Festival della Valle d'Itria - Der Ring Des Polycrates e Das Geheime Konigreich
Classica e Lirica
DER RING DES POLYCRATES e DAS GEHEIME KONIGREICH
Luogo: Palazzo Ducale
Autore: Korngold e Krenek
Erich Korngold - DER RING DES POLYCRATES
Opera in un atto, op. 7
Prima rappresentazione: Monaco di Baviera, Teatro Nazionale, 28 marzo 1916
Prima rappresentazione in Italia
Ernst Krenek - DAS GEHEIME KÖNIGREICH
Märchenoper (opera fiaba) in un atto, op. 50
Prima rappresentazione: Wiesbaden, 1928
Prima rappresentazione in Italia
Coproduzione con Theater Lübeck
Palazzo Ducale, 24 e 26 luglio 2011
Direttore: Roman Brogli Sacher
Dodici anni separano il debutto sulle scene tedesche delle due opere scelte a comporre questo inedito dittico di due prime italiane. I due lavori raccontano molto del teatro musicale mitteleuropeo dell’inizio del secolo scorso, e rimandano ad una delle querelle più significative del Novecento, esplosa nel 1927 nel cuore della Germania.
Il moravo Erich Korngold si formò a Vienna nel primo ventennio del XX secolo: allievo precocissimo di Zemlinsky, approdò al teatro nel 1916 col dittico di atti unici Der Ring des Polykrates e Violanta, affidato alla bacchetta di Bruno Walter. Si trattò di un debutto sensazionale, e il giovanissimo Erich fu salutato in termini di “miracoloso talento compositivo” da molti mostri sacri della musica austro-tedesca. La prima opera, che Korngold aveva composto poco più che adolescente, si avvaleva del libretto di Leo Feld da un dramma di Heinrich Teweles, che prende il titolo dalla nota ballata di Schiller.
Si tratta di un’opera di ambientazione salottiera e di carattere solo apparentemente moralistico: a una lettura più approfondita sembra piuttosto affrontare, mascherato sotto quello del potere inscalfibile dell’amore, il tema della paura del confronto con la realtà e della conseguente tentazione di rifugiarsi in un mondo ideale e idealizzato che, per sfuggire alle prove della vita, finisce con il negarla. L’abilità compositiva, la ricchezza e la facilità del flusso melodico, la sorprendente padronanza dell’orchestrazione che adotta Strauss come padre putativo e assoluto modello di riferimento, fanno di Korngold un unicum della storia della musica austriaca e tedesca, al quale i difensori della grande tradizione teutonica si rivolsero quale baluardo della “purezza delle origini” contro gli attacchi della contaminazione della musica cosiddetta “di consumo” o di diversa matrice culturale, come il jazz.
Storico rimane lo scontro tra i sostenitori di Korngold e dell’opera della sua compiuta maturità, Das Wunder der Heliane, e quelli dell’avanguardia e dell’apertura alle forme nuove che spingevano dai confini dell’impero musicale. Questi ultimi salutarono Ernst Krenek e il suo capolavoro Jonny spielt auf quale vessillo ed emblema delle nuove linfe del teatro musicale e della possibilità di comunicare con il pubblico contemporaneo: Jonny sbaragliò le scene ed ebbe più di quattrocento repliche in tutta la Germania.
Mentre Korngold edificava monumenti celebrativi del primato compositivo tedesco, l’indifferenza alle tecniche e alla caratterizzazione linguistica del dramma fu il segno distintivo di Ernst Krenek; nelle sue venti opere fece largo uso del serialismo e della dodecafonia, e molte di esse trattano temi di forte impegno politico, arrivando a esprimere una mordente satira nei confronti dell’ascesa dei totalitarismi, come Der geheime Königreich che, insieme a Der Diktator e a Die Ehre der Nation, forma un trittico che ha per tema il potere politico, composto e andato in scena negli anni centrali dell’ascesa hitleriana.
Der geheime Königreich, la più significativa e ambiziosa delle tre, che ricorre più delle altre al linguaggio atonale, fu composta in soli due mesi e adotta il modello del racconto fiabesco per affrontare un tema scottante in chiave ironica: il rapporto tra potere e individualità, ovvero tra la responsabilità pubblica e le esigenze dell’interiorità dell’uomo politico; allo stesso procedimento era ricorso Prokofiev, un lustro prima, per le sue Melarance (ma è del 1926 l’applauditissimo debutto europeo dell’opera). Colpisce, ad esempio, il trattamento virtuosistico della voce umana, che raggiunge il vertice con la parte della Regina, affidata a una spericolata tessitura di soprano drammatico di coloratura: quasi un omaggio alla mozartiana Königin der Nacht, suggestione asseverata dalla presenza di tre dame di compagnia della perfida sovrana, alle quali viene assegnato il compito di recuperare la corona affidata dal Re – che ha abdicato al potere, schiacciato dalla rivolta del suo popolo e dal senso di inadeguatezza che lo ha colto - al personaggio del Folle. La Regina vince la corona a carte, soccombe al fascino del capo dei ribelli a cui decide di donarla e viene infine magicamente trasformata in albero. Il Re, a sua volta, si aggira nella foresta incantata con gli abiti del Folle e giunge a riconoscere il segreto della vera saggezza nello spirito libero della Natura.
Decisamente originale – e perfettamente attinente alla poetica krenekiana – il ricorso al tempo di danza (tango, minuetto…) evidente soprattutto in alcune tra le scene drammaticamente più incisive dell’opera.
Nel dopoguerra Krenek – di cui ricorre nel 2011 il trentennale dalla morte, una buona occasione per richiamare la giusta attenzione sul valore di un musicista ingiustamento trascurato - operò a contatto con le avanguardie, allargando il campo delle sue esperienze sino all’elettronica e all’opera televisiva.
Prezzi:
Platea/Stall € 35,00
Tribuna/Gallery € 15,00
|
Martina Franca (Taranto)
Palazzo Ducale
Piazza Roma
ore 21.00
ingresso a pagamento
|
| |
|
|
letto
611 volte