevuti dell'infelicità, del dolore e della miseria umana, espressione della loro condizione di reclusi e di persone inascoltate.
Il tema dell’edizione 2026 è “La Speranza” “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile” Francesco d’Assisi
Parlare oggi di speranza è un atto di coraggio. Le notizie che arrivano raccontano di guerre, genocidi, distruzione e futuri interrotti. Le immagini scorrono veloci sugli schermi e ci appaiono feroci ma poi passano e ci facciamo prendere dalla vita di tutti i giorni, ma il peso che portano quelle immagini è reale: città distrutte, persone costrette a lasciare tutto, bambini assassinati. In mezzo a tutto questo, la speranza può apparire fragile e quasi fuori luogo.
Eppure è proprio nei momenti più bui che la speranza diventa necessaria. Non è un’illusione ingenua né un modo per ignorare la realtà. Al contrario, è una scelta cosciente e consapevole: quella di credere che, nonostante tutto, qualcosa possa cambiare. È la forza che spinge chi soffre a rialzarsi, chi ha perso tutto a ricominciare, chi osserva da lontano a non restare indifferente.
La speranza oggi non è fatta di grandi promesse, ma di piccoli gesti. È nelle mani di chi aiuta, nelle parole di chi consola, nelle decisioni di chi sceglie la pace invece della violenza. È nel rifiuto di abituarsi alla guerra, nel continuare a indignarsi, nel non smettere di immaginare un mondo diverso.
Forse la speranza non può fermare da sola i conflitti, ma può cambiare il modo in cui gli esseri umani reagiscono ad essi. Può unire invece di dividere, costruire invece di distruggere. E anche se sembra poco, è da lì che ogni cambiamento ha inizio. In questo contesto, l’arte assume un ruolo fondamentale. L’arte non ferma le guerre, ma può cambiare lo sguardo delle persone. Può dare voce a chi non ne ha, raccontare il dolore senza banalizzarlo, e allo stesso tempo aprire spiragli di senso. L’arte può denunciare, ma anche curare, perdersi in un’opera d’arte è un po’ come essere abbracciati o pregare: così intimo, puro e viscerale il contatto con essa, può trasformare la sofferenza in espressione, il caos in significato. Può ricordarci che, nonostante tutto, condividiamo emozioni, paure e desideri. In un mondo diviso, l’arte costruisce ponti invisibili.
La speranza oggi non è qualcosa di grande e luminoso, ma qualcosa di piccolo e ostinato: un gesto, una parola, un’opera che riesce a farci prendere coscienza, consapevolezza, allenare il senso critico, riscoprire l’immenso potere dell’arte e l’importanza del “fermarsi ad osservare”.
In un mondo ferito, la speranza non è debolezza. È resistenza.
Miguel Gomez Direttore Artistico Bibart
Programma e artisti in esposizione:
Sergio Abbrescia (Lusa), Rima Almozayyen, Claudia Bisson, Lorenzo Cassanelli, Rossella Cea, Andrea Cramarossa, Giò Cucchiara, Cinzia de Vita, Antonietta di Carlo, Giacomo Dirutigliano, Fabrizio “Relè” Distante, Sara Fruet, Mara Giuliani, Angelo Mastria (Hedrarte), Anneta Ivanovic, Gabriele Liso, Vincenzo Lo Sasso, Gear Art Studio, Ferruccio Magaraggia, Giuditta Mercurio,Angela Milella, Niku Monfreda, Biagio Monno (Toy Blaise), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Lukiana Papadopoulou, Oriana Papais, Gina Pignatelli, Claudio Rizzo, Carmelo Romano, Rosalba Ronzulli, Pasquale Rubino, Giuseppe Ruscigno, Marialuisa Sabato, Miranda Santoro,Maria Tassopoulou, Giuseppe Toscano, Gennaro Traversa, Antonella Tucci, Sarah Vetrani, Tommaso Vitale.
Programma:
Bari Santa Teresa dei Maschi 14 luglio ore 18.00
Laboratorio di scrittura ispirato al romanzo Note a margine del mio dolore di Cinzia Cognetti.
Inventario Emotivo: un laboratorio di scrittura condotto da Cinzia Cognetti dedicato agli oggetti che conservano memoria, ai ricordi che chiedono forma, alle storie che iniziano da cose dimenticate, magari, sul fondo di un armadio.
Bari Santa Teresa dei Maschi 15 luglio ore 19.00
Proiezione del cortometraggio .nella città, il silenzio (si scrive proprio così, col punto iniziale e tutto in minuscolo) di Andrea Cramarossa (Ideatore del progetto cinematografico/Maestro concertatore Teatro delle Bambole)
Con: Federico Gobbi, Fabio Guaricci, Ilaria Ricci e i detenuti della Casa Circondariale "Francesco Rucci" di Bari, studenti della Scuola C.P.I.A. Bari "Alessandro Leogrande". Cortometraggio realizzato con il supporto dell'Area Trattamentale Esterna e della Polizia Penitenziaria.
Martina Franca Conservatorio S. Maria della Misericordia ore 20.00
Performance con Giampaolo Roselli e Miguel Gomez
Sull’affascinate tetto del conservatorio S. Maria della Misericordia performance: “Magma. Narrazione ed Esorcismo. Preghiera a Partenope”. Dal Romanzo di Giampaolo Roselli “MAGMA. Vendetta e castigo dalle viscere dei campi flegrei”.
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da venerdì 10 Luglio a lunedì 10 agosto 2026
Bari
Chiesa di Santa Teresa dei Maschi
piazzetta Santa Teresa, strada lamberti 4
10.30/13.00 16.30/19.30 Domenica e Lunedi chiuso
ingresso libero
Info. 3455119994
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