da sabato 12 a domenica 13 marzo 2011
L’avaro
Teatri e auditorium
CON L’AVARO DI MOLIÈRE, IN PROGRAMMA SABATO 12 (ALLE 21) E DOMANICA 13 (ALLE 18) AL TEATRO PICCINNI DI BARI, SI CHIUDE LA RASSEGNA “ACTOR” DEL GRUPPO ABELIANO. IN SCENA EVA ROBIN’S E ANDREA BUSCEMI.
Con una rilettura moderna de “L’Avaro” di Molière, in programma sabato 12 (alle 21) e domenica 13 (alle 18) al teatro Piccinni di Bari, si chiude la rassegna “Actor” del Gruppo Abeliano (info: 080.542.76.78).
La Compagnia Tuberio Fiorilli e La compagnia Peccioli Teatro presentano un classico mondiale qui rivisitato da Andrea Buscemi (sua la regia e sua l’interpretazione del ruolo protagonista) in una rilettura in chiave moderna con Arpagone paragonato, nel substrato del suo significato, ad un contemporaneo finanziere capitalista preso ad accumulare ricchezze. Con Andrea Buscemi, spicca di nuovo la bravissima Eva Robin’s, già acclamata interprete della precedente produzione della Compagnia, “La Locandiera” goldoniana, e qui nei panni della Zingara Frosina. In scena con Buscemi e la Robin’s, Renato Raimo, Livia Castellana, Giorgio Regali, Martina Benedetti, Roberto Merlino e Maria Luisa Pepi.
Scritta e rappresentata nel 1668, L’Avaro è una delle commedie più famose di tutti i tempi. Protagonista un grande personaggio caratterizzato da un leggendario vizio o mania, che affonda le radici drammaturgiche direttamente nell’Aulularia di Plauto e a cui Molière ha aggiunto il proprio vertiginoso talento e un genio inconfondibile.
L’invenzione con cui il genio di Molière rinnova la storia è quella di aver fuso insieme in Arpagone le diverse caratteristiche dell’avaro e dell’usuraio. L’Avaro della tradizione teatrale e letteraria- a cui si rifaranno negli anni a venire l’Uncle Scrooge di Dickens e perfino il Paperon de’ Paperoni di Walt Disney - è un maniacale risparmiatore, patologicamente attaccato al possesso fisico e quasi carnale del danaro, dell’oro, che si priva di tutto pur di accumulare. L’Avaro di Molière possiede certo alcuni tratti caratteristici della tirchieria tradizionale, come l’amore per la cassetta, che alla fine corre ad abbracciare, i buchi indecorosi nelle livree dei servitori, i cavalli che rischiano di morire di fame; ma afferma anche la propria invidia per chi ha tutti i soldi impiegati fuori casa, e tiene con sé solo il necessario per vivere. Insomma l’avarizia dell’usuraio Arpagone ha caratteristiche perfino moderne e si inquadra più propriamente in una dimensione perfino capitalistica che rende il testo attualissimo. L’alienazione a cui di conseguenza Arpagone si consegna rinunciando agli affetti e alla serenità è assai simile a quella di certi moderni finanzieri che, pur dedicando la propria esistenza ad accumulare il potere economico, non solo non amano il danaro ma non sanno neppure goderselo.
La straordinaria fortuna, fino ai nostri giorni, del testo di deve dunque certamente alla grandezza del personaggio, affrontato nel tempo da grandi attori (in Italia un’edizione memorabile fu quella con Paolo Stoppa e, in tempi più recenti, l’edizione firmata da Gabriele Lavia): oggi ci prova Buscemi, che pur non avendo l’età anagrafica del personaggio, porta Arpagone a sé, tratteggiandone la figura in termini chiaroscurati, che ne sottolineano la grande comicità ma anche una ineluttabile tragicità.
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da sabato 12 a domenica 13 marzo 2011
Bari
Teatro Piccinni
Corso Vittorio Emanuele I
Sabato ore 21.00 Domenica ore 18.00
ingresso a pagamento
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