Presentazione del libro "Quale Salento, quale Puglia? Alle radici dell'identità"
Incontri culturali
La sezione di Cisternino dell'ecomuseo di "Valle d'Itria, dal barocco al mare passando per trulli e cummerse" presenta il libro
Quale Salento, quale Puglia? Alle radici dell'identità di Gianni Simeone
I presenti potranno partecipare anche ad una mini lezione di pizzica.
Nel volume una riflessione sulle molte contraddizioni di un territorio che soffre di artificiose contraddizioni
Un libro che affronta la questione dell’identità salentina, in rapporto a quella pugliese, è il recente saggio di Gianni Simeone, Quale Salento, quale Puglia? Alle radici dell’identità (Palomar, Bari 2010). La tesi di Simeone è che, a seguito di ampie campagne di marketing turis...tico e di discorsi campanilistici, anche da parte di politici locali, ci sia stata una sorta di monopolizzazione della salentinità da parte di Lecce e della sua provincia.
Siamo arrivati al punto di dare quasi per scontata l’idea che «Lecce è uguale Salento»: quando si chiede, non solo ai turisti ma anche a molti pugliesi, dove sia il Salento, la risposta frequente è che sia a Lecce o dopo Lecce. Pensiamo, ad esempio, a tutte quelle occasioni in cui compare l’espressione «la Puglia e il Salento»: documenti di promozione del territorio, discorsi pubblici, politici ed economici, e ci accorgeremo che l’accostamento, se all’apparenza vuol dare un’immagine di unità, segnala al contrario una distinzione e quasi una divisione. Così pure la frequente espressione «Grande Salento» comporta l’idea che ci sia un piccolo Salento, quello leccese, che sarebbe il solo Salento autentico. Ma ciò porterebbe al paradosso che antichi paesi come San Pancrazio Salentino o San Michele Salentino, in provincia di Brindisi, non sarebbero davvero salentini.
Il Salento esiste da molto tempo, dall’antica Messapia identificata poi, con la Penisola salentina, e comprende Brindisi, Taranto e Lecce. Sarebbe rischioso e scorretto considerarlo un allargamento della provincia di Lecce.
Al proposito, interviene nel libro la saggista e poetessa Nadia Cavalera, originaria di Galatone (LE) e che risiede a Modena. Giornalista, negli anni ’80, fondò a Brindisi la rivista letteraria Gheminga e poi a Modena, nel 1989, con Edoardo Sanguineti, l’associazione culturale Le avanguardie e la rivista Bollettario, ancora in corso. «Sventagliato come ottima opportunità di crescita reciproca in rete, non diffusa però, ma strettamente controllata e accentrata, secondo attenti osservatori il "Grande Salento" potrebbe invece configurarsi come un semplice stratagemma per usufruire, non si sa con quali esiti nella ricaduta sociale, di fondi strutturali europei nel quinquennio 2007-2013, accentrando l’attenzione solo su Lecce, a scapito delle altre città, con la privazione persino della loro storia culturale e la riduzione a semplici "ancillae", strumenti di potenziamento unidirezionale», osserva Cavalera. Questo non vuol dire disconoscere le sottoidentità pugliesi, come la Daunia, la terra di Bari o il Salento, e come possono esserlo parti interne a questi territori, ma è necessario aprire una riflessione sullo stato dell’identità regionale, per le ripercussioni che ciò sta avendo sulla società e sulle scelte amministrative, sui finanziamenti ai progetti locali, sui rapporti tra le amministrazioni provinciali e cittadine.
Il tessuto sociale salentino e pugliese in generale è, nota Simeone, nel caos totale e c’è una diffusa sofferenza sul piano umano e culturale che porta a scelte territoriali fatte di artificiose differenziazioni, con tutto il portato di campanilismi, fazioni, ed egoismi.
Nel brindisino e nel tarantino ci si sente defraudati di aspetti della propria storia, nel barese è tornato un ampio fastidio verso la questione leccese, alimentando la vecchia contrapposizione fra le due città. Ed in fondo la «neosalentomania» crea mistificazioni a danno degli stessi leccesi, a cui sfugge il fatto che buona parte della loro salentinità gli è stata attribuita dai media e da operazioni dell’industria del turismo e dello spettacolo, come si potrebbe dimostrare pensando al «neotarantismo» e alla pizzica. Se quindi esistono delle isole culturali da valorizzare, ciò non dovrebbe portare alla creazione di territori culturalmente isolati. «La cultura - conclude Simeone - si fa con le relazioni e con gli scambi. E d’altronde la Puglia, diventata nota nel mondo, potrebbe fare un altro salto impensabile, e molti ne ha fatti, merito dei pugliesi stessi, se ci fosse più organizzazione, più collegamenti, più collaborazione, più incentivi, meno chiusure e pregiudizi».
Felice Blasi
dal Corriere del Mezzogiorno del 25/08/2010
Giovedì 2 Settembre 2010
ore 19.30
Centro visite itria barocco, Via castello, 22
Cisternino BR (nei pressi della Torre Civica)
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080/4441100