Ekoiné Letteraria Presenta: Il Tempo Non E' Un Aspirapolvere Di Maura Potì
Informale
Incontri culturali
La Stilo Editrice ha da poco inaugurato, con Il tempo non è un aspirapolvere di Maura Potì (pp. 96, euro 10), una collana di poesia, Nuovicanti. Della difficoltà e l’utilità di tale operazione chiediamo alla curatrice, Mariella Sciancalepore.
Quali sono i criteri di selezione degli autori della collana di poesia Nuovicanti? Un particolare taglio tematico? O cerchi una omogeneità nella scelta della struttura formale?
Quando, con il direttore editoriale della Stilo [Vito Lacirignola], abbiamo deciso di dare corpo a una nuova collana di poesia ci siamo posti un unico obiettivo, ma imprescindibile: offrire buona poesia. Perché di poesia mediocre ce n’è fin troppa in giro, a maggior ragione oggi dal momento che chiunque può stampare da sé il proprio libro e venderlo on line. La nostra idea era ed è quella di recuperare il ruolo dell’editore che è quello di assumersi una responsabilità nel fare una selezione.
Personalmente ho privilegiato quegli autori che avessero qualcosa di interessante da dire e che riuscissero a creare empatia con il lettore, attraverso la musicalità delle parole. Ecco, questo è il taglio che ho voluto dare: una poesia con un ritmo interiore che non ha bisogno di gabbie metriche, ma non ha nemmeno necessità di liberarsene tout court.
Quale ritieni sia il maggior pregio dei testi di Maura Potì?
Il pregio che ho riconosciuto subito alla poesia di Maura Potì è il coraggio. Il coraggio di mostrare ogni aspetto di sé, senza limitarsi a parlare di sé.
C’è un secondo aspetto che vorrei sottolineare e che riguarda la personalità dell’autrice ma non è secondario perché si riverbera nella sua poesia: la sua capacità di creare legami tra le diverse espressioni artistiche. La Potì è, in questo senso, un’artista a tutto tondo perché si confronta con tutte le arti. E lo fa in maniera generosa, laddove spesso i poeti, e gli artisti in generale, sono chiusi in una sorta di gelosa autoreferenzialità.
Leggendo le sue poesie si coglie tutto un non detto, fatto di letture, di visioni, di passioni. Ecco, la sua poesia non nasce dal nulla, non è frutto di improvvisa ispirazione, come avviene per molti sedicenti poeti, ma si nutre di cultura, si nutre soprattutto di poesia. Ed è per questo che i suoi versi, senza orpelli e infingimenti, sono capaci di toccare le corde più intime e, indipendentemente dalle vicende biografiche che costituiscono solo un pretesto, sanno dare voce alle ansie della modernità e ci ricordano che il mondo ha bisogno della poesia per guarire da se stesso e dall’individualismo portato alle estreme conseguenze. Scrive infatti: È tempo di fondare / un nuovo tempio / per ogni altare profanato / perché si erga in alto / il senso dell’umano e si riaffermi il suo valore.
Interpelliamo anche l’autrice.
Il libro è diviso in due sezioni: la prima raccoglie poesie di riflessione personale, la seconda si apre a spunti più generali, come l’eutanasia e l’alzheimer: hai concepito la raccolta così o hai organizzato a posteriori dei testi scritti in momenti diversi? In quale arco di tempo hai scritto le poesie di Il tempo non è un aspirapolvere?
Il tempo non è un aspirapolvere è la mia seconda raccolta di poesie, e se, nella prima, l’ordine cronologico dei testi rispondeva ad una personale esigenza di auto-analisi (dopo lo stupore del primo esordio di questa ‘malattia’, la scoperta del potere della parola come terapia e quindi la necessità di comprenderne la possibile evoluzione), quest’ultima silloge è nata dall’improvvisa rivelazione che proprio nei versi in cui avevo negato l’amore romantico, celebrando l’amore universale, si celava il prepotente bisogno di affermarlo, di urlarlo, a volte con dolore e con rabbia, a volte con dolcezza e compiacenza.
