Stammu Megghiu Quannu Stammu Peggiu
Teatri e auditorium
“Stammu megghiu quannu stammu peggiu”
(si viveva meglio quando si stava peggio)
Commedia esilarante in tre Atti scritta e diretta da Angelo Campo
La trama
Si racconta la storia, ambientata negli anni ’60, della famiglia contadina di Ciccillo Cappiello. Una grossa vincita al gioco ne trasforma la vita, che fino ad allora scorreva tranquilla anche se fatta di duro lavoro e tanti sacrifici. L’improvviso benessere spinge la moglie ed i figli del protagonista a modificare i loro comportamenti, nel desiderio di raggiungere quanto prima i gradini più alti della scala sociale. Ma ben presto nascono contrasti e incomprensioni che inducono Ciccillo, rimasto ancorato alle tradizioni e alle vecchie abitudini, a riprendere in mano le redini del menage familiare per restituire serenità ai suoi cari.
Le credenze popolari
Durante la vicenda vengono rievocate antiche credenze popolari, tra cui l’affascinante “ballo della taranta”, eseguito da una delle attrici con l’accompagnamento dal vivo di fisarmonica e tamburello. Si riteneva che la taranta fosse un ragno velenoso e che il suo morso provocasse diversi malesseri quali isterismo, abulìa e “pene d’amore” .
Il rimedio escogitato dalla fantasia popolare per guarire le persone “pizzicate” era quello di farle danzare al ritmo prima lento e poi sempre più frenetico di un motivo cadenzato e ossessivo finché esse, dimenandosi convulsamente per liberarsi dal male, si accasciavano a terra esauste.
Note della Regia
La commedia, più volte rappresentata in diversi centri della nostra provincia ove ha sempre ottenuto un grande successo, si propone non soltanto di far trascorrere agli spettatori dei momenti di puro svago, ma anche di recuperare il prezioso patrimonio linguistico lasciatoci dai nostri padri e riscoprire i vantaggi dello stile di vita semplice e genuina di un tempo.
Nel testo prevale il tipico vernacolo sangiorgese, comprensibile anche da chi non ne abbia dimestichezza, ma parte dei dialoghi si svolge in italiano e talvolta il linguaggio è quello, davvero divertente, di un curioso italiano scombinato e sgrammaticato.
L’azione scorre piacevolmente attraverso il susseguirsi incalzante, dall’inizio alla fine, di battute dialettali colorite e talvolta dimenticate, di situazioni stravaganti, di originali colpi di scena e di spassosi personaggi tipici della società locale dell’epoca. L’ultima scena riserva poi al pubblico una singolare sorpresa.
Gli interpreti
Questi i nomi degli Attori (tra parentesi è indicato il personaggio interpretato):
Angelo Campo (Ciccillo Cappiello), Antonella Sergio (la moglie Pippina),
Margherita Picciarelli (la comare Ratodda), Alessandra Campo (Antonella, figlia),
Nicola Calabrese (Antonio, figlio), Flavia Stasi (Federica, altra figlia),
Giuseppe d’Errico (Giorgio, fidanzato di Federica), Rosanna Murgolo (Dott.sa Elisa Barberini), Piero Donatelli (Don Giggetto, Parroco), Emiliano Perrone (Giovanni il sacrestano), Pasquale Tripiedi (il postino), Mimmo Monna ( Pascali lu mutu).
Con la partecipazione di:
Enzo Marasco alla fisarmonica
Giovanni Epifani al tamburello
Francesca Campo per il commento musicale e gli effetti speciali
Regia: Angelo Campo