Direi quindi che la prima sezione è sicuramente quella che risponde a questa improvvisa necessità, anche se non ho seguito un rigoroso criterio cronologico.
Negli ultimi anni ho scritto fiumi di parole e quelle raccolte in questa silloge sono state faticosamente ‘snidate’ da quegli anfratti della memoria dove si depositano i pensieri più intimi, difficili da raggiungere, senza un atto volontario di accettazione e sottomissione: occorre una buona dose di coraggio per ‘aspirare’ i ricordi di esperienze passate e, nel corso del processo di sedimentazione, osservarne le scorie, per comprenderne il senso e immaginare nuovi possibili direzioni per questo tempo che non riesco proprio a percepire come orizzontale.
Nella seconda sezione tocco temi di carattere universale, spirituale ed etico/sociale, nei quali cerco di realizzare un confronto intellettuale, e non solo emotivo, con chi mi legge, ed è in questo spazio ‘fuori da me’ che sono nate quelle sintonie di pensiero di cui parlo nella mia introduzione al libro, non solo con scrittori, ma anche con artisti di ogni forma d’arte.
Tutti i versi sono liberi: perché hai optato per questa scelta formale in luogo di una struttura metrica?
Non so se si possa parlare di vera e propria scelta del verso libero, in realtà: ho iniziato a scrivere in rima, per un po’ l’ho abbandonata, per riprenderla successivamente in qualche verso, più per un’esigenza di musicalità, che per obbedienza a canoni metrici e stilistici.
Ho sperimentato e continuo a sperimentare diverse forme di scrittura, mi sono cimentata anche con testi in prosa, per poi rendermi conto che è la poesia il mezzo espressivo a me più congeniale: attraverso la poesia vedo nascere il mio pensiero come una matassa intricatissima che si snoda su un filo di parole per diventare uno spartito ed è così che mi sembra di lanciare ponti di emozioni da condividere con altri mondi ‘aperti’ all’ascolto.
Quali sono i tuoi modelli poetici di riferimento? O subisci maggiormente l’influenza di autori di prosa?
Ho letto molto più prosa che poesia, quest’ultima è diventata passione e dedizione in tempi recenti. I poeti che credo mi abbiano influenzata di più sono Valerio Magrelli e Mario Luzi. Ma amo molto anche Rilke, adoro Wisława Szymborska e leggo molta poesia di scrittori contemporanei emergenti: per me è un nutrimento necessario, comunione e godimento spirituale e spesso la leggo ad alta voce per coglierne il suono, il ritmo, come in un momento di preghiera corale, piuttosto che solitaria.
Le tue poesie sono ricche di incisi e, nonostante frequenti enjambement, la sintassi è per lo più lineare. Cerchi di produrre per sottrazione una mimesi del pensiero?
Ecco, questa è una bellissima domanda che mi fa pensare ad una poesia di Valerio Magrelli:
«Preferisco venire dal silenzio / per parlare. Preparare la parola / con cura, perché arrivi alla sua sponda / scivolando sommessa come una barca, / mentre la scia del pensiero / ne disegna la curva. / La scrittura è una morte serena: / il mondo diventato luminoso si allarga / e brucia per sempre un suo angolo» da Ora serrata retinae.
Sì, forse cerco (e non è detto che sempre ci riesca) di produrre una mimesi del pensiero.
Nel momento in cui un verso nasce, timido, indeciso o insicuro, cerco di intervenire con un’amorevole opera di sostegno, come fosse un invito benevolo ma perentorio a superare i limiti, a lottare contro la costrizione di uno spartito, affinché, gonfiandosi, la parola tenda a saturare tutto il volume all’interno di un inciso, fino a rompere il suo stesso involucro …e restare alfine libera di muoversi come può e vuole, libera di espandersi nello spazio del cuore e della mente di chi legge.
(da PugliaLibre)
eKoiné ri-pub
strada Vallisa, 79
lunedì 27 giugno 2011
ore 20.30
ingresso libero consumazione facoltativa
non si effettuano prenotazioni
info 3281172981
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Bari
eKoiné ri-pub - strada Vallisa, 79
ore 20.30
ingresso libero
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